Giugno 2020

SALUTE

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

Noi familiari dei deceduti del Santa Lucia

salute, sanità

Come già ricordato, l’Asl ha deciso ad un certo punto di farsi carico dell’assistenza sanitaria subentrando direttamente nei due centri maggiormente colpiti a Rieti e Contigliano. In data 6 giugno l’azienda rilascia un comunicato dal titolo “Guariti tutti i pazienti dell’Istituto S. Lucia di Rieti. La Direzione Aziendale della Asl di Rieti riconsegna la struttura alle Suore Clarisse Apostoliche di Rieti” che provoca la reazione delle famiglie coinvolte. Pubblichiamo la lettera ricevuta in rappresentanza di alcune famiglie “Leggiamo con molta costernazione quanto pubblicato dopo 67 giorni di direzione sanitaria ad opera della ASL; costernazione ed ncredulità perché viene scritto che tutti gli ospiti ammalati da Coronavirus all’interno dell’Istituto“sono guariti”.

Per giustizia di verità ci corre l’obbligo mettere a conoscenza la nostra cittadinanza del fatto che invece, e purtroppo, 10 dei circa 40 ospiti soggiornanti presso la Struttura in questione sono deceduti negli ultimi due mesi e mezzo a causa del contagio e della malattia da Coronavirus, e tra questi anche i nostri genitori.

Riteniamo doveroso effettuare questa precisazione, sia per il rispetto dei nostri cari, anziani vittime tra le più fragili di questa tragedia infinita, sia per il rispetto di noi familiari, che abbiamo vissuto settimane di angoscia a partire dal momento del coinvolgimento direi “esplosivo” della malattia all’interno dell’Istituto Religioso Santa Lucia.

Quello che vogliamo in aggiunta sottolineare, speriamo attribuibile solo ad una imprevedibile ed enorme difficoltà organizzativa per chi si è trovato a subentrare improvvisamente nella gestione dell’Istituto Religioso, è stata la assoluta impossibilità per molti di noi familiari, di poter stabilire un contatto, verbale o visivo “in remoto”, con i nostri cari isolati all’interno della struttura, durante le prime settimane del dilagare dell’infezione.

Ancora in effetti ci interroghiamo moltissimo sulla motivazione di questa assenza di comunicazione e sulla mancanza di informazioni riguardanti le condizioni cliniche e psicologiche dei nostri cari, avvenuta in particolar modo nelle prime fasi della diffusione della malattia all’interno della Struttura, quando già il testimone della conduzione era passato alla ASL e già alcuni dei nostri familiari erano gravemente ammalati. Ci chiediamo se sia stato realmente così difficile stabilire delle fasce orarie giornaliere, per poter parlare con qualcuno dei medici o degli infermieri operanti all’interno della Struttura. Sappiamo di interpretare il pensiero di molti tra noi familiari, ringraziando la Dr.ssa Carla Matteucci che, incaricata ad un certo punto di questo terribile percorso dalla ASL di Rieti, ha iniziato a fare da tramite per prima, tra i familiari e le nuove figure operanti all’interno dell’Istituto:medici, infermieri e OSS in aggiunta e in sostituzione di tutto il personale precedente, ammalato o posto in quarantena. Questo intervento, svolto con notevole competenza e generosità, ha consentito, se pure in maniera indiretta, di rompere questo insopportabile “silenzio degli innocenti”, e anche se ugualmente non abbiamo avuto nessuna possibilità di dare un conforto anche solo verbale ai nostri cari, ha reso più accettabile, per molti di noi, il dolore della loro perdita. Forse in futuro tragedie come questa, che ricordiamo ha mietuto vittime in tutto il mondo per il 70% dei casi rappresentate da anziani fragili e ospiti di strutture assistenziali, si potranno evitare grazie all’esperienza che inevitabilmente è stata maturata non solo in ambito medico ma anche sotto il profilo assistenziale-organizzativo delle nostre realtà territoriali, proprio a discapito dei più deboli e dei più indifesi. Tra chi vi scrive vi è anche un Medico, tra l’altro moglie di un Geriatra, che lavora in un’altra regione e che conosce quanto la Sanità nel nostro Paese necessiti a vari livelli di modifiche strutturali di grande portata.

Per ultimo, speriamo che il ricordo di tutte le persone morte a causa del Coronavirus non venga mai meno nella nostra città, magari mantenuto anche ad opera di una semplice, ricorrente celebrazione, proprio nel rispetto di chi ha perso la vita in sofferenza e solitudine e di chi non ha potuto fare nulla perché questo non accadesse.

Antonella Giannantoni, Carlo Giannantoni, Massimo Rinaldi, Francesca Rinaldi

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