Agosto 2018

LA CASA DELLE DONNE

Contribuire all’economia espandendo la creatività

artigianato

La Casa delle donne di Amatrice e Frazioni è un progetto abbastanza ambizioso, tipico delle donne abituate ad alzare l’asticella. Donne che si rialzano e, sorreggendosi, riprendono il cammino. “Ci siamo dette dopo il sisma di non partire, di non andar via - spiega il Presidente della CDAF Sonia Mascioli - di creare un luogo di aggregazione una struttura polifunzionale dove ripartire con quelle

che erano le nostre tradizioni, il nostro artigianato, le nostre conoscenze, la nostra Memoria. Per evitare che con il passare dei giorni, dei mesi, di tutti gli anni necessari alla ricostruzione, si potesse dimenticare da dove era nata Amatrice, da dove i nostri antenati, le nostre nonne e madri avevano iniziato. L’idea della Casa è proprio quella: ripartire dall’associazionismo attraverso artigiani, professionisti e artisti che si mettano in gioco all’interno di laboratori dedicati alla tessitura, alla ceramica, alla cucina. Trasformare le donne in imprenditrici di se stesse, una frase ricorrente della mia amica Enza Bufacchi. Lei un giorno ha detto “Tutti siamo imprenditori e tutte siamo imprenditrici, è che non ce ne siamo rese conto o forse non lo vogliamo scoprire o forse lo abbiamo tenuto nascosto. Ma ad un certo punto della vita bisogna rimettersi in gioco”. Non è stato facile nel vuoto, nel nulla, dire “Da oggi ci sarà la Casa delle Donne”, abbiamo quindi iniziato a girare l’Italia ma molto hanno fatto i social permettendoci di essere invitate da tante associazioni ovunque. Avevano letto che ad Amatrice un gruppo di donne voleva non andar via e ripartire dall’artigianato, utilizzandolo come mezzo di richiamo per il turismo. Quell’artigianato che ad Amatrice non c’era mai stato: non si poteva comprare un tessuto o una ceramica realizzati sul posto.

Era quello quindi il modo giusto di attivarci senza andare a creare concorrenza alcuna a quell’economia che il 24 agosto si era fermata, senza assolutamente fermare o intralciare la ripartenza e la rinascita di chi già prima svolgeva delle attività: noi volevamo essere ‘altro’. Volevamo tornare all’origine e scoprire le antiche tradizioni. Il 24 maggio ci è stata concessa un’area SAE a Torrita e grazie a tutti i Convegni, Eventi e a donazioni abbiamo raggiunto una somma di denaro tale che ci permetterà di costruire la nostra sede e realizzare all’interno i laboratori di artigianato. Da Settembre a Novembre, 76 persone del cratere, uomini e donne, hanno portato avanti con noi “Laboratorio Amatrice” 7 corsi di trasformazione dei prodotti del territorio, uno su Fare Impresa e l’altro sull’HCCP. Sembrava banale ma non lo è stato: le persone si sono rese conto della ricchezza che avevano già intorno, la natura e la terra stessa potevano dare la possibilità di ripartire, con  attività agricole-alimentari semplicissime: l’allevamento dei maiali ad esempio. Siamo la Città degli Spaghetti all’Amatriciana di cui è ingrediente principale il guanciale. La Rete ha permesso di socializzare e capire che ognuno poteva avere un ruolo a cadutain questa impresa, fare guanciale ma anche salsicce, salumi ed approfondire la conoscenza per arrivare a dei formaggi di maggiore qualità. Abbiamo scoperto che la Natura ci dà ma noi ci camminiamo sopra: le erbe naturali, erbe selvatiche dalle quali si possono ottenere piatti squisiti dai ripieni per pasta, ai contorni, ai dolci.

Abbiamo scoperto che calpestavamo qualcosa con cui una popolazione può sopravvivere e fare economia. Il primo luglio la ‘Casa delle donne’ ha presentato i primi risultati. "Dolcelaga", è il dolce della CDAF nato dall’unione delle due città (L’Aquila ed Amatrice) e dal sodalizio con la chef Serenella Deli, per raccontare i profumi ed i sapori della nostra terra utilizzando prodotti di eccellenza tipici. Ce ne saranno addirittura due in quanto ritenuti entrambi meritevoli d’attenzione. Ma il discorso gastronomico è approfondito nel libro“Le ricette di Laboratorio Amatrice” a conclusione del progetto di formazione portato avanti per le donne e gli uomini del territorio del cratere grazie al contributo della Regione Lazio/Arsial/CNA Impresasensibile. Nel libro a cura di Sonia Mascioli e Monica Capanna si trovano ricette della tradizione e non, realizzate utilizzando non i prodotti dei grandi marchi che si trovano in supermercato, ma quello di piccole  aziende locali che hanno preso parte al progetto.

Presentate inoltre, "Le Ceramiche della tradizione", alla riscoperta dei cocci del pastore (“la Scopozza”) che arrivarono ad Amatrice grazie alla Transumanza e nei quali si serviva la ricotta appena fatta, oppure si manteneva caldo il cibo durante i lavori nei campi.

"Abbiamo dimostrato che se si vuole si può, anche senza una sede, anche senza dei laboratori, anche senza un uomo. Comporta il fatto che siamo 9 donne nel direttivo, complessivamente 15 impegnate in queste prime produzioni. Vorremmo diventare 30, 40, 50 non di più: non siamo imprenditrici nel vero senso della parola e forse non lo diventeremo mai. Basterà solo fare in modo che qualche donna possa diventare autonoma e per Amatrice ci possa essere un futuro. In questo momento questa terra non può sopravvivere dei negozi aperti, non può farlo senza il ritorno delle seconde case. Viveva del pendolarismo, viveva dei romani e di chi tornava tutti i fine settimana e faceva spesa nei negozi sul corso. Oggi i negozi aperti temono di dover richiudere subito, i pulman che arrivano la domenica solo nella bella stagione non sono sufficienti per mille persone rimaste a vivere in questi luoghi. Erano duemilacinquecento. Molti giovani si sono dati scadenze, due anni di tempo, questo fa male! Il turismo che oggi ci può e ci deve essere è legato alla Natura, alle montagne, ai nostri sentieri, ma anche ai centri commerciali, anche all’amatriciana, anche alle associazioni se sono presenti e possono produrre qualcosa di più. Credo molto nel poter trasmettere, nel poter tramandare la memoria, perché oggi noi purtroppo possiamo solo raccontarci. In questo momento, avendo perso la nostra Storia, siamo tornati indietro, non c’è internet che tenga. Come nelle antiche tradizioni di una volta toccherà alle donne riallacciare il filo della narrazione, e dovremo essere molto brave nel farlo.”

 

A cura di Stefania Santoprete

 

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