a cura di Massimo Palozzi

Luglio 2020

IL DOMENICALE

LASCIA O RADDOPPIA?

città

(di Massimo Palozzi) L’ideale sinusoide degli eventi segue questa settimana un andamento con molti picchi, quasi da telequiz anni Cinquanta. Raddoppia il basket, con Rieti ora sede di due team di alto livello: la Npc del presidente Giuseppe Cattani in A2 e la neonata Real Sebastiani, che ha appena rilevato il titolo sportivo da Valmontone per disputare il prossimo campionato di serie B. La notizia ha sollevato sentimenti contrastanti. Se gli appassionati gioiscono per l’affacciarsi sulla scena di un’altra importante presenza cestistica, gli addetti ai lavori si sono addentrati in articolate analisi tecniche, evidenziando criticità e qualche malumore. I più incisivi dei quali li ha esplicitati senza troppi giri di parole lo stesso Cattani, che comprensibilmente non gradisce la concorrenza di una nuova realtà, animata per giunta da illustri ex della società di cui è al timone. Dal canto suo, la neonata compagine tira dritto per la sua strada. Roberto Pietropaoli, patron del Real Rieti di calcio a 5 e regista dell’operazione (pur avendo negato qualsiasi partecipazione finanziaria) punta a una sinergia tra futsal e basket, in grado di mobilitare i supporter di ambedue le squadre in una sorta di tifo incrociato e reciprocamente solidale.

In bocca al lupo a tutti, sperando che la rivalità non danneggi entrambi. Rieti in effetti non è una piazza così grande da potersi permettere tifoserie da derby. Soprattutto, potrebbe non reggere in termini di impegni economici per quanto riguarda sponsor e strutture. A priori si tratta di considerazioni niente affatto peregrine, rilanciate tra gli altri dal capogruppo Pd ed ex assessore allo Sport Alessandro Mezzetti, al quale ha comunque risposto perentoriamente l’attuale consigliere delegato allo Sport Roberto Donati, giusto alla vigilia del suo passaggio alla Lega ufficializzato giovedì.

Con quest’ennesimo acquisto il partito di Salvini raddoppia quantomeno le proprie ambizioni in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. In attesa delle politiche che, salvo colpi di scena, dovrebbero svolgersi alla scadenza naturale della legislatura nel 2023, nel mirino dei dirigenti leghisti di casa nostra ci sono le amministrative dell’autunno prossimo, ma soprattutto quelle che fra due anni porteranno alla scelta del successore di Antonio Cicchetti. Dando per confermata l’intenzione dell’attuale sindaco di non ricandidarsi (ma in politica mai dire mai), la destra “storica” reatina è da tempo al lavoro per cercare di portare sullo scranno più alto di Palazzo di Città un proprio esponente. Nonostante qualche incidente di percorso, come la sospensione dell’ex sindaco di Fara Sabina Davide Basilicata e l’espulsione del consigliere Andrea Sebastiani, il costante flusso di eletti verso il Carroccio sta però rovinando i piani degli eredi di Alleanza nazionale e dintorni. Pur non essendosi presentata alle ultime amministrative con un proprio simbolo, oggi la Lega conta infatti il gruppo più numeroso in seno al consiglio comunale del capoluogo e annovera il presidente della Provincia, oltre a una serie di amministratori locali in continua crescita. Logico che, in un panorama di tal fatta, la rivendicazione del prossimo candidato sindaco di Rieti all’interno della coalizione di centrodestra vada legittimandosi ogni giorno di più.

A proposito di Fara Sabina, ma anche di Poggio Bustone, lasciano in anticipo le rispettive amministrazioni, a dimostrazione del fatto che nemmeno l’emergenza Covid è più forte delle beghe di palazzo. Risultato: raddoppiano i commissari prefettizi chiamati a guidare i due Comuni proprio nell’imminenza dell’approvazione dei bilanci. Nella congiura tutta interna alla destra che ha fatto rotolare anzitempo la testa dell’ex enfant prodige farense, raddoppiano pure le liste che andranno a contendersi la fetta di elettorato che dal 2011 aveva interrotto l’egemonia progressista.

Rimanendo in campo sportivo, lascia, o almeno tenta di farlo, il proprietario del Rieti Calcio Riccardo Curci. La posizione debitoria del club amarantoceleste scoraggia i possibili acquirenti e a complicare la situazione ci si è messa la retrocessione in serie D. L’ultima speranza per evitare il ritorno nei dilettanti è riposta nel ricorso al Tar, che lo stesso Curci sta valutando con i suoi legali.

Lascia invece sicuramente la Camera di commercio. La recente sentenza della Corte costituzionale sancisce infatti il via libera al definitivo accorpamento con quella di Viterbo. Più che di un accorpamento si tratta in pratica di un’annessione, visto che nella Tuscia siederanno gli organi direttivi dove saranno stabiliti gli indirizzi delle politiche di maggiore interesse per i territori coinvolti nella fusione. A Rieti resterà ovviamente un presidio. È tuttavia evidente la perdita di potere contrattuale e, in buona sostanza, di effettiva incidenza dell’ente che meglio di ogni altro conosce la realtà economica del comprensorio.

Sul raddoppio delle percentuali della crisi si è giocata invece la sfida a distanza tra Uil e Confcommercio. Il sindacato ha diffuso una stima catastrofica secondo la quale l’80% delle attività commerciali del centro di Rieti è a rischio chiusura a causa della recessione portata a compimento dal coronavirus, ma iniziata ben prima con la stagnazione globale e proseguita con gli effetti del terremoto. Il presidente dell’associazione dei commercianti, Leonardo Tosti, ha risposto rispolverando l’orgoglio di categoria per evidenziare come tutti i negozi aperti prima del lockdown abbiano oggi le serrande ancora alzate. Senza ovviamente nascondersi le enormi difficoltà del comparto, che registra all’incirca il 40% del fatturato rispetto ai mesi precedenti la pandemia.

Sempre giovedì, nel corso di un forum promosso dalla Fondazione Varrone, il direttore generale della Asl Marinella D’Innocenzo ha ribadito l’ormai arcinoto cronoprogramma dei lavori per la costruzione del nuovo ospedale di Amatrice, il cui avvio dovrebbe coincidere con il quarto anniversario del sisma che ha distrutto la città. Per quello previsto a Rieti, confermati per l’ennesima volta i 189 milioni di euro di finanziamento pubblico, con tempi di realizzazione ovviamente non compatibili con un prossimo raddoppio a scopo sostituzione della struttura attualmente in esercizio. Il “San Camillo de Lellis” rimarrà quindi ancora a lungo l’unico nosocomio provinciale, pur con i limiti e le carenze strutturali di cui è portatore.

Nel gioco dei raddoppi entra infine quello forse più atteso, se non altro per gli anni passati ad agognarlo. A fronte delle tante parole di ottimismo sparse anche in questi ultimi mesi, la Salaria è rimasta finora nel libro dei sogni. Venerdì un emendamento di maggioranza al Decreto Rilancio presentato alla Camera e votato pure da Paolo Trancassini di FdI, ha stanziato 20 milioni di euro per il raddoppio della consolare da Passo Corese a Osteria Nuova e per un secondo tratto in territorio marchigiano. Il passaggio da due a quattro corsie è al momento solo sulla carta di un atto parlamentare: per festeggiare davvero non resta che veder partire i cantieri.

In settimana abbiamo appreso con piacere la chiusura in attivo del bilancio del Cotral. L’assessore regionale alla Mobilità, Mauro Alessandri, ha assicurato che l’avanzo consentirà cospicui investimenti sulle infrastrutture e sul parco veicoli. Che di certo non raddoppieranno la portata dei passeggeri ma almeno miglioreranno un servizio essenziale per i pendolari ora alle prese pure con i problemi del distanziamento sociale.

Quando nel 1961 Umberto Eco pubblicò il saggio “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, il noto presentatore non la prese molto bene. Del resto, il giovane critico aveva delineato un ritratto piuttosto impietoso del conduttore italo-americano, il cui successo – era la tesi dello studio - proveniva da spettatori che vedevano sullo schermo una persona di valore inferiore al proprio, dunque rassicurante e non in competizione con la dimensione umana di ciascuno di loro. Il salto sociologico era enorme: non più l’uomo senza qualità descritto da Robert Musil trent’anni prima per indicare un individuo incapace di uniformarsi e adattarsi al contesto esterno. Al suo posto un personaggio privo di reali talenti che, proprio per questo, beneficiava del favore del pubblico.

All’epoca il mondo intellettuale si schierò tutto con Eco. Bongiorno seppe però farsi valere con sottile perfidia, ricordando spesso che il professore era uno degli autori delle domande di “Lascia o Raddoppia?”, l’iconico quiz capostipite di un intero genere. Il padre de “Il nome della rosa” smentì sempre questa sua collaborazione con la trasmissione, alimentando così uno dei più curiosi (e a questo punto irrisolti) misteri della storia della televisione e del costume nazionali. Comunque sia andata, non è da escludere che a oltre mezzo secolo di distanza Umberto Eco avrebbe adesso potuto scrivere uno dei suoi fenomenali pezzi, rivalutando magari la figura di Mike Bongiorno. E con essa la cruciale importanza di certi “lascia” e cert’altri “raddoppia”.

 

05-07-2020

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