Novembre 2020

LA STAMPA TRA POLITICA E PANDEMIA

società

Watchdog, letteralmente cane da guardia. E’ la parola che la cultura anglosassone utilizza per descrivere il ruolo della stampa nei confronti del potere, affinché venga sempre esercitato in maniera corretta e trasparente. In un’epoca di abuso di termini stranieri, l’espressione rende bene e con immediatezza il senso del lavoro di chi fa informazione.

La pandemia ha stravolto molti registri, compreso quello comunicativo. I mass media non sono stati esenti da pecche, esagerazioni o eccessi critici. In qualche caso hanno anche propalato notizie poco veritiere, ma in linea di massima le segnalazioni, gli avvertimenti, l’elaborazione dei dati sulla curva epidemiologica e sulla congruenza organizzativa delle strutture mobilitate hanno riflettuto una genuina pulsione ad informare i cittadini con la dovuta appropriatezza. Parallelamente, sono serviti a rimarcare disfunzioni da correggere a beneficio degli operatori e soprattutto dei gestori. E non ultimo, sono valsi a tributare il giusto riconoscimento ai sanitari che sul campo si trovano ormai da mesi impegnati in una lotta durissima e stremante.

In momenti di profonda sofferenza la tenuta nervosa di chi detiene le leve del comando è un requisito indispensabile: sia per garantire la più efficace applicazione dei protocolli, sia per trasmettere alla gente l’effettivo tenore dello status quo.

I problemi, le difficoltà, i ritardi sono d’altronde palesi e indicarli non equivale ad intentare processi mediatici. Tutt’altro. Come nel resto d’Italia, la macchina tecnico-amministrativa della sanità reatina è stata e continua ad essere sottoposta a pressioni fortissime, stretta com’è tra l’esigenza di approntare con immediatezza e scarse risorse le risposte medico-assistenziali all’aggressione del coronavirus e quella di contenere le opposte rivendicazioni della partigianeria politica. In mezzo si colloca la stampa, almeno quella maggioritaria non sottomessa ai diktat di qualche capobastone, che con tutti i limiti e le inadeguatezze rivelati da un evento planetario mai vissuto prima d’ora, ha sistematicamente dipinto un quadro di realtà pubblicando cifre, ragionando sulle pratiche adottate, evidenziando debolezze.

Questo esercizio, fondamentale presidio di democrazia sancito dalla Costituzione, è stato invece a volte vissuto con fastidio o addirittura come un’aggressione, tanto che a più riprese sono state minacciate denunce per diffamazione o, peggio, per procurato allarme. Al di là dell’oggettiva infondatezza giuridica di simili accuse, il punto più dolente è che si sono perse occasioni per fare tesoro delle criticità segnalate, spesso non comprendendo (forse per la tensione dello sforzo) lo spirito costruttivo con cui certe défaillance vengono messe in luce. Persino la pubblicazione degli sfoghi di utenti che raccontano le loro disavventure, con il relativo portato di angosce e frustrazioni, risulta preziosa per decongestionare il carico emotivo che grava sulla popolazione, canalizzando sentimenti di rabbia e di protesta in alvei di decente controllabilità. Altro che generare panico.

I numeri sono del resto impietosi e diventano facile strumento di speculazione politica. Che è legittima e magari doverosa in una sana dialettica democratica, ma che rimane pur sempre piegata ad interessi di parte. La dettagliata interrogazione presentata oggi in Regione da Fratelli d’Italia sulla preoccupante situazione Covid in provincia di Rieti è solo l’ultimo tassello in ordine di tempo e non sarà evidentemente la conclusiva iniziativa politica attraverso la quale, pescando dal bacino delle notizie apparse sugli organi di stampa, si condurrà la battaglia contro l’avversario di turno.

Insomma, se da un lato le sollecitazioni delle testate locali sono mal tollerate dalla Asl perché lette con le lenti deformanti del pregiudizio invece che nel segno di un’attenta capacità di osservazione, dall’altro tutti i partiti trovano comodo cavalcare inchieste, foto ad effetto e approfondimenti giornalistici da indirizzare a proprio vantaggio, forzandone non di rado la neutralità che deriva loro dalla oggettiva constatazione dei fatti.

Senza che questa suoni come una (inopportuna) sviolinata alla categoria, vale ricordare la regola aurea del rispetto del mandato di ciascuno, in un gioco nel quale chi non ha bisogno di ricorrere alla faziosità è proprio la stampa più accreditata, attendibile e selezionata nell’immensa rete di canali informativi proliferati grazie al potente sviluppo dell’information technology. Il resto sono per lo più beghe di piccolo calibro che non meriterebbero troppa attenzione.

 

05-11-2020

condividi su: