Dicembre 2020

STORIE

LA STORIA : IN QUEI GIARDINI IL NOME DI MIO NONNO…

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(di Stefano Mariantoni) - Nonno Adriano se n’è andato all’improvviso, il 28 dicembre di diciannove anni fa. Stavamo salutando la lira, in quei giorni, e lui mi sembrava eccitato per il cambiamento. I cambiamenti non lo impressionavano mai, a dire il vero. Due giorni prima mi aveva regalato una moneta da due euro che conservo ancora. Era la prima che tenevo in mano. Sapendo che valeva quasi quattromila lire, gli dissi che non doveva, che erano un sacco di soldi. Ma lui ha insistito così tanto. È stato l’ultimo gesto che ricordo: io, lui e Dante che brilla nel cerchio dorato. Nonna Clara, che l’ha raggiunto poche settimane fa scegliendo lo stesso mese, forse nel tentativo di stargli ancora più vicino - ne avrebbe tirati fuori chissà quanti, di ricordi. Anche se non osavo chiederglieli, per il fatto che quell’amore completamente intatto dentro al petto, la faceva ancora singhiozzare. E allora lasciavo stare, che anche la mia curiosità sapeva accontentarsi. Ma quello che più amavamo ripensare apparteneva a un crocevia lontano, al loro incontro sotto i platani di Porta d’Arce, che la guerra era finita già da un po’. Lui aveva rispettato la promessa di tornare, ma a quanto pare non bastava. Bisognava guardarsi dentro e riconoscersi. Allora lui che fece, il temerario? Che numero escogitò, il bersagliere paracadutista? Preparò i documenti per l’America. Non fosse stata lei, avrebbe sposato la lontananza. Nonna strinse in mano quei fogli per il passaporto e la sua bella calligrafia. Le fu subito chiaro: si potevano strappare, anche subito.

Alla memoria di Adriano Acchioni, militare e combattente impegnato nella guerra di Liberazione, Cavaliere della Repubblica e Stella al merito del Lavoro, nel 2017 è stato intitolato il parco di via Gino Martini, a Villa Reatina.

La scuola poi finiva e io venivo a star da te
che cambiavi il divano e ne facevi un letto
Dove le mie domande s’addormentavano
E le tue risposte si potevano sognare
La finestra socchiusa raccontava un po’ di vento
E l’odore degli aghi del pino
Parlavi, con amore, della guerra
Di come hai salvato i tuoi vent’anni
Dicevi della vergogna con orgoglio
Mi parlavi della paura con coraggio
C’era un essere feroce, nella gabbia del passato
In mezzo al buio mi potevo avvicinare
Mi aggrappavo a quel cuscino che t’era mancato
Mi riparavo dietro il cipresso che t’ha risparmiato
Ingoiavo la tua sete, poi ti davo la mia mano
La portavi sopra al segno di una scheggia
Un ricordo scritto forte sulla pelle
Sapevi le strade della libertà e come ci si arriva
Le facevi a memoria, senza patente
Sapevi le gioie, come le capriole
Sapevi soffiare tarantelle nell’armonica
Disegnavi un uccello e la sua voce
senza staccare la penna dal foglio
Inclinavi il tuo nome nella firma
Come oggi la piego io
E quando ti ho chiesto una spada di legno
Ché ero Giulio Cesare, a Carnevale
L’avevi verniciata rosso vivo
Come sangue che non s’asciuga
Ma che gli hai fatto, tu?
Che c’hai fatto coi tuoi spari?
Perché brillano ancora forte le tue medaglie?
Perché sei cittadino in tanti posti?
E continuavi a raccontare
Che tu la guerra non la sapevi fare
Provavi solo a riparare la pace
(Adriano Acchioni, 28 dicembre 2001-2020)
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