a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2019

IL DOMENICALE

IL SENSO DI RIETI PER LE PROPORZIONI

occupazione

(di Massimo Palozzi) Giovedì scorso la Federlazio ha presentato la periodica Indagine Congiunturale sullo stato di salute delle piccole e medie imprese della provincia di Rieti, alla presenza dell’assessore al Lavoro della Regione Claudio Di Beradino.

Ne è emerso uno scenario non sorprendente ma comunque poco confortante. Perché seppur a fronte di un quadro complessivo non del tutto negativo, con timidi accenni di miglioramento nell’ultimo semestre del 2018, i dati evidenziano una fase di grave difficoltà che ha causato un mancato impegno delle aziende locali ad investire e quindi creare un indotto occupazionale. Solo le imprese con una proiezione internazionale hanno registrato buoni margini di crescita.

In questo contesto consola l’anticipazione fatta nell’occasione dall’assessore Di Berardino che per la città e la provincia di Rieti saranno disponibili nel biennio 2019-2020 circa 15 milioni di euro di fondi regionali per le politiche del lavoro e dell’occupazione.

Come si diceva, i dati raccolti sul campo non si discostano da quelli empirici sulla situazione percepita. Sarà forse per questo che sono stati accolti dall’opinione pubblica con il consueto distacco, che sta a metà strada tra l’indifferenza e la rassegnazione. Anche questa una reazione per niente insolita.

La conferenza stampa della Federlazio era stata preceduta il giorno prima dalla notizia diffusa dal presidente della Camera di Commercio di Rieti Vincenzo Regnini relativa alla sospensione dell’accorpamento dell’ente reatino con quello di Viterbo, dopo che il Tar del Lazio ha rilevato la fondatezza di profili di incostituzionalità nel decreto del Ministero dello Sviluppo economico con il quale il 16 febbraio 2018 è stato ridotto il numero delle Camere di Commercio e sono state ridefinite in senso più allargato le circoscrizioni territoriali di competenza.

La decisione è stata rimessa alla Corte Costituzionale all’esito del ricorso presentato dalla Cciaa di Pavia contro lo stesso Misee contro il Governo, con un’ordinanza che estende però la sua efficacia sull’intero territorio nazionale.

E’ una buona notizia? Solo in parte e solo a voler vedere il bicchiere mezzo pieno. Perché sebbene sospeso in attesa della pronuncia della Consulta, il provvedimento di riordino rimane comunque in piedi ed ha già prodotto effetti importanti sull’organizzazione della Camera di Commercio reatina. Lo stesso Regnini, nel dare l’annuncio, ha evidenziato come gli organi direttivi funzionino in regime di proroga e come non sia stato previsto il loro rinnovo, alla luce dei nuovi assetti determinati dalla legge di riforma.

Anche sulla sostanziale soppressione della Camera di Commercio solo poche, pochissime voci di protesta si sono levate in quest’ultimo anno a difesa del territorio. Forse perché c’era poco da fare di fronte a una riorganizzazione su scala nazionale o forse perché vige sempre la regola che tanto siamo destinati a perdere tutto: sta di fatto che battaglie sui principi non vengono più ingaggiate.

Triste, perché scorrendo ancora all’indietro le pagine di queste ultime giornate, era stato il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Vitaliano Pascasi a lanciare recentemente l’allarme sulla stasi complessiva della Città e in particolare sul futuro della Sabina Universitas, sempre alle prese con enormi problemi finanziari e appesa alle decisioni e, soprattutto, alla buona volontà dei soci (Comune e Provincia di Rieti, Fondazione Varrone, Camera di Commercio, Asi, Asl, Ordine degli Ingegneri e Ordine degli Avvocati).

Il 15 aprile verrà presentato al consiglio di amministrazione del Consorzio universitario il bilancio 2018. In attesa di scoprire come stanno i conti dell’ultimo anno, non lascia troppo ben sperare l’indebitamento di quasi tre milioni di euro registrato nel 2017. E la nota congiunta diffusa proprio ieri dal sindaco Antonio Cicchetti e dal presidente della Fondazione Antonio D’Onofrio sulle incertezze finanziarie che circondano il progetto ha solo contribuito a gettare ulteriore benzina sul fuoco. Altra notizia non proprio confortante ed altro tema sostanzialmente alieno dall’interesse generale e che certo non ha mai mobilitato masse di intellettuali né di popolo.

Ancora. Il Consorzio per lo Sviluppo industriale è finito pochi giorni fa in prima pagina per l’arresto del commissario designato dalla Regione dopo che ne è stata decisa la soppressione e lafusione con gli altri presenti a livello regionale.

Tralasciando l’aspetto giudiziario della vicenda (anche perché non riguarda le attività consortili), torna per l’ennesima volta l’amara constatazione della mancanza di qualsiasi resistenza ad un progetto che magari avrà avuto un senso in termini di recupero di efficienza e di lotta agli sprechi, ma è pur sempre l’ennesima privazione sofferta dal Reatino.

Eppure, nonostante queste premesse, la Città si è improvvisamente accesa in maniera del tutto inedita a difesa del “John Silver”, il pub sul lungovelino a cui non è stata rinnovata la licenza a causa del superamento dei limiti delle emissioni sonore.

Le prime proteste, accompagnate da ampie manifestazioni di solidarietà nei confronti dei gestori, sono piovute attraverso i social, per poi diffondersi con dichiarazioni ufficiali come quelle del presidente della Confcommercio Leonardo Tosti e a seguire del  Comune, rapido ad annunciare la revisione del Piano di zonizzazione acustica. Gruppi di appoggio di ogni foggia hanno quindi animato un crescendo di iniziative, culminato con l’idea dei commercianti di appendere cartelli sulle vetrine dei loro negozi con la scritta “Io sto con il John Silver”.

La questione è spinosa perché la valenza socio-economica di un locale in grado di generare occupazione e di rivitalizzare il centro storico non può andare disgiunta dalla tutela della qualità della vita di chi ha investito nell’acquisto di un immobile e ha diritto ad una pacifica esistenza. La grande mobilitazione in sostegno del “John Silver” ha infatti richiamato alla memoria una delle salaci battute del compianto ex presidente della Repubblica Sandro Pertini che, da accanito fumatore di pipa, rivendicava alla categoria  il primato della tolleranza. Non esistono, diceva, persone più tolleranti dei fumatori: non si è mai sentito un fumatore lamentarsi di un non fumatore.

Forse non tutti quelli che si sono spesi per la riapertura del pub con affaccio sul fiume avrebbero assunto le stesse posizioni se il locale lo avessero aperto sotto casa loro. Rimane comunque l’inconsueta levata di scudi a difesa di un’idea e di un’iniziativa imprenditoriale. Che va salutata non solo con rispetto ma anche con ammirazione. Mitigata solo dal confronto con altre questioni socialmente ben più impattanti che, invece, non hanno per nulla scalfito l’atavica apatia dei Reatini.

 

 

condividi su: