a cura di Diego Petroni

Giugno 2020

CALCIO

L'ALGORITMO FATALE

calcio

(di Alessandro Mezzetti) Premetto, il calcio è uno sport che affascina l’intero paese, che tiene unita di padre in figlio una passione per undici uomini che corrono dietro ad un pallone, una maglia, una città, un ricordo di gioventù e dunque lo mettiamo tra le cose non necessarie nel percorso di vita di ognuno di noi. Il virus, invece è stato un momento, e per certi versi lo è tuttora, in cui ognuno di noi ha avuto paura. Ha rivoluzionato le nostre esistenze, ci ha messo di fronte alla decisione di bloccare le nostre vite per preservare la salute, di restare a casa tranne i così detti “motivi di necessità”. Ha bloccato le nostre abitudini, fermato le nostre aspirazioni,  fermato i nostri frenetici ritmi di vita e ci ha costretto a “rivedere” le priorità rivoluzionando in qualche caso la nostra “scaletta” quotidiana.  Dunque ne consegue che la ripartenza del calcio non era una priorità per noi appassionati, ma per il movimento economico e produttivo, per l’indotto che rappresenta in termini di media, annessi e connessi, possiamo senza dubbio affermare che il calcio è un’economia solida in questo paese, che produce 4,7 milioni di euro l’anno tanto da essere considerato tra le prime dieci industrie italiane.  Tutto questo ci aiuta a capire i motivi del gran parlare che si è fatto in questi mesi sulla ripartenza del calcio ma soprattutto sulle modalità, che hanno diviso la Federazione Italiana Giuoco calcio e le leghe di serie A, B e C, di cui quest’ultima si è incartata su se stessa prima annunciando , poi smentendo i verdetti delle promozioni, retrocessioni, playout e play off si oppure no, fin tanto ad arrivare a suon di riunioni rinviate a retrocedere le ultime per girone tra cui il Rieti, a promuovere le prime di ogni girone e poi “fare” dei mini campionati per decidere chi sono le altre a salire e scendere. Un rompicapo assurdo per nulla facilitato da un “algoritmo”. E mentre scrivo, il Rieti con ogni probabilità dovrà ripartire dalla Serie D. Non che non lo abbia meritato sul campo per scelte societarie “avventate” che abbiamo affrontato nei mesi scorsi, ma di retrocessione a tavolino si tratta, perché comunque mancavano nove giornate al termine della stagione regolare e la matematica possibilità di salvezza, seppur ridotta al lumicino, era ancora in ballo. Paradossale ad esempio è la situazione del Rimini nel girone B che alberga a 21 punti insieme al Fano ma retrocederebbe per la classifica avulsa, mentre lo stesso Fano avrà una chances salvezza attraverso i play out.

Con il Rieti in D, una società da rinnovare, una squadra da smantellare, un tecnico che andrà via, per i tifosi amarantocelesti sarà un’altra estate rovente, segnata dall’incertezza di chi raccoglierà il pesante fardello e soprattutto con che progetti. Il tutto, ovviamente, vie legali a parte.

foto @PRIMO PIANO

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