Febbraio 2019

EVENTI E MANIFESTAZIONI

L'INDIFFERENZA OMICIDA, CANZIO A RIETI AD OTTANT'ANNI DALLE LEGGI RAZZIALI

storia

Sabato 9 Febbraio 2019, alle  ore 10,00 presso l’ Aula Magna della Sabina Universitas (Istituto per Geometri), il dott. Giovanni Canzio, Primo Presidente Emerito della corte di Cassazione, professore di diritto penale e di Ordinamento Giudiziario all'Università Cattolica di Milano, terrà una Lectio magistralis agli studenti del Varrone e alla città intera.

Il dott. Canzio è particolarmente legato a Rieti e al Liceo Classico che ha frequentato a Salerno.

A Rieti, infatti ha vissuto per molti anni. La moglie, prof.ssa Carla Muzi è stata docente di lingua e letteratura Inglese al Liceo Classico M. T. Varrone, dove entrambi i loro figli hanno studiato.

Sabato il dott. Canzio, cogliendo l’occasione della ricorrenza degli ottant’anni dall’emanazione delle leggi sulla tutela della razza, svolgerà le sue approfondite riflessioni su una fase tragica della nostra storia.

In merito a questo fenomeno che ha profondamente alterato per un lungo periodo l’identità nazionale del nostro Paese e dell’intera Europa, il dott. Canzio spiegherà come sia determinante, per analizzare la strategia di persecuzione degli ebrei da parte dello Stato italiano, “ricostruire l’architettura delle leggi e delle circolari in materia, il quadro d’assieme delle sentenze dei giudici e dei provvedimenti amministrativi, la struttura e le concrete modalità di funzionamento della poderosa macchina amministrativa; insomma, investigare e aggiornare l’analisi degli atti e dei comportamenti dei protagonisti di quelle drammatiche vicende, secondo i principi di verità e di responsabilità.”

Il dott. Canzio ritiene che l’alleanza con il nazismo non sia stato un motivo sufficiente a spiegare un fenomeno così aberrante. L’applicazione normativa, infatti era stata preceduta da un clima di ignoranza e di odio che aveva reso acquiescente e indifferente la popolazione. Il clima persecutorio e delirante aveva prodotto un’adesione cinica e spregiudicata alle leggi razziali che fornivano la possibilità giuridica di approfittare, anche economicamente, della spoliazione dei diritti degli ebrei.

L’ondata di lucida follia razzista non ha risparmiato alcun settore della società italiana ed europea, neanche la scuola e l’università, dove il Ministro dell’educazione aveva chiesto di identificare docenti e studenti appartenenti alla minoranza ebraica, per poi espellerli inesorabilmente: “l’Italia divenne così uno Stato razziale e razzista”.

L’applicazione di queste norme scellerate fu possibile grazie all’eliminazione di magistrati dissidenti, considerati “incompatibili” con le leggi dell’allora stato italiano, a causa dell’imparzialità da essi dimostrata di fronte alle angherie e ai soprusi fascisti.  Nonostante si levassero le voci di protesta di alcuni magistrati, purtroppo “la Magistratura italiana non brillò per audacia ermeneutica nell’applicazione della legislazione razziale, prevalendo fra i giudici (dei quali taluni, soprattutto nei gradi elevati, erano ferventi fascisti) la cosiddetta zona grigia, costituita da coloro – la maggior parte – i quali, pure di fronte a un diritto palesemente “diseguale”, scelsero la tradizionale e comoda via del rispetto  del principio di legalità formale, e cioè dell’indifferente ossequio alla lettera e allo spirito dell’odiosa legislazione discriminatoria”.

Il regime mirava ad introdurre il concetto di “razza” come requisito per il riconoscimento della capacità giuridica. L’esito di quei terribili anni è a tutti noto.

Oggi che tutto questo sembra così lontano, soprattutto ai più giovani, coì surreale da apparire impossibile, oggi che ci sentiamo garantiti da una Costituzione che è una delle migliori esistenti al mondo, il dott. Canzio viene a ricordarci che, invece, neppure la migliore delle Costituzioni, neppure la presenza della più nobile e illuminata Corte costituzionale, possono assicurare che sia scongiurato per sempre il pericolo di una deriva giuridica antidemocratica e razzista se non si coltiva una coscienza collettiva che vigili sui principi dei valori umani.

Per questo è importante continuare a coltivare la memoria storica, superando i vuoti rituali commemorativi, per dedicarsi allo studio e alla comprensione dei fatti e dei moventi che hanno reso possibile quanto accaduto, al fine di impedire, attraverso la conoscenza e l’individuale assunzione di responsabilità di ciascuno, il ripetersi di avvenimenti nefasti e vergognosi, quali  la promulgazione delle leggi razziali, che hanno macchiato la nostra storia.

Manuela Marinelli

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