Aprile 2019

PROVINCIA

LA VALLE DEL SALTO TRA BRIGANTI, PAPI E RE

storia

(di Simone Vulpiani) La Valle del Salto deve il suo nome alla presenza del fiume Salto e dell’omonimo Lago del Salto, che è il bacino artificiale più grande della regione Lazio, creato fra il 1938 ed il 1940 da una imponente diga alta 90 metri per la produzione di energia elettrica.
Sui suoi lati si aprono i "fiordi" che penetrano nelle valli scavate dai torrenti nelle tenere rocce marmoso-arenacee e che occupano quelli che un tempo erano scoscesi dirupi boscosi ora colmati d'acqua a formare angoli ed insenature che non sembrano neanche italiani.
La Valle del Salto, quale terra di confine, fu teatro di quel fenomeno del brigantaggio sviluppatosi oltre che nel Cicolano, anche nella vicina Marsica e nell’Aquilano soprattutto dopo il 1860, quando il Regno delle Due Sicilie fu definitivamente annesso al nuovo Regno d’Italia. La ribellione delle masse vedeva coinvolti ex soldati dell’esercito borbonico e disertori dell’arruolamento al nuovo esercito, spesso anche fuori legge e malavitosi, ma anche rivoltosi impegnati a difendere i propri diritti di fedeltà al Re di Napoli. Ma già nel periodo borbonico i luoghi di frontiera del Cicolano erano caratterizzati da un clima di instabilità sociale, politica e culturale.
Fenomeni di contrabbando, saccheggi e corruzione alimentavano i contrasti tra le guardie doganali e i gendarmi papali preposti al controllo del confine. Lo Stato Pontificio, ed a sua volta una gran parte del clero, offriva rifugio e assistenza alle bande di briganti che, considerate come eroiche squadre militari, venivano premiate ed incitate nelle loro azioni. Anche il Re Francesco dopo la conquista del regno si rifugiò nello Stato Pontificio e spesso invitava, nella sua dimora a Roma, i capo-briganti offrendo aiuti in armi e denaro, incitandoli alla rivolta contro i piemontesi.

La maggior parte dei briganti nel periodo invernale, cioè dai primi di novembre fino alla fine di aprile, rimanevano ospiti nello Stato Pontificio occupandosi di lavori campestri o di pastorizia ma, quando giungeva la primavera, col clima meno rigido e con la possibilità di nascondersi meglio nei boschi ricoperti di foglie, tornavano in piccole bande nel Cicolano per sfrenarsi in ogni tipo di violenza soprattutto contro quelli che erano ritenuti fautori del nuovo regime. La figura del brigante Bernardino Viola, ricordata anche nel romanzo “Fontamara”  di Ignazio Silone, è emblematica per la storia del brigantaggio di questi luoghi, perché visse più a lungo rispetto ad altri capibanda, provenienti soprattutto dalle zone di Tornimparte, Fiamignano e Pescorocchiano, ed anche perché egli stesso era un uomo originario di questa terra di confine. Era nato nel novembre del 1838 a Ponticchio, tra Vallececa e Fiumata, proprio dove si trovava la dogana in cui il padre Angelo lavorava come guardia.

Passeggiando tra i piccoli e pittoreschi borghi della Valle del Salto, si possono ammirare dei bei dipinti colorati, posti in mostra sulle pareti esterne delle abitazioni, raffiguranti i briganti, a piedi o a cavallo. Muri e facciate degli edifici nati grazie al progetto “Percorsi del Brigantaggio nella Regione Equicola”, che sono cornici preziose e rappresentano curiosità turistiche, insieme alle grotte dove i briganti dimoravano o si nascondevano e che si vedono sulle ripide coste dei rilievi della valle, che si dipingono di colori straordinari secondo le diverse stagioni per sorprendere ed emozionare. Facciamoci un salto in questa Valle così ricca di storia, cultura e arte a volte dimenticata anche a causa di una incuria dovuta a scelte politiche o ideologiche di fondo.

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