Maggio 2020

SALUTE

"IO ANCORA IN ATTESA DELLA RISPOSTA DEL TAMPONE PER TORNARE A LAVORARE"

sanità
"Voglio raccontare questa esperienza personale  avuta con la sanità reatina in questa emergenza di Covid19 - ci scrive un lettore - La notte del 24 aprile, senza preavviso di sintomi, comincio a sentire un malessere come avessi febbre alta, la misuro e segna 37.1, comincio a stare peggio e in poche ore, la temperatura sale prima a 38.5 e poi a 39.1. Mia moglie chiama subito un amico medico che consiglia di non portarmi in ospedale e di attendere l'evolversi della situazione...stessa cosa dice il mio medico di base ed entrambi mi chiedono i sintomi; ovviamente ho tipici sintomi influenzali, mi sento tutto dolorante ma non ho tosse, né affanno e non ho perso il gusto e l'olfatto, sintomo che fa più paura e mette in allarme. Ma noi in allarme già ci siamo. Allertiamo il mio datore di lavoro ed i colleghi con i quali sono venuto in contatto fino al giorno prima in altra città. Viene attivata subito la procedura di sicurezza dei colleghi che vengono messi subito in quarantena. Nel frattempo, la febbre scende con la Tachipirina, risalendo immediatamente cessato il suo effetto. Si fa sempre più importante l'idea di fare il tampone, anche per la Asl della città in cui lavoro che mi comincia a monitorare da subito, ma a detta del mio medico di base, sembra una cosa difficile da ottenere. Dopo 48 ore di febbre, comincio l'antibiotico continuando anche con la Tachipirina e piano piano la temperatura comincia ad abbassarsi fino a scomparire del tutto. La Asl della città dove lavoro insiste per farmi fare richiesta di tampone, così il primo giorno lavorativo, il mio medico di base ne fa richiesta all'ufficio competente della Asl di Rieti che con nostra sorpresa ci chiama il giorno successivo, dicendo che sarebbero venuti in giornata e così accade. Fatto il tampone, mi chiamano di nuovo per dirmi che in 24/36 ore mi avrebbero dato l'esito.
Nel frattempo, già dai miei primi sintomi, la mia famiglia si mette in quarantena, ma senza che nessuno della Asl ce lo dica... Nessuna sorveglianza domiciliare, quindi noi saremmo potuti uscire tranquillamente senza nessun controllo, con tutto ciò che ne sarebbe potuto derivare in caso di tampone positivo.
Passano 24/36/48/72 ore e niente risposta...il mio medico di base non ha notizie, la Asl della città in cui lavoro mi continua a chiamare e mi dice che provano loro tra Asl ad informarsi, faccio mail all'indirizzo referticovid e nessuno risponde. Ovviamente siamo tutti preoccupati ed in ansia per la risposta che finalmente arriva dopo 96 ore di attesa. Il TAMPONE è NEGATIVO, tiriamo tutti un sospiro di sollievo e chiedo alla Asl di mandarmi il referto scritto perché ne ha bisogno il mio datore di lavoro e l'altra Asl per reinserire me ed i miei colleghi nel piano lavorativo. SILENZIO TOTALE, sono passati 8 giorni  e TUTTO TACE!
Alla luce di tutta questa situazione, tre domande  sorgono spontanee:
"Se i tamponi si analizzassero qui a Rieti, le risposte si avrebbero più rapidamente?"
"Il non suggerire la quarantena alla mia famiglia e non mettere quindi le persone in sorveglianza domiciliare è la causa che potrebbe aver portato Rieti ad avere la più alta incidenza di malati Covid del Lazio?"
"Possibile che una Asl non sia in grado di inviare una risposta scritta in tempi rapidi? Cosa ci vuole?"
Al termine di questa vicenda una riflessione: il fatto che la Asl di Rieti dica "è tutto sotto controllo", non vuol dire che "tutto sia sotto controllo"!"
(lettera firmata)
11_05_20
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