Giugno 2017

L'editoriale di Stefania Santoprete

Lo dicono i numeri ma noi no

La Sicurezza non è fatta solo di numeri ma di ‘percezione’ ed attualmente i reatini tanto tranquilli non sono. Capiamo come per il questore Antonio Mannoni, giunto in città da poco più di tre mesi (con trascorsi in importantissime indagini sulla criminalità mafiosa e su traffici internazionali di droga, a stretto contatto in alcuni casi con l'FBI americana) siano i dati a parlare e come risultino irrilevanti percentuali così basse di reati, addirittura in decremento. Rieti però furti del tipo di quelli perpetrati ultimamente a danno di abitazioni private non ne ha mai ricordati.

Chi si è infiltrato nella nostra zona contando probabilmente sulla segnalazione di bene informate fonti locali?
E’ questa la domanda che tutti poniamo nel non riuscire più a dormire sonni tranquilli.
E dopo il sisma la perdita di ulteriore serenità data dalla paura di un’effrazione nella propria sfera privata nei momenti più delicati e inermi, è un’ulteriore motivo di stress che stentiamo a sostenere.
Rimane la rabbia e l’impotenza come nel caso della famiglia di Case San Benedetto con cui ci eravamo relazionati subito dopo  “Cosa raccontare? Quando vi parlano di una rapina a mano armata in banca, sentite dire che quei quattro/cinque minuti sono sembrati un'eternità. Ora, immaginate di essere sotto sequestro per due lunghissime ore, minacciati, sottoposti a violenza psicologica,  immaginate che vi vengano a sollecitare continuamente, strattonandovi, per sapere dove si trovano altre cose di valore perché 'Là fuori ci sono altri molto più cattivi di noi'.... un film: io e mia moglie abbiamo vissuto come in un film pensando che da un momento all'altro ci avrebbero fatto fuori. Erano professionisti. Credo che il mio sia diverso da tutti gli altri furti di questi giorni. Mai sentita una cosa simile. Ho pensato molto se reagire o no, poi ho deciso di non farlo. Hanno aperto qualsiasi cosa, smontato i termoconvettori e le prese elettriche... Hanno portato via persino le registrazioni delle telecamere. Nessuna impronta, indossavano guanti. Se c'era un basista locale? Non lo so, non posso saperlo.."

"Sono stato contattato da tutte le reti televisive nazionali, dalle varie redazioni, mi proponevano una diretta anche in cambio di soldi, a volte. Ma io preferisco non mostrare il mio volto. Siamo in una condizione psicologica difficile, non dormiamo più. A chi mi chiede un consiglio non so cosa dire: mettete una porta blindata in camera da letto, forse potrebbe proteggervi! Per noi nessuna assistenza. Li avessero presi sarebbero in carcere, magari tra assistenti sociali e psicologi, salvaguardati in ogni modo. Noi non abbiamo sentito nessuno: ci fosse stato un rappresentante delle istituzioni, a ridosso dell'avvenimento, che ci avesse contattato per dirci se avevamo bisogno di qualcosa dopo lo shock subìto.”

Ecco, questo senso di abbandono ci è stato riferito anche da altre vittime. Una sorta di solitudine che pesa unita alla diffidenza e alla non volontà di rimanere ora chiusi in casa. In psicologia viene definita ‘vittimizzazione secondaria’ la serie di conseguenze negative dal punto di vista emotivo e relazionale, derivanti dal contatto tra la vittima e il sistema delle istituzioni in generale, e quello della giustizia penale in particolare. In queste persone lo stress subito potrebbe trasformarsi in una vera e propria sindrome se non affiancati da qualcuno che permetta loro di elaborare il trauma alleggerendolo.

Forse assistiamo a troppe fiction poliziesche ed investigative: protagonisti fortemente motivati, che intessono rapporti stretti con coloro che hanno subito dei reati e sono in cerca di qualsiasi indizio pur di raggiungere l’obiettivo. In molti riferiscono invece di non aver trovato nelle forze dell’ordine quel sostegno, quella voglia di riscatto capace di innescare una complicità d’intenti, un’unione di forze per perseguire lo stesso obiettivo: giustizia e riscatto. 

“L’energia che non abbiamo dovrebbe esserci sollecitata da chi interviene a ridosso della chiamata, anziché lasciar trasparire l’ineluttabilità dei fatti, della serie ‘può accadere, cosa ci vuol fare’, dimenticando che ogni esperienza viene vissuta in modo personale e originale - ci racconta un’altra famiglia che si è vista portar via ogni cosa - Nei giorni seguenti andavamo alla ricerca meticolosa di ogni particolare, ogni indizio e, tenendo appunto conto di quanto avviene in tv, ci precipitavamo a consegnarlo per poi sentirci rispondere che era inutile, minimizzando la possibilità di indagare su qualsiasi traccia reale. Mi rendo conto che ci sono indagini anche molto costose ma saremmo stati disposti anche ad affrontarne il costo…” Siamo certi che siano le persone a fare la differenza ed anche nell’ambito delle forze di Polizia possano esserci soggetti più o meno reattivi. In questo momento però in cui l’uomo della strada sempre più spesso è spinto dalla voglia di farsi giustizia da sé, occorre rafforzare il clima di fiducia nello Stato che protegge dando segnali forti di vicinanza e partecipazione. Non minimizzando quindi ma mettendo in luce ogni possibilità e volontà di maggior tutela.

Bene ha fatto quindi il Prefetto dr. Valter Crudo, a convocare il Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica. ‘Nello specifico è stato rivalutato l'impianto predisposto per il coordinamento del controllo del territorio, anche in considerazione dei recenti episodi che hanno destato una certa preoccupazione nelle persone, soprattutto per la concentrazione in un breve lasso di tempo.

In proposito è stato confermato il rafforzamento del dispositivo già implementatosi fin dal verificarsi del primo furto della serie, in modo da intensificare la presenza delle Forze di Polizia e la frequenza dei passaggi delle pattuglie secondo una pianificazione appositamente predisposta’.

Ovviamente spetta anche a noi cittadini evitare di eludere particolari che potrebbero essere rilevanti, segnalando in via preventiva possibili movimenti sospetti e cercando di ‘buttare un occhio’ alle abitazioni vicine soprattutto in caso di assenza dei proprietari. Ciò presuppone una coesione che è andata un po’ perdendosi nei quartieri moderni, ma che diventava utile facendo ‘rete’ (quella sì reale) in caso di bisogno.

Così come auspichiamo il ritorno della figura dei vigili di quartiere, persone che negli anni erano diventate conosciute dalla comunità alle quali ci si rivolgeva con una certa confidenza.

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