Agosto 2019

LIBRI

LORETO MATTEI: OLTRAGGIO A RIETI!

cultura, storia

(di Gianfranco Formichetti) In un recente saggio, apparso su “Atti e Memoria dell’Arcadia”, Marco Guardo* ci restituisce un inedito e incredibile Loreto Mattei. Conosciamo infatti il più autorevole rappresentante della poesia dialettale reatina come cantore ed esaltatore della nostra città e del nostro territorio. A testimonianza di tutto questo può bastare ilsuo più famoso sonetto intitolato “Sulla Città di Rieti”:

Riète méa, nobile e jentile
più de quante città che bée lu sòle,
de stà lontanu a tì me ncresce e dole,
             e ne rappenno un parmu de moccile.              

Ma que?! No bòglio ’e passe istu abbrile,
e fatte non sarau le ceresciole,
che strareenerajo, se Dio ole,
a rempimme de rapa lu roscile 

N’ajo ’naoglia ch’è tantucruele,
a résecu ne ’a no me n’ammale
                                e me ne scolecòe le cannele.                              

 Bignarìacòe li célli aessel’ale,
Rièteméa bella ónta ’e mèle,
                                  de reedette pare me ne cale.                                  

Rieti mia, nobile e gentile / più di quante città che vede il sole, / di star lontano da te mi incresce e duole, e riappendo un palmo di broncio. // Ma che?! Non voglio che passi questo aprile,/ e fatte non saranno le ciliegiole, /che mi affretterò a tornare , se Dio vuole, /a riempirmi di rape lo stomaco. // Ne ho una voglia che è tanto crudele/ a rischio ne va [che] non me ne ammali/e me ne scoli come le candele.//Bisognerebbe [che] come gli uccelli avessi le ali /Rieti mia bella unta di miele, di rivederti par [che] me ne importa.                    

Rimaniamo dunque basiti quando il Nostro si lancia in una invettiva proprio contro Rieti!
Ma l’intento è tutto letterario? Noi ce lo auguriamo. Dobbiamo infatti tener presente che l’ispirazione sembra proprio venire da due sonetti che Alessandro Tassoni rivolge contro Madrid.

L’esaltatore delle bellezze di Rieti ribalta completamente gli argomenti poeticamente elencati e si scatena in una velenosa invettiva.
Altro che Rièteméa, nobile e jentile!

 Leggiamo insieme, questa

 Descrizione della Città di Rieti

 Freddo ciel, suol fangoso, acque nocenti,
cotti vini, frutti acerbi, inutil legni,
aspri monti, vie rotte, alberghi indegni,
nero pan, erbe sciocche, magri armenti,
poco sol, nebbie eterne, aridi venti,
chiare invidie, odj interni, ascosi sdegni,
lingue audaci, cuor vili, stolti ingegni,
donne brutte, e ritrose, ed empie genti,
di furti e di rapine aperte scuole,
fraudolenti pensieri, e spirti inquieti,
genti infami, opre rie, finte parole,
frati ignoranti, ambizïosi preti,
maldicenze, e menzogne, e vizi, e fole
forman la bella mia città di Rieti.

 

Ma l’intento è tutto letterario? Noi ce lo auguriamo. Dobbiamo in ogni caso tener presente che l’ispirazione sembra proprio venire da due sonetti che Alessandro Tassoni rivolge contro Madrid.

Se però entriamo nella esperienza culturale dell’epoca barocca possiamo ben comprendere di trovarci di fronte ad un gioco sottile e raffinato di doppiezza organizzata. Mattei ci dà dimostrazione della sua straordinaria capacità di argomentare pro e contro, saper dire tutto e il contrario di tutto.

Un esercizio, insomma, di bravura che ci consente di avvicinare un grande della letteratura di primo Seicento: i versi di Tassoni sono ben presenti in questo  sonetto di Mattei, a cominciare dalla “tecnica del motto”, la dichiarazione chiara fin dall’inizio delle intenzioni contenute nel resto della poesia: lo «Stemprato ciel» dell’emistichio incipitario tassoniano fa proprio il verso (è il caso di dirlo) al «Freddo ciel» matteiano. Per non parlare del resto; leggiamolo insieme e non avremo dubbi: 

Ritratto di Madrid

Stemprato ciel, ambiziose genti,
di fangoso lavor tuguri angusti,
pesci guasti, agri frutti, ogli fetenti 

di stercorato umor strade correnti,
stronzi d’ogni color molli et adusti,
donne spolpate e di formami frusti,
unti non men che il viso il cul d’unguenti;

di sforzato valor moneta infame,
usar acqua per vin, per foco il sole,
tripudiar ne’ tempi e mercar dame; 

ridicolo vestir mangiar bestiale.
ladri infiniti, sbirri, corna e fole,
forman il bel Madrid, villa reale.

Puntualizza a proposito Guardo: «Sia il sonetto di Tassoni sia quello di Mattei attestano l’aggettivo ambizioso, giustapposto alle genti in Tassoni e ai preti  in Mattei, il riferimento alle strade malagevoli, alle donne, oggetto di versi più icastici in Tassoni, al cibo e al vino pessimi; infine la medesima clausola è posta nel penultimo verso (fole). L’imitazione tassoniana si rivela anche nel verso finale, con l’impiego antifrastico dell’aggettivo bello ».

Il grande cantore della letteratura seicentesca, Giovan Battista Marino, affermava e sintetizzava il concetto barocco con l’affermazione perentoria: “È del poeta il fin la MERAVIGLIA, chi non sa fa stupir vada alla striglia”.

Mattei può stare tranquillo, dopo questo sonetto la ruvida spazzola per la strigliatura può essere decisamente riposta

 

*Marco Guardo,Un poeta reatino alle origini dell’Arcadia:Loreto Mattei, in «Atti e Memorie dell’Arcadia», 7, 2018, pp.143-169.

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