Dicembre 2020

STORIE

IL VIAGGIO, LA SPAGNA, IL SOGNO: “PAPA', CHI ERA PABLITO?”

società

(di Francesco Saverio Pasquetti) - “Perchè piangi papà? Chi era Pablito?”. Mi coglie in fallo mio figlio Alessandro, 13 anni compiuti da due settimane. Entra in cucina mentre sullo schermo, Raidue trasmette lo speciale dedicato a lui, l'eroe di España '82 (“Paolo Rossi - Il campione è un sognatore che non si arrende mai'). Proprio in quell'istante Pablito (per noi non esisteva altro nome) racconta le emozioni di quel 5 luglio 1982 quando,”a los cinque de la tarde”, Paolo Rossi da Prato si apprestava a “matare” il toro brasileiro. La più grande emozione sportiva della mia vita.
Più del basket degli anni d'oro di Sojourner e Meely. Più del triplete di Mou e della notte di Madrid '10, per un interista doc come me.
“Chi era Pablito, papà?”. Come spiegare ad un figlio una tale pletora indelebile, indescrivibile di emozioni che quel nome, quelle immagini rievocano dentro di me? Impossibile, mi rispondo. Allora racconto. Di un viaggio, il primo della mia vita, a sedici anni.
L'estate più bella e spensierata. Si è appena concluso il I° liceo classico (per i meno avvezzi, il terzo anno). L'anno dell'impatto con la mitica triade Fioravanti – Valentini – Montebello, sezione B del Varrone. É, come tutte quelle con i mondiali, un'estate speciale, ma nessuno di noi può neanche lontanamente immaginare che resterà unica ed irripetibile. Diversa, anche climaticamente, da quelle di oggi. L'estate mediterranea a cui eravamo abituati, quella dell'anticiclone delle Azzorre. Quando a Rieti, si diceva, l'estate durava un mese e comunque, quando uscivi, la sera, ci voleva “lu giacchittu”. Eppoi, al primo temporale dopo ferragosto, amen!

Eravamo inseparabili con Andrea Marchetti (oggi dirigente di alto livello Unicredit a Milano), Luigi Gianfelice (avvocato, oggi, come me, erede del mitico Felice) e Nicola Benai (anche lui oggi apprezzato dirigente d'azienda). Nicola, figlio di Tommaso, ingegnere chimico giunto a Rieti con la Snia e costretto ad emigrare in Spagna – destinazione Torrelavega (distretto di Santander) alla Solvay, famosa industria chimica. Lavorava tutto l'anno in Spagna, Tom (come lo chiamava affettuosamente Nicola) ed a Rieti erano rimasti la moglie – stimata insegnante di lingua inglese – ed i due figli a terminare gli studi. Poi, l'estate, chiuse le scuole, tutti per tre mesi a Suances, località turistica della Spagna atlantica, regione cantabrica. E proprio quell'anno l'idea insana che fece saltare sulla sedia i nostri genitori: ma perché non ci andiamo a trovarlo, Nicola? Solo Luigi aveva già compiuto 17 anni. L'idea divenne realtà!

E cosi organizzammo un mitico viaggio in treno, di quelli che....solo a sedici anni! Tutta una tirata, Roma – Irun Hendaya (frontiera franco – spagnola, pirenei). Oltre 24 ore di viaggio, senza cabina letto. Data: subito dopo il Mundial. Ma chi immaginava, quando prenotammo il treno, cosa sarebbe accaduto quel 5 luglio allo stadio Sarrià di Barcellona? “Italianos? Paolo Rossi!” Così venimmo accolti, quasi trionfalmente, sulla spiaggia di La Concha, famosa per il surf, a Suances. Lì ci rendemmo conto di cosa avesse fatto davvero quel giorno quello scricciolo poco più alto di un metro e settanta, oggi conosciuto in brasile come “O carrasco do Brasil”, il boia del Brasile. Aveva riscattato un'intera nazione. Aveva ammantato nel tricolore i tanti milioni di italiani che avevano gioito con lui, con quella formidabile equipe guidata dal furlan Bearzot. Racconta, Pablito, con quel sorriso che ti entrava nel cuore. E quel ricordo rivive fulgido, vivido, ineguagliabile. Perchè troppo bello ed inaspettato per essere vero. Poi, la gioia incontenibile.

Sulla Fiat 127 paterna, guidata da mio fratello Valerio, prendemmo a bordo altri fra cui l'ex presidente del consiglio comunale Marroni e ci unimmo al coro delirante, alla fiumana straordinaria di auto, bici, moto, colonne di persone a piedi. Mai vista tanta gioia. Mai visto tanto spirito di comunione. Urlavamo a squarciagola, come pazzi, gridando la nostra vittoria sul superbo Brasile di Zico, Socrates, Falcao, certi che oramai il Mundial era nostro. E così fu. Come spiegarti, mio caro Ale, chi era Pablito e cosa fu quella Nazionale? Dalla Spagna alla Francia, neanche due anni dopo: Aprile 1984, gita di III^ liceo, Reggia di Versailles.

Siamo in fila, infreddoliti e stanchi, in attesa di ammirare le meraviglie frequentate illo tempore da Le Roi Soleil. Ci sono tanti altri ragazzi, di tutte le nazionalità. E, all'improvviso, parte il leit motiv: “Zoff, Gentile Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antonioni, Graziani!”. Un boato accompagna quel coro, e tutti gli altri ammutoliscono. Il novello “fatece largo che passàmo noi!” ha avuto l'effetto sperato: i campioni del mondo siamo ancora noi! Grazie, Pablito.

ph M.Festuccia (chi si riconosce?)

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