a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2020

IL DOMENICALE

LA SOSTENIBILITÀ URBANA NELL’EPOCA DEL CORONAVIRUS

(di Massimo Palozzi) “Ma Frégate” è una poesia dell’Ottocento del poeta francese Alfred de Vigny. Ad una lettura superficiale potrebbe essere presa per la citazione della più tipica espressione del dialetto reatino. In realtà si tratta dell’omaggio a una nave da guerra. La traduzione in italiano è per l’appunto “La mia Fregata” e l’opera racconta la nostalgia di un capitano per un veliero di cui aveva avuto il comando.

Questo piccolo divertissement linguistico non aspira solo a stemperare il clima in un frangente difficile, ma aiuta piuttosto a capire quanto sia importante la comunicazione, soprattutto in momenti di smarrimento collettivo, dove basta una parola fuori posto o una frase ambigua per scatenare conseguenze incontrollabili.

Con buona pace degli appelli alla calma, il panico da Covid-19 si è ormai diffuso in maniera molto più rapida e pervasiva del virus stesso. La psicosi da contagio circola senza incontrare resistenze. Almeno ha il merito di aver riportato in auge buone prassi igieniche (che per la verità avrebbero dovuto già appartenere al nostro quotidiano anche in epoca previrale), accompagnate da pratiche precauzionali cui invece non eravamo abituati: niente strette di mano né baci sulle guance quando ci si saluta, e in generale riduzione al minimo dei contatti fisici nelle relazioni sociali.

In una fase di estrema tensione emotiva, questo surplus di cautele ci sta. Magari sarà pure sovradimensionato, ma le linee guida degli esperti sono inequivocabili. Stupiscono al contrario certi fenomeni per niente rari che non sembrano invece suscitare analoghe attenzioni e premure, nonostante l’indubbia, evidente incidenza sulla salubrità della città.

La settimana si è ad esempio aperta con la segnalazione (l’ennesima) dell’infaticabile Benito Rosati circa i miasmi che si levano dal Fosso Ranaro, nei pressi dell’ospedale. Non è la prima volta che il ruscello balza agli onori delle cronache per problemi di inquinamento. Probabilmente stavolta si tratta di scarichi fognari non filtrati a dovere provenienti da Campoloniano.

L’area è critica per definizione, a maggior ragione in un periodo come questo di allerta medica. Eppure si continua a tollerare che i piccoli corsi d’acqua che innervano il territorio diventino ricettacolo di chissà quali schifezze.

I fiumi e i laghi di cui è ricca la provincia sono un tesoro troppo importante per poter essere compromessi a causa di incuria e disattenzione. La salvaguardia dell’intero contesto ecologico ha del resto fatto maturare una solida coscienza civile, che di recente ha visto la mobilitazione di tanti cittadini contro gli ipotetici rischi collegati all’installazione di centrali elettriche alimentate con rifiuti di vario genere.

Derubricarlo a piccolo episodio marginale appare allora un azzardo. Perché di vicende del genere ne capitano a iosa e notarle di questi tempi non fa che aumentare l’imbarazzo per quelli che risaltano come veri e propri paradossi.

L’immagine del topo morto a San Francesco, incastrato in una delle innumerevoli buche sulle strade cittadine, di cui Format ha dato conto giorni fa con tanto di corredo fotografico, non è grave in sé, per quanto desti ribrezzo. È grave nel diventare emblematica della non adeguata considerazione nella quale vengono tenuti il decoro e la pulizia in un frangente storico in cui la disinfezione dovrebbe essere estremamente curata, tanto a livello individuale quanto a livello pubblico.

Situazione ben più seria si è peraltro registrata in via Tancredi, all’altezza dell’incrocio con via della Ripresa, ai piedi dell’ospedale vecchio. A causa di una probabile avaria al sistema fognario, dai tombini è fuoriuscito un rigurgito di liquami, cui si sono aggiunte le piogge che hanno determinato un accumulo di acque luride proprio alla base dei cassonetti per la raccolta dell’immondizia. I residenti hanno segnalato la cosa, ma tra un rimpallo di competenze e altre faccende in cui le autorità preposte sono affaccendate, non è bastato ad evitare lo spettacolo di cassonetti con le ruote immerse nel putridume da cloaca in pieno centro storico.

Ora, non è necessario un particolare acume per afferrare l’assurdità di simili contesti: da un lato si chiede alla gente la massima igiene e la più grande accortezza, mentre dall’altro si consente per giorni e giorni il verificarsi di condizioni già di per sé inaccettabili e che non dovrebbero nemmeno essere annoverate tra le opzioni possibili nel mezzo di un’emergenza sanitaria.

Manco a farlo apposta, martedì sono uscite le anticipazioni sugli esiti dello studio Smart City Index di Ernst & Young sulla compatibilità ambientale dei capoluoghi italiani. Ogni anno la ricerca fotografa lo stato di salute delle nostre città attraverso l’osservazione dei progressi in tema di mobilità a impatto ridotto e dello sviluppo di reti e infrastrutture, in parallelo alla capacità di innovare e offrire agli abitanti servizi di qualità. I dati preliminari del rapporto 2020 si concentrano sulla sostenibilità urbana, per evidenziare quanto l’impiantistica sia smart (cioè intelligente, nel senso di capace di facilitare la vita senza aggredire troppo le risorse naturali) nelle diverse componenti del trasporto, dell’energia e dell’ambiente. Quindi acqua, verde e rifiuti.

Mettendo insieme i diversi risultati, la prima in graduatoria è Trento. Rieti si piazza invece al 98º posto su 109 capoluoghi, vale a dire sul fondo dell’elenco. Come tutte le classifiche, i parametri presi in esame e gli elementi su cui hanno lavorato i rilevatori sono opinabili, criticabili e contestabili. Ma anche al netto di eventuali inesattezze o sottovalutazioni legate a possibili mancati aggiornamenti dei dati (come ha lamentato l’assessore comunale all’Ambiente Claudio Valentini), diventa difficile immaginare un capovolgimento assumendo criteri di analisi maggiormente favorevoli.

Dunque, tutto pare tenersi. E se, come diceva Agatha Christie, tre indizi fanno una prova, forse non sono gli abbracci o le strette di mano a rappresentare oggi l’unica insidia alla convivenza sociale.

 

08-03-2020

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