a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2021

IL DOMENICALE

LA PRIMAVERA DELLE OPERE PUBBLICHE

amministrazione, città, provincia

di Massimo Palozzi - Nonostante il freddo e il lockdown, da calendario è entrata la primavera. La stagione del risveglio della natura per molti popoli coincide addirittura con il capodanno. In Iran, ad esempio, oggi è il primo giorno del 1400 (Nowruz mobarak).

Da sempre l’equinozio di primavera (che in realtà è caduto ieri) marca l’ideale passaggio a una fase caratterizzata da energia e voglia di fare, a dispetto delle quali la forzata chiusura di molte attività e la restrizione della libertà di circolazione sembrano spegnere le residue velleità di impegno individuale e collettivo.

Eppure non ci sono solo le prime timide gemme sulle piante a segnare il cambio di passo. La fioritura di opere pubbliche registrata ultimamente a Rieti induce infatti a un pensiero positivo altrimenti inimmaginabile, pur nella consapevolezza che i tempi restano duri e la ripresa ancora lontana.

Lunedì si è svolta la cerimonia di consegna del primo lotto dei lavori per la metanizzazione di una parte della Piana. Il progetto contempla un investimento di oltre 3 milioni e mezzo di euro per la posa in opera di 25 chilometri di condotte, funzionali all’espansione della rete del gas che a regime, tra circa un anno, servirà 350 famiglie. Il sindaco Antonio Cicchetti e l’assessore ai Lavori pubblici e all’Urbanistica Antonio Emili, presenti all’inaugurazione del cantiere, hanno sottolineato l’importanza dell’iniziativa anche come segnale di ammodernamento della città per l’arrivo del metano nelle aree più periferiche, in virtù di un progetto risalente a ben dieci anni fa. Con l’occasione verranno inoltre riasfaltate le strade rovinate dagli scavi per ulteriori 400mila euro.

Tutti sono consapevoli che lo sblocco finale di un’opera non è che l’esito di un iter che la burocrazia impone lungo e defatigante. Meriti e colpe per i ritardi vanno quindi equamente suddivisi tra coloro che se ne sono occupati. Però è innegabile: vedere gli operai in azione fa un certo effetto. Lo stesso che fanno i preparativi per l’ormai prossima apertura della rotatoria sulla Salaria allo svincolo di Passo Corese (in foto)  annunciata per il 9 aprile. Anche in questo caso si porta a compimento un’opera lungamente invocata, che riuscirà a eliminare la congestione causata dal semaforo sulla più importante arteria di collegamento esterno per Rieti, fluidificando i flussi di traffico almeno in un punto della consolare, in attesa dei più massicci interventi già finanziati.

Sempre a proposito di Salaria, un’altra buona notizia giunge dal procedere dei sondaggi per la bonifica da ordigni bellici nelle aree interessate dai tre svincoli a Villa Stoli, Porta Romana e Giorlandina. Si tratta sicuramente di opere minori, comunque del valore di 28 milioni di euro, studiate per ottenere piccole migliorie rispetto a un’infrastruttura ormai obsoleta nella concezione prima ancora che nelle prestazioni. Sarebbe tuttavia ipocrita nascondere una certa soddisfazione, quantomeno per l’inversione di tendenza che comincia ad avvertirsi.

Entro la fine del mese dovrebbero pure avviarsi i lavori decisi dal Comune per la sistemazione dell’area verde antistante Porta d’Arce dopo l’eliminazione del distributore di benzina, con contestuale ripavimentazione del percorso pedonale fino alla stazione. In contemporanea si provvederà a installare il nuovo impianto di illuminazione lungo la pista ciclabile che costeggia il Velino, da Campo Moro a Ponte Cavallotti, nel quadro di un’operazione di ripristino del decoro urbano decisamente utile e necessaria. Intanto è partito l’ampliamento dell’anello della Valle Santa con la realizzazione a cura della Provincia di un tratto di sette chilometri, sempre della pista ciclabile.

In un contesto del genere un’attenzione speciale la merita in conclusione la problematica legata alle scuole. Il terremoto del 2016 ne ha messe fuori uso diverse. Verrebbe da dire che soltanto “grazie” al Covid le amministrazioni a varIo titolo competenti si sono mosse per mettere mano agli immobili demandati ad accogliere studenti e insegnanti.

Lo si è fatto con interventi estemporanei ed emergenziali, come i moduli installati dalla Provincia in esecuzione degli specifici stanziamenti governativi, o con ritocchi tecnici di minor rilievo: poco più che aggiustamenti su un patrimonio edilizio pesantemente compromesso. Ora però si è finalmente arrivati alla fase di elaborazione dei progetti di adeguamento sismico, con inizio lavori stimato nella seconda metà del 2022. Almeno per le scuole primarie del capoluogo, beneficiarie di 44 milioni di euro da parte della struttura commissariale. Nel dettaglio, dal 2017 risultano destinatarie di finanziamenti la Guglielmo Marconi, sull’omonima piazza, e la Quirino Majorana a Villa Reatina. Quest’ultima è attualmente ospitata nei locali della Cassa Edile in via dell’Elettronica e dovrà essere ricostruita ex novo.

Nel 2018 sono stati poi approvati i fondi per l’adeguamento sismico in favore della media Sacchetti Sassetti in piazza Oberdan e della Basilio Sisti in zona tribunale, che andranno così ad aggiungersi alla già citata Marconi e alla Lombardo Radice a Campomoro, il cui progetto è stato invece curato direttamente dal Comune, per il quale ha ottenuto un’apposita sovvenzione dal ministero dell’Istruzione di un milione e 200mila euro. A questa pioggia di quattrini si accompagnano infine i 4 milioni girati al Reatino a seguito del decreto di riparto del neoministro Bianchi delle somme contenute nel Decreto Agosto varato dal governo Conte II. In base al relativo cronoprogramma, entro il 9 aprile la Provincia dovrà presentare l’elenco degli interventi che intende realizzare.

Secondo il recente rapporto di Legambiente Ecosistema Scuola 2021, riferito ai dati del 2019, il 64% degli edifici scolastici mappati nel Lazio non possiede il certificato di collaudo statico, il 65,6% quello di agibilità e il 55,8% di prevenzione incendi. E solo il 31,2% delle scuole risulta progettato o allineato alla normativa antisismica. A Rieti, per lo meno, sono state svolte le indagini diagnostiche dei solai in tutti gli istituti, ma appena il 16,9% dei fabbricati ha goduto di vantaggi sul piano dell’efficientamento energetico.

In tale cornice si inserisce la proposta ribadita martedì nel corso della riunione della Commissione Controllo dalla consigliera delegata alle Politiche scolastiche Letizia Rosati e appoggiata dal suo gruppo #Iocisto. In sintesi, viene suggerito di derogare alla normativa vigente per superare le pastoie della burocrazia italiana e rivedere l’impiego dei 22 milioni di euro per il recupero della Sisti e della Sacchetti Sassetti, dirottandoli verso la completa ricostruzione anziché al loro adeguamento sismico. In particolare, la proposta prevede la realizzazione di una scuola per il primo ciclo nell’area antistante il centro commerciale Perseo e di un plesso dedicato alle superiori nella zona delle Porrara, nell’ambito del Piano Quadro in via di approvazione.

Sul primo punto saranno da capire i margini di manovra concessi dal legislatore al Commissario per la ricostruzione. Dal quale dipende anche l’eventuale storno dei fondi per la realizzazione di nuovi istituti al posto di quelli considerati da restaurare. Tenuto conto della situazione complessiva, l’idea ha un senso, a patto di superare la logica dell’urbanistica dell’abbandono che pare guidare le istituzioni cittadine. Continuare a costruire significa infatti dotarsi sì di strutture nuove ed efficienti, ma al contempo comporta ulteriore consumo di suolo in una città che non cresce demograficamente e continua a veder proliferare al proprio interno relitti di edilizia pubblica, privata e industriale.

Della sistemazione dell’area in fondo a viale Matteucci si parla da decenni, ma ad oggi rimane una superficie sostanzialmente abbandonata. Almeno una volta ci si insediavano le giostre, dopo aver lasciato la ex cava Fronzetti lungo via Tancia e ora trasferite a Campoloniano dalle parti del PalaSojourner, insieme al circo che stazionava con i suoi tendoni e il suo caravanserraglio a Foro Boario.

Discorso analogo vale per le Porrara, dove la comprensibile ansia di corrispondere alle aspettative di coloro che hanno investito su quell’area, pagando per anni tasse senza alcun riscontro, rischia di consegnare l’ennesimo quadrante cittadino a una speculazione edilizia senza significativi ritorni per la comunità.

 

21-03-2021

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