Febbraio 2018

LIBRI

LI GNOMMERI DE 'ISCOSA

Un libro, una rappresentazione teatrale, un incontro

città

Si è tenuto nell’atrio del Teatro  l’incontro dal tema “Dentro la Viscosa. Ritratto di una città“: una fabbrica, un quartiere, una città, testimonianze, storie, immagini durante il quale è stato presentato il libro di Francesco Rinaldi “Li gnommeri de ‘iscosa” (Amarganta Edizioni) che contiene il testo, sia in vernacolo reatino che in italiano, della commedia omonima. Francesco Rinaldi non è nuovo a questo tipo di ricerca cultura che sfocia in una rappresentazione teatrale di quanto vissuto dalla città in un determinato momento storico. E la Viscosa meritava certamente questa attenzione, avendo rivoluzionato profondamente il tessuto urbanistico, sociale e culturale di questa città. Con un pizzico di invidia guardiamo a quegli anni in cui l'offerta lavorativa era maggiore della domanda. "A Rieti, nel 1928, l'arrivo della fabbrica fu un evento industriale straordinario trasformando completamente la società locale - come ha ricordato Francesco Simeoni - Ci fu una felice combinazione tra l'azione del podestà Marcucci, del Principe Spada Potenziani che fecero opera di convinzione sul barone Alberto Fassini. In dieci anni la popolazione reatina raddoppiò.  Arrivarono lavoratori e famiglie dal Veneto dall'Emilia, dall'Abruzzo e da tutta la nostra provincia. Nella seconda metà dell'800 gli imprenditori più illuminati avevano iniziato a costruire villaggi-operai, punti di riferimento ovunque  (esempio Crispi dell'Adda destinata nel 1995 a divenire patrimonio mondiale dell'Unesco). Nel 1938 la fabbrica occupava 4500 addetti e non fu solo un dato occupazionale ma la nascita di un nucleo comprendente residenze, spacci, convitti, refettorio, spazi dedicati alla cultura ed allo sport con persone di riferimento rimaste storiche come Don Igino Cabrele o il ginnasta Turilli.

Questo territorio si è plasmato intorno a questa iniziativa arrivando ad ispirare scelte di altri imprenditori, facendo nascere un prezioso indotto. Nel 1937 la Montecatini costruì lo stabilimento di produzione dell'acido solforico necessario alla fabbricazione della viscosa. All'apice arrivò però la guerra a causarne il blocco. Riaprì come CISA-Viscosa, ex Supertessile, immettendo sul mercato un prodotto di altissima qualità,  il 'made in Rieti' batteva il 'made in Italy' in molte zone del mondo come sinonimo di alta qualità. La produzione era insufficiente a soddisfare le richieste accadde così che venissero spacciati come nostri prodotti che non lo erano. Via via iniziò la parabola discendente che tutti conosciamo: taglio del personale, cassa integrazione, compressione del mercato mondiale. Con cambi di ragione sociale che portarono alla chiusura definitiva."

Il grande interesse storico, sociologico e culturale connessi alla nostra città sono stati messi in luce oltre dallo stesso autore della duplice iniziativa Francesco Rinaldi, anche da Franco Bellardi (nel libro un ritratto nostalgico dei 'tipi' e famiglie di allora) e da Roberto Lorenzetti che ha definito la fabbrica "Una sorta di grande mamma della città di Rieti. Una mamma che ti dava il salario ma pensava anche all'educazione dei figli degli operai, alle case rispettando le gerarchie, all'asilo, allo spaccio, alle befane, al teatro. Il modello di fabbrica preferito da Adriano Olivetti. E poi c'era il cancro, sì c'era anche quello: migliaia di lavoratori morti a causa degli acidi che vi si respiravano. Rieti non conobbe disoccupazione in quegli anni. Al momento dell'assunzione si apriva un  fascicolo che avrebbe riportato la vita professionale di ognuno: sono i documenti recuperati su cui stanno lavorando alcuni studenti con l'alternanza Scuola-lavoro ritrovando con sorpresa alcuni loro cari in quei fogli. Ogni famiglia aveva almeno un parente dentro la fabbrica. Così come stiamo catalogando gli oltre diecimila disegni industriali, testimoni di un sapere impressionante. Qualsiasi cosa servisse veniva prodotta all'interno, da un bullone ad una attrezzatura. Non sappiamo cosa sarà domani di quel sito, certamente sarà necessario un lavoro di bonifica profondo e comunque qualunque cosa accada dovrà portare il ricordo e il senso di ciò che è stato."

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