a cura di Massimo Palozzi

Novembre 2020

IL DOMENICALE

L’ENERGIA DEL FUTURO TRA FONTI ALTERNATIVE E MATURITÀ POLITICA

ambiente

 

(di Massimo Palozzi) Per sopire le polemiche sollevate da chi non ha molto apprezzato sul piano estetico l’installazione di Alberonero sul belvedere di piazza Cesare Battisti, l’assessore comunale alla Cultura Gianfranco Formichetti non si è limitato a precisare che l’opera rientra nel progetto TraMe – Tracce di Memoria, che ha portato in città e nelle frazioni i murales di celebrati street artist (loro i dipinti sul Tribunale, sul palazzo della Camera di commercio, nel chiostro del Museo archeologico e a Sant’Elia lungo il Cammino di Francesco). Da fine letterato, ha anche suggerito la lettura di “Le oscillazioni del gusto”, saggio sulla percezione della bellezza pubblicato giusto cinquant’anni fa da Gillo Dorfles. In quel volume, il grande critico scomparso ultracentenario nel 2018 sostiene tra l’altro che l’arte moderna è in un certo senso effimera per sua stessa essenza e quasi per definizione. Risulta difficile da capire per i contemporanei e, diversamente dall’arte classica, non pretende sempre l’immortalità, tanto che il provvisorio ne è spesso il carattere distintivo, come per l’appunto nel caso dell’installazione di Alberonero.

Traslando il concetto in politica, sembra di assistere al medesimo fenomeno. Lunedì è arrivata la notizia dell’archiviazione da parte della Regione Lazio della richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via), avanzata dalla società ternana Enersi Innovation per la costruzione nei pressi di Madonna del Passo della centrale per la produzione di biogas da scarti alimentari e residui organici. A sorte analoga sembra destinato l’impianto per la pirolisi della plastica, ipotizzato sempre a Vazia da Ecologic World.

Ancorché tardivo, l’esito non è giunto affatto inaspettato, visto che già a fine gennaio il commissario straordinario del Consorzio industriale di Rieti aveva revocato l’area alla Enersi. Il motivo era strettamente burocratico: la società non aveva pagato entro i termini previsti gli oneri a suo carico, ma si capiva che il vento cominciava a tirare nella direzione opposta ai proponenti e favorevole al Comitato “La Rotonda”, che in questi anni ha raccolto i residenti contrari all’operazione.

La vicenda risale al 2015, quando fu presentato il progetto. Un progetto da subito divisivo, controverso e contestato dagli abitanti di Vazia e Campoloniano per il timore di profondi effetti negativi in termini di inquinamento e che aveva trovato una prima sponda politica specialmente tra i Cinque Stelle, pronti a far valere le distanze dai centri abitati e da strutture come ospedale, scuole, e carcere. Regolamento comunale di Igiene urbana alla mano, l’impianto non avrebbe ottemperato alle prescrizioni minime in tema di lontananza dagli edifici. Non dunque un dissenso nel merito, ma una battaglia condotta a colpi di rotella metrica sul rispetto di parametri che, va da sé, in uno stato di diritto devono essere rigorosamente osservati, sia per una questione di principio sia per una questione di sostanza, perché i limiti servono a tutelare la salute pubblica.

Di tutt’altro avviso erano i promotori dell’iniziativa, i quali rassicuravano invece sull’affidabilità del complesso e sull’assoluta assenza di rischi. L’intero processo sarebbe infatti avvenuto in ambiente protetto per l’azione di batteri in grado di produrre gas dal materiale organico in atmosfera anaerobica. Tanto ne erano convinti, che avevano proposto ricorso al Tar contro la revoca dell’area decisa dal Consorzio, anche se a questo punto la pronuncia del Tribunale amministrativo ha perso di significato, essendo venuto a mancare il rilascio della Via.

Qual è allora la connessione tra la vicenda della centrale a biogas e quella simile dell’impianto di pirolisi con le fluttuazioni del gusto estetico? La risposta sta nella variabilità delle posizioni espresse dal panorama politico locale. A ben guardare, la (rivendicata) caducità dell’arte contemporanea fa in effetti il paio con l’altrettanto voluta indecifrabilità (per non dire scarsa coerenza) degli umori di amministratori e partiti. Sulla centrale a biogas, ad esempio, ai grillini si era presto associato il Pd, che all’epoca del deposito del progetto era forza di governo. Non per nulla l’ex sindaco Simone Petrangeli si sarebbe pure lui beccato a febbraio scorso un sonoro rimbrotto da parte del Comitato “La Rotonda”, con l’accusa di scarsa chiarezza sul ventilato investimento il cui iter si era avviato durante il suo mandato.

In precedenza, il 29 aprile 2019 il gruppo Dem aveva presentato ormai dall’opposizione un ordine del giorno in Consiglio comunale per formalizzare la contrarietà alla realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti in zone vicine ad abitazioni o edifici di particolare utilità pubblica, chiedendo al contempo di predisporre una pianificazione sul territorio di plessi di tal genere. Per converso, con il cambio di maggioranza la linea del Comune è stata tenuta a lungo nascosta, sebbene a novembre 2018 lo stesso Comune avesse rilasciato alla Enersi la Pas, Procedura abilitativa semplificata consistente in una forma autorizzativa meno aggravata e comunque soggetta alle risultanze della Via regionale.

Alla fine di gennaio di quest’anno il sindaco Cicchetti ha dovuto infine prendere una posizione, rivelatasi peraltro abbastanza pilatesca. In sintesi, il primo cittadino si rimetteva completamente alle valutazioni tecniche della Regione, dando quindi un sottinteso appoggio all’intrapresa, salvo impedimenti normativi rilevabili in sede di superiore istanza. Tutto ciò accadeva poco prima della decisione ufficiale formalizzata il 15 giugno nel corso di una conferenza dei servizi dall’assessore all’Ambiente Claudio Valentini che, a nome dell’ente, esprimeva invece parere negativo allo stabilimento. In quella sede anche la Provincia metteva a verbale il suo no alla proposta, manifestando una postura non proprio aderente con l’atteggiamento a tratti possibilista del presidente Mariano Calisse il quale, nelle vesti di sindaco di Borgorose, si era più nettamente esposto per fermare un analogo progetto sul suo territorio.

Salvo improbabili colpi di scena, l’avventura della centrale a biometano finisce qui. Come il sindaco aveva a suo tempo ammonito, non ci sono margini per immaginarne una diversa collocazione. L’esito ha ovviamente rincuorato gli abitanti di Vazia, i quali in questi anni hanno temuto per la loro salute, indignandosi anche un po’ per il fatto di essere considerati gli occupanti di un’area votata a fungere da smaltitore di rifiuti altrui. Un atteggiamento comprensibile, che tuttavia non tiene sufficientemente conto della geografia industriale della provincia né delle disponibilità di spazi e infrastrutture come quelli del Nucleo.

Se per la centrale a biogas il discorso è chiuso, su un binario morto sembra finito pure il piano per l’insediamento dell’impianto per la produzione di energia dalla pirolisi delle plastiche, procedimento che prevede la trasformazione in gas di materiale solido sottoposto a riscaldamento fino ad elevatissime temperature, in assenza di ossigeno per evitare la combustione. Ancora lunedì, nell’ambito dell’ennesima conferenza dei servizi tenuta per via telematica, Comune e Provincia hanno ribadito il proprio disaccordo alla Regione, cui spetta la decisione finale, nonostante la stessa Regione il 28 maggio avesse rilasciato un primo parere favorevole, ancorché subordinato a una lunga serie di prescrizioni. Contrario anche il Comune di Cittaducale.

Il motivo è sempre il rispetto delle distanze e la compatibilità con il Piano provinciale dei rifiuti varato nel frattempo. A preoccupare è, in ultima analisi, la tutela della salute dei cittadini, fronte sul quale era già intervenuto il centrosinistra che, per bocca dell’ex assessore oggi consigliere socialista Carlo Ubertini, paventava i notevoli rischi derivanti dal trattamento di materie plastiche.

Per un capitolo che si chiude, un altro potrebbe però aprirsi dello stesso tenore. Agli inizi del 2019 si è costituita l’Area produttiva ecologicamente attrezzata (Apea) di Rieti, di cui fanno parte soggetti istituzionali come Comune capoluogo, Asm, Consorzio per lo Sviluppo industriale, V Comunità montana, Cnr, insieme a diverse aziende private. La prima riunione del tavolo operativo si è svolta il 12 febbraio di quest’anno e il comunicato licenziato allora indicava la volontà unanime di procedere con la sottoscrizione del contratto di rete denominato “Green in progress”, attraverso il quale ci si prepara a rispondere al bando della Regione che ha stanziato 11 milioni di euro per le Apea del Lazio. Nell’avviso è oltretutto prevista una riserva del 20% della dotazione per le imprese ubicate in uno dei Comuni ricadenti nelle Aree di crisi complessa (in provincia di Rieti sono 44).

Nelle intenzioni del legislatore le Apea supportano lo svolgimento di attività industriale, artigianale, commerciale, turistica e agricola, anche in forma mista. Sono caratterizzate dalla gestione integrata di risorse, infrastrutture e servizi centralizzati che vengono impiegati per garantire gli obiettivi di sostenibilità ambientale ed economica, con lo scopo di aumentare la competitività delle imprese puntando alla realizzazione di programmi per incrementare fattori come l’economia circolare, il riciclo e recupero dei rifiuti, la salubrità dei luoghi di lavoro, la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento, il contenimento del consumo dell’energia e il suo utilizzo efficace.

L’Apea reatina intenderebbe partecipare al bando con un progetto sviluppato dalla Reset, start-up specializzata nell’uso di tecnologie per la creazione di energia elettrica e termica da biomassa. In base all’elaborato, gli scarti alimentari e lo sfalcio d’erba saranno riconvertiti per generare gas destinati alla formazione di elettricità e acqua calda a beneficio delle imprese aderenti. Dai residui di lavorazione si otterrà infine il biochar, sostanza utilizzabile come fertilizzante in agricoltura. Il processo avviene per cogenerazione, cioè tramite un percorso simile alle centrali elettriche tradizionali ma per mezzo di un motore a combustione non alimentato da carburante di origine fossile, e recuperando il calore che andrebbe altrimenti disperso.

I promotori, azienda e Comune di Rieti in testa, garantiscono sull’assoluta sicurezza e compatibilità ambientale dello stabilimento. La tecnologia impiegata nel settore ha del resto conosciuto un’evoluzione notevole, ma gli argomenti appaiono simili a quelli che non erano stati ritenuti idonei quando ad avanzarli erano state la Enersi e la Ecologic World. Chiaramente nel primo caso hanno giocato un ruolo fondamentale quantità e qualità di materia lavorata, insieme alla questione delle distanze dai centri abitati e alle modalità del ciclo produttivo. Senza troppi infingimenti o ipocrisie occorre comunque trovare la strada maestra in un tematica dove sono ancora troppi i dubbi e le posizioni ondivaghe. In ballo ci sono molti soldi, ma soprattutto l’avvio di un percorso realmente green per Rieti e la sua provincia.

 

08-11-2020

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