Febbraio 2018

STORIE

L'AMORE MALATO

E la forza di dire 'No'

violenza

L’amore non è sempre quella esperienza meravigliosa che si immagina, non sempre due persone potenziandosi diventano un’entità nuova, a volte ci si smarrisce dimenticando chi siamo realmente. Il sentimento può trasformarsi in un laccio: stringendosi ti toglie il respiro. 

“Siamo sempre noi a decidere. Per quanto l’amore possa essere travolgente siamo noi a scegliere. Oggi posso dire di aver condotto male quella parte della mia vita: non ero presente, mi sono lasciata travolgere da quelle che sono convinzioni diffuse e come rassegnata ho portato avanti una storia che mi distruggeva. Diamo spesso la responsabilità al cuore, ma lui lo sa, lo sente sin dall’inizio! E’ la testa invece ad essersi impossessata di una serie di informazioni che non mi sono state restituite a livello di sensazioni e sentimento.
E’ stata lei, la testa, a dire ‘La vita in fondo è tutta qua’ ‘Guarda come è bravo, come si prende cura di te, è sempre presente’ ‘Come è carino! Ti sta dando dei consigli, ti ha evitato di fare quello sbaglio… ti ha detto come fare’ Non mi rendevo conto di come, proprio in quelle manifestazioni, l’amore non c’entrasse nulla, era solo un prendersi tutto ciò che mi riguardava: dai miei spazi più intimi al mio spazio decisionale fino a togliermi completamente l’autonomia.”

Chi ha accettato di raccontarci questa storia è una di quelle persone al disopra di ogni sospetto. La incontri e pensi di vedere una donna realizzata, brava professionista, brillante e luminosa, ne parla oggi con serenità e distacco, necessario, entrambe siamo però consapevoli del grande rischio corso, di come la parte oscura abbia cercato di inghiottirla completamente.
Non concede alibi a se stessa, non ama essere definita vittima, è consapevole di avere la sua parte di responsabilità
“C’è una parte di te che vuole ‘assentarsi’, probabilmente ha questa esigenza. Ed è comunque costruttivo fare un’esperienza come questa se servirà a non doverla più ripetere, importante rispondere all’appello: chiunque si avvicini alla nostra vita non è mai gratuito. Ci sono sempre delle energie che sono funzionali alla nostra crescita. Qualunque cosa accada ogni giorno ha sempre un perché, figuriamoci quale legame profondo possa essere alla base di chi scegliamo di frequentare.”

Si attribuiscono solitamente al cuore scelte di questo tipo, tu invece ritieni sia stata la tua testa la pessima consigliera
“Il cuore metteva una distanza avrei fatto bene ad ascoltarlo. Esorto le donne ad evitare di proteggere questi uomini così apparentemente sprovveduti, così tristi, in difficoltà perenne… bambinoni che non vogliono crescere. Non serve l’istinto materno quando dovrebbe compiersi un percorso consapevole nel decidere di affrontare le propri difficoltà insieme, con delle azioni: la vita è roba concreta. Le parole purtroppo, come i sentimenti, se non tramutati nella realtà dei fatti rimangono semplici promesse. Io sono stata sommersa da tante belle parole e promesse fantastiche: come non caderci? Ma il mio cuore sapeva che sarebbe rimasto tutto immobile.
Ero talmente intrisa da quella convinzione, da pensare che la mia vita fosse completamente finita. Anche il fisico lanciava messaggi preoccupanti, mostravo il doppio dei miei anni, non avevo voglia di vestirmi, truccarmi, mai che stessi a  preoccuparmi di una forma, di un dettaglio: cercavo di sopravvivere perché non avevo più energie. Queste persone non sempre sono consapevoli dell’azione di  ‘vampirizzazione’ che compiono, eppure ti ritrovi a non avere minimamente autonomia. Una parte di te pensa sia normale che l’altro avvicinandosi alla tua vita possa farlo con la più bella delle intenzioni: prendersi cura di te. Non è vero, ti sta fottendo. Ti sta fottendo il tempo, le energie, ti prosciuga in tutto, ti toglie il sogno, la speranza e tu muori giorno dopo giorno.”

Qual è stata la scintilla che ha provocato il risveglio interrompendo il cortocircuito tra cuore e mente?
“Quel famoso cuore da me tradito si è fatto prepotente, ha urlato così forte da arrivare alla pelle, in superficie. Non riuscivo neanche più a farmi sfiorare nell’ultimo periodo del nostro rapporto. Non volevo essere toccata neanche con un dito, tanto era il disgusto per quella situazione. Finalmente sono riuscita ad ascoltare quel grido, l’ho rispettato. Penso di essere stata fortunata. Queste persone avvertono la fine e l’impossibilità di aggrapparsi ad un ripensamento, diventano aggressive. Io potevo essere l’ennesimo fatto di cronaca nera finito su un giornale ‘Uccisa dal suo compagno che non accettava la separazione”, l’ho visto nei suoi occhi: ho visto il sangue. La vita ti sorprende perché scopri in te un coraggio inatteso ed io oggi ricordo come ho ricambiato quello sguardo, con quanta serenità ho detto ‘Puoi farmi fuori, con te non torno.”   

Un lasso di tempo importante, eppure oggi lo racconti come si trattasse di giorni, ore…
“Ho fatto un gran lavoro per rimuovere tutta quella sofferenza, di questo stiamo parlando… Tant’è che molte cose di quella vita non le ricordo, le ho cancellate,  rimosse… Come parlassero di un’altra persona. Ad un certo punto però c’è una rinascita.
Alla luce di questa mia esperienza il messaggio è ancora ‘Possiamo scegliere,  in qualsiasi momento’. Spesso il mondo intorno lancia dei segnali, campanelli d’allarme che non vogliamo ascoltare, è necessario trovare il coraggio di osservare quella parte e di scegliere giorno dopo giorno se è quello che il nostro cuore veramente vuole. C’è una vocina alla bocca dello stomaco che dice ‘Basta’.

Nella donna c’è una sfida con il tempo data dall’orologio biologico: quanto peso ha nella rassegnazione per un rapporto che non senti come autentico, ma che preservi come unico accesso alla via della maternità?
“Da questo punto di vista per me non è andata bene, ma dobbiamo fare i conti anche con la nostra struttura. Forse non ne ero profondamente convinta,  altrimenti avrei fatto bene a privarmi di quella ostinata necessità di soffrire a tutti i costi. Dobbiamo concederci la possibilità di non essere pronte per una famiglia magari per dei sentieri dolorosi scolpiti nei nostri ricordi, per dei meccanismi assorbiti che ci ritroviamo a ripetere: c’è chi lo chiama karma, chi coazione a ripetere.
Ora mi sono liberata di questo padre-padrone a dimostrazione che se ne può uscire, anche dopo decenni. Basta un’azione decisiva, drastica, irreversibile, facendosi aiutare dalle forze dell’ordine se occorre.  E’ stato funzionale per godermi questa seconda giovinezza in cui, affrancata da certi schemi familiari, ora interpreto me stessa. Capisco che il tempo indietro non torna, è la parte più difficile della storia, ma in riposta ho un sorriso di sfida nel pensare quanto sia stato forte l’amore  per me stessa: non  sapevo di averlo ed invece è emerso. Ora metto a fuoco la mia identità, poi forse ci sarà posto per qualcun altro.
E’ bello stare bene con se stessi, senza 'dipendere' da un sentimento malato."

 

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