Agosto 2019

LE RETI D'IMPRESA: POTENZIALITÀ E LIMITI

commercio

(di Stefania Santoprete) Si può crescere, si può diventare grandi, si può partecipare da protagonisti a progetti che da soli non avremmo la possibilità di mettere in campo, si può evitare di far ricorso al credito, oppure si può ottenerne molto più di quanto ne otterremmo da soli: in una parola, Reti di Impresa. E’ un salto di qualità, culturale e organizzativa per le imprese italiane, bandi e fondi ne tengono maggiormente conto. E’ principalmente questo il motivo del loro proliferare. 

Quanti però hanno compreso che dire ‘sì’ ad una rete d’impresa vuol dire iniziare insieme un viaggio comune? E quanti invece ritengono di far parte della solita associazione in cui un solo rappresentante dotato di buona volontà può da solo badare a tutto?
Dopo aver toccato con mano varie realtà e raccolto le delusioni di chi invece ne avverte il potenziale, incontriamo Paola Simeoni presidente della Rete ‘Porta Romana’, 64 imprese dell'area che va dal Lungo Velino a Piazza della Repubblica, dove è la porta dalla quale prende il nome. “Proprio qualche giorno fa ci confrontavamo su questo argomento e tentavamo di capire quali azioni mettere in campo per sensibilizzare gli aderenti e far comprendere l’importanza della Rete, per il commerciante stesso ma nell’interesse comune della Città. Ho il sospetto che non ci si renda neanche conto di quanto fatto finora, forse per nostra responsabilità, per averlo poco pubblicizzato o perché ormai manca completamente la comunicazione verbale sottratta al nostro tempo da una mole di impregni burocratici che, nonostante la tecnologia, aumentano” 

Assurdo, essere sempre connessi ci espone a flussi costanti di informazioni che vanno e vengono, ma non riusciamo a comunicare con il nostro vicino di negozio. Indispensabile se pensiamo che in fondo la rete potrebbe essere paragonato all’antica ‘vita di quartiere’ che esisteva un tempo.
“Una volta si usciva fuori dai negozi, magari con una sedia ad aspettare clienti e chiacchierando nascevano delle iniziative: le feste a Porta Romana avevano un grosso successo. Ora stiamo faticando, nonostante gruppi whatsapp, dobbiamo tornare fisicamente di negozio in negozio, parlare e spiegare che siamo rete”. 

Come nasce questa volontà?
“Effettivamente per rispondere ad un bando. Ho interpellato gli altri ed ho trovato massima disponibilità a farne parte. Mi chiedo se includere i costi all’interno non sia stato un errore: non chiedere neanche un euro di partecipazione probabilmente fa sentire meno coinvolti. Noi invece abbiamo provveduto con il finanziamento alla copertura del notevole impegno per costituirla: notaio, iscrizione camera di commercio, visure aziende, redazione progetto, tutto con l’interessamento del direttivo (Massimo Renzi, vicepresidente, Andrea Zamporlini, Rita Giovannelli, Roberta Leoni) e con il coordinamento della CNA” 
“Per me la rete deve fare qualcosa di stabile e duraturo per le imprese, non ci si può indirizzare verso qualcosa di episodico o di piazza: non è la pro-loco - dissente Sandro, proprietario di un ristorante della zona - Può fare anche promozione ma è utile soprattutto nel campo dei servizi a nostro beneficio. Ad esempio nello stipulare un contratto con il gestore di energia elettrica non singolarmente ma come 60 attività, ottenendo condizioni migliori. Oppure tenendo conto di uno dei servizi più richiesti al momento il ‘delivery’ ovvero la consegna comune per tutti i negozi.” 

Sarebbe lo sviluppo del centro commerciale a cielo aperto: tu compri a Porta Romana ed io poi consegno pasta all’uovo, fiori, pizza, capi d’abbigliamento direttamente a casa. Ma per l’ottimizzazione e lo sviluppo delle possibilità che la rete dà, per sviluppare le capacità di innovazione che ne sono obiettivo primario occorrerebbe una persona estranea e non impegnata a tempo pieno nel proprio esercizio commerciale, capace di mettere insieme un gruppo di imprenditori dalle personalità differenti e spesso dominanti. Infatti qui come in altre realtà non dissimili, lamentano la scarsa partecipazione alle riunioni indette proprio per affrontare argomenti comuni.
“Io comprendo tutti e sono legata a loro da grande affetto - confida Paola Simeoni - ma stiamo vivendo in un mondo di cui risentiamo anche nel commercio, un mondo di egoisti in cui ognuno coltiva la propria isoletta pensando di provvedere al proprio futuro. Non è così, anche a Rieti abbiamo visto strade che hanno avuto commercialmente un successo enorme essere investite dal cambiamento e finire. Una delle problematiche nel lungo processo di fare rete è stata quella di doverci confrontare con imprese sempre diverse, una apriva una chiudeva nel giro di due anni: segnali preoccupanti.”

Tra le iniziative realizzate: i lampioni sul fiume, i rinnovati giardini di Piazza Cavour e Piazza della Repubblica, alcuni spettacoli del Teatro Potlach, le proiezioni sul fiume a Natale, il suggestivo spettacolo ‘Magic Light’ con musica diffusa e giochi di colore proiettati sull’antica Porta e il defibrillatore posizionato lungo Velino e più volte danneggiato e ripristinato.
“Abbiamo creato un’app per la fidelizzazione dei nostri clienti: una sorta di tessera raccolta punti digitalizzata che non riusciamo a far partire e a diffondere tra tutti i clienti e di cui dovremmo parlare. Le Reti sono state una esperienza molto interessante che ha gettato i semi di un diverso modo di rapportarsi tra imprese: cooperare più che competere. La CNA di Rieti e Punto Impresa, nel ruolo di manager di Rete nel nostro caso, hanno fatto uno sforzo indicibile, sia perché il bando era particolarmente complesso dal punto di vista della gestione, sia per il grado di coinvolgimento che abbiamo sempre cercato di raccogliere intorno al progetto.
I risultati hanno premiato comunque questo sforzo. L'assessore Regionale Manzella, al quale abbiamo mostrato nel dettaglio tutte le realizzazioni della Rete, la cita come esempio dei casi di successo. Ora i fondi sono terminati, se ci sono stati errori li valuteremo, l’importante è non disperdere l’esperienza ed andare avanti. Dobbiamo capire come e verso quale direzione.”

 

E già perché la rete di impresa è un contratto che consente ai partecipanti di mettere in comune attività e risorse per migliorare e rafforzare la competitività delle aziende che ne fanno parte senza rinunciare alla propria specificità, permettendo di realizzare, obiettivi ambiziosi, ad esempio reggere la concorrenza della grande distribuzione, dei grandi centri commerciali, operazione difficile da condurre singolarmente. Uno strumento efficace e costruttivo se ben impiegato, per il quale c’è bisogno, quantomeno, di un pizzico di consapevolezza e buona partecipazione.

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