a cura di Massimo Palozzi

Febbraio 2021

IL DOMENICALE

L’AMORE AI TEMPI DEL COVID (E UNA STRADA DA DEDICARE A FRANCO MARINI)

città, persone

di Massimo Palozzi - Sembrerebbe quasi scontato parlare d’amore il giorno di San Valentino. Ma visto quello che ci gira intorno, tra la pandemia che non molla, le alluvioni, le frane, la crisi economica (mancano solo le cavallette, poi le maledizioni le abbiamo sperimentate tutte) verrebbe voglia di soprassedere e lasciare l’incombenza ad altri cultori della materia.

Non che l’argomento non meriti. Anzi, proprio nei momenti difficili la forza dei sentimenti riesce a tenere a galla la barca tra i flutti in tempesta. Sarà pure che siamo nel bel mezzo di un Carnevale più surreale del solito, in cui le cose serie si sdrammatizzano assumendo sfumature più sopportabili. E allora il contesto prende forme meno nette, i contorni si fanno meno definiti e l’ottimismo della volontà prevale sul pessimismo della ragione, per dirla con Gramsci.

Il pudore che seda la presunzione di generalizzare conserva comunque intatto il suo valore. Motivo per il quale certe storie sono belle da raccontare, sebbene non rappresentative dell’universo mondo. Nella settimana segnata dalla scomparsa martedì scorso a quasi 88 anni di Franco Marini (li avrebbe compiuti fra due mesi), molti agiografi hanno giustamente ricordato il suo straordinario cursus honorum e il suo legame filiale con Rieti. Lui che era capitato in città da bambino, primo di sette figli al seguito del padre Loreto, operaio della Snia Viscosa emigrato dall’Abruzzo, e che qui aveva studiato fino alla maturità al liceo classico Marco Terenzio Varrone insieme a compagni di classe che nel momento del commiato lo hanno voluto salutare con un toccante manifesto. Proprio durante gli anni della scuola il futuro segretario generale della Cisl, ministro del Lavoro, segretario del Partito popolare, parlamentare europeo e presidente del Senato incrociò la donna della sua vita. Si chiamava Luisa D’Orazi e apparteneva a una famiglia reatina anch’essa oriunda abruzzese, in cui la politica contava molto (il padre Ferruccio fu anche vicesindaco comunista negli anni Sessanta). Il giovane Franco era invece profondamente cattolico e convintamente democristiano ma il loro amore non risentì mai di queste differenze all’apparenza inconciliabili, soprattutto nell’Italia di allora. “I miei guardavano alla sua moralità”, confessò qualche anno fa la signora Luisa a Bruno Vespa nel libro “L’amore e il potere” del 2007.

Come nelle migliori tradizioni, per sposarsi attesero che lei si laureasse in medicina. Dalla loro unione è nato Davide Maurizio, che proprio a fine gennaio, all’indomani delle dimissioni del padre dal de Lellis dove era stato ricoverato per il Covid, ha dedicato sentite parole di ringraziamento al personale dell’ospedale reatino.

Il matrimonio è durato fino al 26 marzo 2012, giorno della dipartita di Luisa. Dicono che la morte della moglie abbia rappresentato un colpo durissimo per l’uomo dal temperamento coriaceo che amici e avversari avevano imparato ad apprezzare. Prima e forse più dello smacco patito a distanza di tredici mesi in occasione dell’elezione sfiorata a presidente della Repubblica. Era l’aprile del 2013. Bisognava scegliere il successore di Giorgio Napolitano. L’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani propose a Silvio Berlusconi una rosa di tre nomi, tra cui Giuliano Amato e Sergio Mattarella. Il prescelto fu proprio Marini che al primo scrutinio raccolse 521 voti, la maggioranza assoluta. Pochi per passare subito ma sufficienti per farcela alla quarta votazione con il quorum abbassato. L’abbandono di un gruppo di dissidenti guidati da Matteo Renzi in piena trance da rottamazione fece invece saltare l’accordo. Lo stesso avvenne subito dopo con la famosa fronda dei 101 che giubilò Romano Prodi, al punto che Napolitano fu di fatto costretto ad accettare il reincarico in un frangente politico estremamente confuso e preda di una pericolosa situazione di stallo. Franco Marini è rimasto così nella storia d’Italia per essere stato l’unico candidato al Quirinale non eletto dopo aver ottenuto la maggioranza assoluta al primo scrutinio con il numero più alto di preferenze: una delusione fortissima e mai rimarginata, che lo avrebbe accompagnato per il resto dei suoi giorni.

La presenza della dottoressa D’Orazi accanto al sindacalista di lungo corso e poi al politico affermato fu sempre molto discreta ma non per questo meno determinante. Il profilo basso, la ritrosia per i riflettori, la dedizione alla professione, oltre che alla famiglia, fecero di lei il fondamentale contrappeso in una coppia solida malgrado la prolungata esposizione pubblica di lui. Il quale, detto per inciso, merita l’intitolazione senza indugi di una via o di una piazza a Rieti, la città in cui giunse da forestiero ma che ha tanto amato e dove ha trascorso anni importanti della sua vita.

Nel giorno di San Valentino il loro legame semplice e tenace sintetizza al meglio il significato di una ricorrenza festeggiata da milioni di innamorati in condizioni ambientali e logistiche particolarmente complicate. Quest’anno persino la visita alla basilica del Santo a Terni è preclusa dal divieto di spostamenti tra regioni e suona come una beffa l’inaugurazione a fine dicembre dell’ultimo tratto dell’oggi impercorribile superstrada.

Se per concludere volessimo estendere il pensiero dall’amore di coppia a un concetto più universale, le considerazioni sempre pregevoli di Ileana Tozzi sulle dispute storiche intorno alla localizzazione del centro geografico d’Italia pubblicate sul numero di Format appena uscito, offrono lo spunto per un collegamento con l’evento per eccellenza (non soltanto agonistico) dello sport statunitense. Nella notte italiana tra domenica e lunedì si è disputata la 55esima edizione del Super Bowl, gara che assegna il titolo di campioni nazionali di football. Per la cronaca hanno vinto i Tampa Bay Buccaneers 31 a 9 contro i Kansas City Chiefs, con i padroni di casa trascinati al trionfo dall’immenso Tom Brady che a 43 anni è ancora il giocatore più forte del mondo, macinando record su record.

Il Super Bowl non si riduce però solo a una partita. È piuttosto una kermesse dentro la quale si ritrovano tutte le anime di un’America mai così divisa e lacerata come in questi ultimi tempi.

Tra le varie manifestazioni collaterali ha commosso il pubblico uno spot girato da Bruce Springsteen a Lebanon, in Kansas, dove sorge una chiesetta aperta tutto l’anno nel punto esatto che marca il centro geografico degli USA e che viene considerata dagli americani un simbolo di unità nazionale. Con le dovute proporzioni, sarebbe bello se quella piazzetta nel cuore di Rieti che celebra l’umblicus Italiae fosse considerata un patrimonio condiviso di attaccamento patriottico al di là delle legittime differenze culturali, politiche, religiose e ideali. Un atto d’amore in onore di San Valentino, anch’esso però forse troppo utopistico da immaginare. Restiamo pur sempre il paese dei campanili e dei derby assatanati. A proposito, chissà cosa succederebbe se mai dovesse disputarsene uno al Palasojourner nel prossimo campionato di basket.

 

14_02_21

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