a cura di Mariastella Diociaiuti

Ottobre 2020

BRICIOLE DI DIRITTO DEI CONSUMATORI

LA POVERTÀ ASSOLUTA IN ITALIA 2005-2018 RELAZIONI CON ALTRI INDICI MACROECONOMICI

società

(di Mariastella Diociuaiuti) Il dottor commercialista Enrico Ubertini, durante il periodo di lockdown, mi ha inviato, quale rappresentante della Unione Nazionale Consumatori di Rieti, questo scritto.
Come è noto la Povertà Assoluta si riferisce ad una condizione di carenza di elementi essenziali per la vita (beni e servizi) che nel contesto italiano sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile (a livello internazionale viene riconosciuto povero assoluto chi è costretto a vivere con un valore monetario corrispondente non superiore a 1,9 Dollari al giorno).
La Povertà Relativa viene, invece, misurata in relazione al reddito del paese e della regione dove vive e lavora l'individuo.
E' evidente l'importanza  degli indici riferiti alla Povertà Assoluta con riferimento alla situazione del nostro paese.
Nella tabella allegata sono riportati i dati assoluti ( in milioni di individui ) Openpolis sulla poverta assoluta in Italia dal 2005 al 2018 come numero di persone ( in milioni di unità ) in stato di sostanziale indigenza.

Il dato è cresciuto da 1,9 milioni di persone del 2005 al 5,06 milioni di persone nel 2018. 

Se si misura la correlazione ( R di Bravais Pearson ) con l'incidenza percentuale sul reddito della pressione fiscale,misurata per lo stesso periodo dalla CGIA di Mestre,si ottiene un dato positivo di 0,7352.

Lo stesso indice calcolato, per lo stesso periodo, in rapporto con le spese per la protezione sociale determinate in milioni di euro ( dato Istat ) raggiunge l'ammontare di 0,91 ( elevata correlazione positiva ) . Il rapporto con l'andamento del PIL nazionale per detti anni fa attestare l'indice al valore di circa 0,92 ( elevata correlazione positiva ). 

Sembra paradossale che l'aumento delle spese per la protezione sociale e del PIL procedano di pari passo con l'aumento della povertà assoluta, ma ciò è dovuto alla crescente divaricazione nella distribuzione del reddito ed alla dispersione dei fondi destinati ad interventi sociali. 

Un dato altamente significativo è la marcata correlazione tra povertà ed emigrazione, attestata da un valore di 0,91 e ricavata con dati ISTAT sull'emigrazione italiana nel periodo 2005 – 2018.

Con l'andamento degli indici sull'occupazione ( % della popolazione tra 20 e 64 anni ) sussiste una correlazione negativa misurabile con un indice R = – 0,33.

Questo dato ci suggerisce la maggiore efficacia contro la povertà  delle politiche di sviluppo dell'occupazione e degli investimenti che devono necessariamente transitare attraverso una drastica diminuzione della pressione fiscale e contributiva ed una politica di rilancio degli investimenti pubblici e privati. 

Tutto ciò implica necessariamente una completa ristrutturazione delle spese della Pubblica Amministrazione in particolare quelle riferite all' apparato amministrativo.

L'indice R calcolato tra emigrazione e pressione fiscale si attesta a + 0,76  : lo stesso  misura il danno arrecato alla società ed all'economia italiana da una politica fiscale e della spesa pubblica dissennata che ha causato la fuga all'estero di imprese e di lavoratori ( tra cui giovani laureati e ricercatori ).

Una marcata correlazione negativa evidenzia il rapporto tra povertà ed andamento del Tasso Euribor ( R = - 0,81 ) mentre il rapporto positivo di quest’ultimo con gli indici di occupazione non supera il valore di R = 0,59.

Ciò, probabilmente, deriva anche  dall’incidenza dei tassi di interesse sul credito al consumo che assicura un po’ di liquidità anche alle classi meno abbienti.

La ridotta correlazione dei tassi di interesse con gli indici di occupazione ( R = 0,59 ) è tipica di una economia ristagnante in cui, a causa delle citate condizioni sfavorevoli create dalla politica economica, gli operatori non hanno interesse ad investire né ad aumentare l’occupazione ( trattasi di una sorta di trappola della liquidità ). 

Il ristagno continuerà anche dopo la ripresa delle attività alla fine del periodo block down del Covid19 se non verranno  adottate misure di contenimento della pressione fiscale e contributiva nonché di drastica riduzione e democratizzazione delle procedure burocratiche. 

La relazione più inquietante, sotto il profilo sociologico è senza dubbio quella esistente tra la crescita della povertà assoluta nel periodo 2005 – 2018 citato e quella dell’ammontare annuo delle entrate dell’amministrazione finanziaria relativo alla tassazione del gioco d’azzardo. 

L’indice di correlazione tra i dati sull’andamento della povertà e quelli sulla raccolta fiscale  totale ( in percentuale del PIL ) del settore dei giochi ( dati dell’Osservatorio CPI ) raggiunge il valore di + 0,96. 

La crescita della propensione al gioco d’azzardo potrebbe anche essere conseguenza della maggiore diffusione della povertà e dell’esclusione sociale ma non c’è dubbio che i due fenomeni interagiscono e che tale prelievo incide quasi esclusivamente sugli individui poveri ed emarginati peggiorando, in tal modo, la loro situazione economica. 

L’abolizione del gioco d’azzardo da tutto il territorio nazionale  determinerebbe, a parere dello scrivente, una netta riduzione della povertà assoluta e relativa e renderebbe più efficaci le politiche sociali di sostegno alle classi meno abbienti e più disagiate. 

Aprile 2020                        

allegato: /kp/uploads/allegato-articolo-format-13-pdf_001.pdf

 

Posso solo aggiungere che l' Unione Nazionale Consumatori, da tempo,  combatte contro il gioco d' azzardo, non solo con campagne informative, ma anche con sondaggi ed eventi divulgativi.
Grazie Dott. Enrico Ubertini per le sue analisi.

15 ottobre 2020

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