Agosto 2019

LE IPERREALI ATMOSFERE METAFISICHE DI LUIGI CALVISI

eventi

(di Antonella Millesimi) Tra verità e finzione vi è uno spazio franco in cui si colloca l'arte figurativa. É uno spazio di leale libertà che presuppone un tempo denso.
E che il tempo di Luigi Calvisi, pittore dell'aquilano (è nato a Fossa, paese, distante pochi chilometri dal capoluogo, in gran parte distrutto dal terremoto del 2009, eppure incantevole), sia un tempo denso ne sono testimonianza le sue opere, esposte, sino al 1° settembre, in una personale, a L'Aquila, in P.za della Repubblica n. 1 (P.za della Prefettura), tutti i giorni, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 22:00, all'interno della Perdonanza Celestiniana, annuale evento storico-religioso della colta e vivace città abruzzese.

Qualcuno ha scritto che "realtà è l'unica parola che non ha alcun senso senza virgolette". Ora, a me piace pensare che sia così, non per una relativistica sopraffazione della realtà ad opera della menzogna, bensì perché la realtà si  offre a comprensioni diverse, che diversamente se ne appagano e per ciascuna delle quali é modello ed intuizione narrativa della personale percezione. 
Lascio a chi di competenza leggere le opere di Luigi Calvisi nella declinazione per tecnica e per Maestri, Correnti e Movimenti della Storia dell'Arte: al riguardo, esaustiva la presentazione della mostra curata dal giornalista, critico d'arte e saggista Antonio Gasparrini.
Io riporto le mie sensazioni ed il mio coinvolgimento emotivo. 
La loro bellezza, riposante sino a sentire desiderio e volontà di entrare in quei contesti sapientemente raffigurati, per assorbirne calma, serenità, armonia ed equilibrio, nasce dalla sensibilità del loro Autore, che glorifica la realtà perché, emergendo dall'io, le dedica paziente e profonda attenzione, cogliendone e salvandone l'intima essenza nascosta. 

E, quando l'osservazione della realtà é di così autentica e delicata misura, ne emerge che l'Artista, ancor più che un "bugiardo" consapevole e, quindi, innocente, é invero colui che consente, a chi guarda le sue opere, di condividere ciò che di bello il suo sguardo per primo ha colto, poi filtrandolo in sincera ed intensa riproduzione. 

Rara, nelle sue opere, la presenza della figura umana: tale particolarità a me pare tutt'altro che un'assenza, bensì un segno di rispettosa discrezione, come a significare che il vissuto di ogni persona, sia pure nella più semplice quotidianità, non consente ingerenze replicanti, nonché il segno di un'attesa. 

Lo scenario della mostra é volutamente di pareti bianche interrotte dai quadri esposti, di diversa collocazione temporale, ma tutti suggestivamente riappacificanti: si esce di lì riossigenati da un nuovo respiro che va a ripetersi nella memoria che di quelle opere, inevitabilmente, mente, cuore ed anima conservano, per farne, nel tempo, officinale rievocazione.

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