Gennaio 2020

SALUTE

LA SANITÀ E LA CONSIDERAZIONE PER LE CATEGORIE PIÙ FRAGILI

sanità

Giunge ad alcune redazioni delle testate online la protesta dei familiari di una signora 93enne che per più di 15 ore è rimasta tra le barelle del pronto soccorso in attesa di un ricovero mentre i familiari preoccupati venivano rimbalzati dal personale sanitario. Senza mettere in dubbio le oggettive difficoltà del personale medico ed infermieristico di cui abbiamo sempre tenuto in considerazione il grande carico lavorativo, risulta quantomeno difficile da accettare la risposta giunta dalla direzione aziendale che si affretta a garantire che le ‘buone pratiche sono state rispettate’, in quanto non sarebbero state superate le 24 ore previste. Come al solito si risponde con norme e burocrazia a quello che è innanzitutto un problema ‘umano’. Di nuovo la direzione si affretta a presentare statistiche di accessi, a sottolineare la criticità del momento, e assicura che “la paziente è stata costantemente monitorata da personale altamente specializzato e fatta oggetto di terapia farmacologica del caso”. In poche parole sembrerebbe che la protesta da parte dei parenti sia pretestuosa o inopportuna: non sarà perché vedere un genitore, un nonno, uno zio, una persona anziana varcare quella soglia equivale a vederlo smarrirsi? A perdere quel po’ di qualità di vita che qualcuno con molta fatica aveva provveduto a garantirgli? Che una donna di 93 anni, in mezzo a molte altre barelle in attesa, appare ancora più vulnerabile sia pure osservando le ‘buone pratiche’? E che fine hanno fatto i famosi percorsi agevolati? In che modo la Sanità tiene in considerazione i nostri malati anziani? Vogliamo parlare di come accoglie le ‘categorie protette’ allo stesso Cup di viale Matteucci? Se prima c’era uno sportello dedicato, ora c’è un ufficio che rimane esattamente dinanzi alla porta d’ingresso.  La fila che si forma tra esenti, invalidi e donne in stato interessante è destinata ben presto ad intralciare il corridoio e questo non è concesso dalle norme di sicurezza! E allora? Non ci sono sedie perché il luogo scelto è veramente scomodo e non c’è possibilità di posizionarle… dove dovrebbero stare queste persone ‘fragili’? Basta ascoltare per pochi minuti i commenti dei presenti, le loro storie, le loro difficoltà nel garantirsi una assistenza adeguata, perché creare loro un problema in più, reso ancora più grave dai tempi di attesa che, a causa del cambio software, si sono oltremodo allungati? Dispiace vedere sempre coinvolti in questa bagarre i dipendenti del Cup o l’usciere o il servizio di vigilanza, ma sono le uniche persone presenti a cui riversare l’indignazione del caso. Ieri mattina le persone in fila, dinanzi ad un utente abbastanza anziano e con molti acciacchi hanno  suggerito  almeno di cercare una seggiola. Beh, è stato lui, il nonno, a chiedere scusa! Scusa di cosa? Scusa a chi? Un vecchio signore di altri tempi ha manifestato il suo rammarico nell’aver ‘disturbato’ ed aver avuto necessità di essere accolto in maniera più consona, quella che gli spetterebbe di diritto. Una lezione tutta da imparare da chi invece dovrebbe innanzitutto  rispettare proprio le fasce più deboli, quelle che vedranno il maggior incremento sul nostro territorio, quelle a cui tutti siamo destinati, un servizio per il quale abbiamo pagato… per tutta una vita.

(grazie a chiunque regali un sorriso, un'attenzione diversa. A chi unisce la cura del corpo alla cura dell'anima. All'infermiere gentile, al dottore che dedica due minuti in più, a chi si sofferma, a chi dà un'indicazione precisa, a chi al telefono accoglie con competenza ogni richiesta, a chi rassicura, al portantino che scherza accompagnandoti in sala operatoria, all'inserviente che entra in confidenza mentre pulisce la stanza, perché... quando parliamo di Sanità non intendiamo solo 'servizi' e 'professionalità'...)

#sanità
28 gennaio 2019

condividi su: