Aprile 2020

PERSONE & PERSONAGGI

IL SALUTO ALLA PROFESSORESSA PONZIANI "LAVORAVA PER IL NOSTRO FUTURO"

storie

(di Ileana Tozzi) Benché ormai da  più di un quarto di secolo avesse lasciato Rieti per raggiungere il figlio in una ridente località dei Castelli Romani, non appena su fb è apparsa notizia della sua morte, i vecchi alunni cresciuti alla scuola di Myriam Ponziani si sono idealmente ritrovati sui banchi del Liceo, uniti da un dolore profondo e sincero che ha trovato limpida espressione nei ricordi di ciascuno.

Proprio la lettura dei tanti post che per l’intera giornata di sabato 18 aprile si sono inanellati rivela la statura di una donna che ha attraversato la vita da protagonista, intransigente, brillante, capace di non fare sconti e di mettersi in gioco, lei per prima, in ogni circostanza.

Insegnante di Italiano e Latino al Liceo classico Marco Terenzio Varrone dagli anni Sessanta agli Ottanta del secolo scorso, quando le aule erano dipinte di bianco e il banco dei bidelli segnava le forche caudine invalicabili per i ginnasiali, Myriam Ponziani vi ha vissuto gli anni della contestazione antivedendone i limiti e le vischiosità, ma pure anticipandone le istanze.

Il suo insegnamento è stato per tanti una autentica palestra dello spirito: non le interessava la ripetizione pedissequa delle sue lezioni, che pure erano affascinante esercizio della mente, dotto distillato di elementi che nulla avevano del deprecato nozionismo tanto criticato a quei tempi, ma aveva a cuore l’acquisizione di un metodo di analisi e la capacità di scavare nella coscienza e nella mente, così da guidare ciascuno dei suoi allievi verso la maturazione del senso critico.

Questi erano i suoi obiettivi, mai enunciati pedagogicamente ma messi in luce attraverso la loro manifestazione concreta e coerente.

Il suo lavoro quotidiano era in primo luogo fatica ed esercizio, consistendo nello stimolo costante, a volte nella provocazione, verso una reazione intellettuale che presupponeva la preliminare acquisizione dei dati indispensabili alla elaborazione di un pensiero autonomo capace di porsi di fronte ad un testo superando di slancio il rischio di scadere nella banalità.

Lavorava per il nostro futuro, la professoressa Ponziani, attraverso di noi intendeva plasmare la futura classe dirigente convinta com’era che la cultura umanistica fosse la chiave di volta di una società civile.

I cinquantenni, i sessantenni, i settantenni cresciuti alla sua scuola ne danno testimonianza con i loro ricordi, che ne rendono vive tutte le sfaccettature di una personalità complessa e ricca.

È proprio vero quanto ci ha insegnato tra il secondo e il terzo liceo, declamando i Sepolcri: sol chi non lascia eredità d’affetti/poca gioia a dell’urna.

 19_04_20

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