a cura di Luigi Ricci

Giugno 2018

BASKET

LEI E' UN CRETINO

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"Fallu ‘enì, basta che è nìru”. Questa la storica risposta di Italo Di Fazi, nel 1976, quando seppe che alla Sebastiani non sarebbe arrivato in prova Mike Sojourner ma il momentaneamente sconosciuto fratello Willie. Frase che, oltre a cambiare la storia del basket reatino, non aveva sottintesi razzisti ma, anzi, esaltava i neri. Che ancora oggi se la passano male dall’altra parte dell’oceano.
Malgrado ciò, durante Npc-Eurobasket, giocata dopo l’infortunio a Olasewere che negò l’ingresso ai playoff, nelle fasi calde del match volò qualche epiteto verso l’ex reatino Sims, costato la squalifica del PalaSojourner - proprio lì! - per frasi razziste.
Lo stesso campo dove, 30 anni prima, il coach Giancarlo Asteo, quando Joe Bryant usciva dagli schemi, seguendo l’stinto per segnare caterve di canestri e facendo impazzire i reatini, esclamava in romanesco, rassegnato ma deliziato: “Eccolo là, j’è ripijiàto n’antro attacco de negrìte!”, senza alcuna discriminazione razziale ma, piuttosto, con implicita ammissione della spiccata creatività del popolo nero. E fu proprio Dan Gay, compagno di squadra del padre di Kobe, a raccontare una feroce barzelletta razzista sui bianchi, che proveremo a edulcorare il più possibile: un bianco chiede a un nero “Ehi negro! Sai perché avete i palmi delle mani e le piante dei piedi bianchi?”. Il nero risponde “No”. E il bianco spiega “Perché quando vi abbiamo verniciati di nero avevate le mani appoggiate al muro!”. Il nero non si scompone ed esclama “Ora capisco perché vi è rimasto nero dopo che ve l’abbiamo messo in quel posto: la vernice era ancora fresca!”.
Infatti l’anarchico russo Mikhail Bakunin affermava: “Una risata vi seppellirà”, proprio per combattere il terrore che ci circonda, e per questo anche i neri sdrammatizzano scherzando sui bianchi e pure su se stessi. Come si chiama un mucchio di bianchi seduti su una panchina? NBA. E 200 bianchi che inseguono un nero? Il PGA tour (quando Tiger Woods dominava nel golf). E perché ai bianchi piace l’hockey su ghiaccio? E’ un modo per colpire qualcosa di nero (cioè il dischetto).
Perché i bianchi possiedono tanti animali? Perché non possono più possedere essere umani. Come si chiama un nero con milioni di amici bianchi? Signor Presidente (quando c’era Obama). E come si chiama un bianco in un tribunale? Avvocato. Un bianco nel ghetto cosa fa? La vittima. Invece, il giorno del papà è uno dei più confusi nel ghetto.
Un bianco fa pipì in un bagno pubblico. Quando gli si affianca un nero il bianco esclama “Vi odio negri bastardi!”. L’altro risponde contrariato “Perché? Sono un essere umano. Ho una famiglia, un lavoro, pago le tasse. Perché lasci che degli stereotipi influenzino i tuoi rapporti con le persone? Perché tanto odio per qualcuno che non conosci?”. Poi il nero abbassa un attimo lo sguardo e dice “...oh, scusa amico...”.
La differenza tra una favola per bianchi e una per neri? Quella per bianchi inizia con “C’era una volta”. Quella per neri “Ehi fratello, non crederai che cazzo è successo!”. La differenza tra un copertone e un nero? Quando gli metti le catene il copertone non canta. Un bianco, un nero, un giapponese e un indiano scalano una montagna. Il giapponese arriva primo in vetta, si inginocchia e dice “L’ho fatto per la mia gente”. Poi arriva l’indiano che si inginocchia e dice “L’ho fatto per la mia gente”. Nero e bianco arrivano insieme. Dopo un attimo d’esitazione il nero butta giù con un calcio il bianco, si inginocchia e dice “L’ho fatto per la mia gente”.
Però, mentre la Zeus Npc, si appresta a cercare i nuovi stranieri, neri ovviamente, dagli spalti qualche epiteto contro i neri è volato. Ma Totò, a chi li ha pronunciati, più che razzista, direbbe: “Lei è un cretino, s’informi! Si convinca!”.

 

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