a cura di Massimo PALOZZI

Settembre 2017

POLVERI SOTTILI

ANDATE IN PACE

rieti

Mai come in questa estate la provincia di Rieti è bruciata. Colpa delle inusuali altissime temperature e della grave siccità, ma soprattutto della stupidità umana che ha attizzato i roghi per dolo o anche solo per imperdonabile superficialità.

La magistratura sta pure indagando se, in alcuni casi, ci siano stati ritardi negli interventi di spegnimento degli incendi, dovuti non certo alla mancanza di buona volontà degli operatori quanto piuttosto all’inadeguatezza di uomini e mezzi, cui la soppressione del Corpo Forestale dello Stato (una vera istituzione per decenni nella nostra provincia) sembra aver ulteriormente contribuito.

Il più impressionante di tutti questi roghi, se non altro dal punto di vista simbolico ed emotivo, è stato quello che ha semidistrutto la vegetazione sul monte Giano nei pressi di Antrodoco, dove il fuoco ha anche divorato la storica scritta DVX creata con centinaia di alberi nel 1939 dai Forestali reatini come omaggio a Benito Mussolini.

Nel corso degli anni quel monosillabo è stato spesso al centro di polemiche di natura politica tra chi lo riteneva un anacronistico tributo al fascismo e chi invece un monumento vivente, da preservare e curare per il suo oggettivo valore intrinseco. Saggiamente questa seconda interpretazione ha prevalso fino ad oggi, fino a quando cioè le fiamme hanno distrutto la gigantesca parola latina un tempo visibile per chilometri lungo la Salaria.

Il dilemma che si pone ora è: ripristinarla oppure no? Il sindaco di Antrodoco ha già lanciato l’allarme sulla necessità di provvedere ad un rapido rimboschimento dell’area per evitare problemi idrogeologici. Se questa è una indiscutibile esigenza, la soluzione può essere una normale messa a dimora di nuovi alberi senza alcuna velleità artistica oppure un “restauro” della scritta DVX, idea che ha già infiammato (absit iniuria verbo) gli animi dei più entusiasti esponenti della destra reatina.

C’è però anche una terza opzione, che appare senz’altro la migliore di tutte. Realizzare una scritta con i pini che non sia però più DVX ma PAX, parola latina che significa pace. L’impatto visivo sarebbe lo stesso (si tratta infatti sempre di tre lettere, con l’ultima che è addirittura identica) e in più si lancerebbe un universale messaggio di fratellanza al quale nessuna delle espressioni della politica locale e nazionale potrebbe dirsi contraria.

Se aveva un senso mantenere l’originaria scritta DVX, ora che questa è andata perduta il suo ripristino non si limiterebbe infatti ad assumere il significato di mero restauro di un monumento come tanti, ma si caratterizzerebbe come il rilancio di uno slogan politico non più coerente con i valori democratici su cui si fonda la Repubblica. E se bene ha fatto il neosindaco Cicchetti a rimuovere dalla facciata del Comune capoluogo la bandiera arcobaleno (le sedi istituzionali devono ospitare solo simboli istituzionali), nel territorio dove San Francesco portò il suo augurio di pace e bene, la scritta PAX starebbe invece proprio al posto giusto. 

Meeting addio

Anche quest’anno niente Meeting di atletica leggera. Nel 2016 fu annullato per rispetto alle vittime del terremoto di Amatrice e Accumoli. Stavolta si tratta più prosaicamente di mancanza di soldi.

Non è azzardato ritenere che la gloriosa stagione del Meeting sia ormai definitivamente tramontata, legata come è stata alla figura di Sandro Giovannelli, vero motore unico dell’evento che dal 1971 ha lanciato Rieti nell’olimpo del panorama sportivo internazionale.

Mai dire mai, per carità, ma quei manifesti sbiaditi che sui tabelloni in giro per la città ancora pubblicizzano beffardamente la soppressa edizione 2017, hanno tanto l’aria di veri e propri necrologi.

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