Agosto 2017

PERSONE & PERSONAGGI

IL NUOVO INGRESSO DI CICCHETTI

Richiesto a tutti il massimo impegno, altrimenti torneranno a casa

amministrazione, persone

Il sole è rovente sul balcone del Comune. Dentro, un Antonio Cicchetti in giacca e cravatta fa i conti con la calura di uno dei suoi primi pomeriggi di insediamento e con la manifesta volontà di contatto telefonico o verbale di tutti. Lo guardo parlare, consigliare, richiamare, sollecitare, incalzare e mi domando chi o cosa lo abbia spinto a tornare ad occupare un posto sicuramente ‘scomodo’. In campagna elettorale si scalpita per vedere realizzati i propri programmi ma, entrando, le prime necessità hanno poco di effettivamente ‘grandioso’.

“E’ la passione - risponde lui intercettando il mio sguardo - è qualcosa che brucia dentro, più forte di ogni raziocinio. Però, siccome nessuno può andare in Paradiso a dispetto dei Santi, ho misurato la possibilità di gradimento con un sondaggio, e l’ho verificata attraverso le elezioni. Nessun medico ti obbliga a fare il candidato sindaco, so a cosa vado incontro.”

Non lo trovo emozionato, piuttosto orgoglioso. “Io non sono la persona che per motivi economici andrebbe a premere un bottone alla Camera dei Deputati, probabilmente è un mio limite caratteriale e poi sono in ritardo, anche in relazione alla posizione politica che ho sempre sostenuto in vita mia venendo da un partito discriminato da tutti: difficile arrivare a fare una carriera. Lì si comincia presto e si finisce per fare il Presidente di Commissione , il Capogruppo, ma il resto è truppa! Qui quello che decidi lo vedi fiorire, lì è il ‘capobastone’ a dirti come votare: io non sono il tipo che si adegua a meno che non sia convinto. Come diceva Giulio Cesare in vista dei Galli: ‘Preferisco essere primo tra questi montanari che secondo a Roma’.”

Si è trattato di un ritorno o di un nuovo ingresso?
“Tutte le cose sono nuove. Non si può rientrare con la mentalità con cui si è usciti. E’ cambiata l’Italia nel frattempo, sono cambiate le normative che accompagnano la vita degli Enti Locali, sono cambiato io come persona, spero di essere maturato. Quindi un nuovo ingresso.”

In questo periodo, mentre forse aveva inteso abbandonare per sempre questo ruolo, cosa pensava guardando Rieti da fuori, da diversi punti di osservazione?
“Non pensavo di rifare questo passo senza la richiesta di disponibilità avanzata da un gruppo nutrito di amici Ho preteso ed ottenuto un sondaggio di opinioni per sapere se ancora potevo essere candidabile; a dispetto di ciò che alcuni pensano ho rispetto della gente e credo che non sempre si possano fare le stesse cose. Solo accertatomi dell’alto gradimento ho ripreso in mano la sfida. Nel frattempo misuravo il degrado. Il Comune era diventata una macchina molto efficiente, ora è un cadavere: ricomincio da capo.”

Ricomincia da capo con questo Patto Generazionale. Ovunque si guardi nel suo passato c’è la Politica: sempre fatta, sempre vissuta.
“Ho cominciato che avevo 14 anni e mezzo. E’ una passione che mi è costata cara. C’è chi perde i soldi giocando alla roulette, chi in altra maniera, io li ho persi in questo modo.”

Tra poco dovrà scegliere la sua squadra (l’intervista è stata realizzata prima delle nomine n.d.r.): ascoltando queste persone che portano in dote un nutrito numero di voti viene da riflettere sulla diversa provenienza e sul fatto che alcuni di loro metteranno piede per la prima volta in Comune esordendo addirittura come assessori. Come concilia la visione vocazionale della politica con questo debutto?
“Ho cercato di spiegare a tutti quale fosse il valore dell’impegno civile da mettere al servizio della Città: mi auguro che tutti abbiano percepito la misura richiesta. Una cosa è certa, se non risponderanno a questo requisito, come entreranno… ne usciranno. Io non ho intenzione di lasciare alla mia Città, dopo tanti anni, un’immagine scolorita, ingiallita, invecchiata, abbrutita. Chi non dovesse essere all’altezza verrà sostituito.”

Ora sta facendo fronte alle urgenze quotidiane, ma quali sono le sue priorità, quelle per le quali ha rimesso piede in queste stanze?
“Intanto fare la Giunta ed assestare la situazione anche in materia di dirigenti. Qui c’erano due articoli 110, va fatta una procedura per avvicendarli: attualmente sono rimasti l’ing. Cricchi e l’ing. Peron. Poi convocare il Consiglio Comunale, discutere del programma e finalmente avere quell’attimo di respiro che ti consenta di rimettere in piedi la macchina amministrativa.”

La giunta Emili lasciò in eredità i PLUS, oggi passa di mano dalla Giunta Petrangeli il finanziamento cospicuo del progetto "Rieti2020 - Parco circolare diffuso"
“Verifichiamo la situazione, esiste la continuità amministrativa. Abbiamo delle scadenze che incombono, ma abbiamo avuto l’altra emergenza che è quella della Conferenza dei Servizi per la Rieti-Torano che comporta una serie di passaggi, quella per il terremoto che affronterò con Errani lunedì (il giorno 10 luglio n.d.r.) parlando anche di scuole. E’ un mondo di emergenze, il Comune è questo: prendere o lasciare.”

Riesce ad avere visione di Rieti da qui a dieci anni?
“Sì, io spero di partecipare a farla crescere, ordinatamente. E’ una città che nelle sue caratteristiche trova le possibilità di sviluppo.”

Sono però le stesse cose che ci ripetiamo da sempre, da anni… Ed intanto c’è il problema impellente dei trasporti, dell’acqua, il degrado della Sanità…
“Dobbiamo renderla presentabile. Rieti negli ultimi cinque anni è scivolata verso il basso, è crollata una struttura burocratica qui dentro e le cose non si fanno se non in collaborazione con una macchina efficiente alle spalle. E’ una città che vive di terziario, abbiamo quindi la responsabilità della gente costretta a viaggiare che si trasferisce ogni giorno, per motivi di lavoro, a Roma: più treni, miglioramento del Cotral e miglioramento della Salaria. Dire ‘facciamo la Salaria’ sarebbe una sciocchezza, nessuno ci darebbe uno o due miliardi! Pensiamo invece a rettificare quegli otto chilometri di curve pericolose sul tracciato, chiediamo alla Regione di acquistare dei treni bimodali a doppia alimentazione per raggiungere in un’ora e venti Roma attraverso Terni ed Orte.
Accanto a questo c’è la battaglia per una Sanità migliore per la quale mi sto spendendo: ho incontrato la direttrice generale a cui ho esposto coerentemente tutto ciò di cui ho parlato in campagna elettorale. Partendo dalla pessima qualità del cibo che viene distribuito ai ricoverati, per giungere alla sostituzione del personale che va in pensione o degli infermieri. Ho detto che è ora di finirla col sistema delle società internali alle quali si manda una lettera, ma si presume ci sia un’intesa telefonica sottostante, per arrivare all’avvicendamento del personale: troppo familismo nell’ambito delle professioni parasanitarie, è impossibile attribuirlo alla sola casualità! Stabilizziamo il personale con dei concorsi rigorosi, diamo continuità all’assistenza: spenderemo di meno poiché il lavoratore selezionato attraverso le agenzie interinali costa di più.”

Abbiamo sperato tutti che la sua rappresentanza di questo territorio in Regione potesse portare ai correttivi necessari alla nostra sanità, ma non è stato così.
“Ci sono state battaglie fatte per diversi anni, come mostrano i verbali del Consiglio Regionale, mi sono scontrato con personaggi di notevole calibro. Il Lazio, soggetto al Piano di Rientro, è commissariato, il Presidente della Regione ha questo ruolo, poi c‘è un sub commissario nominato dal Governo. Nel periodo della Polverini in cui mi sarei potuto trovare in una posizione favorevole, sono stato peggio a causa della nomina di un certo Giorgi. Per il Ministero dell’ Economia le decisioni valide sono quelle sottoscritte da entrambi i commissari, il discorso delle famose deroghe al divieto di assunzioni non fu mai sottoscritto dal signor Giorgi, uomo della Rosy Bindi, inviato appositamente per soffocare la Polverini. La mia rovente polemica sulla stampa testimonia questo scontro.”

Non essendo state possibili certe azioni direttamente da Roma, crede di poter ottenere soluzioni da qui?
“Penso si possa fare. Sto cercando il più ampio consenso ma se non ci fosse sono pronto a fare il diavolo a quattro, denunciando ciò che non va. Siccome non sparo alle spalle a nessuno, ho già spiegato alla Direttrice qual è il mio orientamento: farò da sponda per la soluzione del problema solo nel caso si lavori bene, altrimenti andrò all’attacco dello Stato Maggiore.”

Nonostante le sue stesse parole, l’apertura alla collaborazione e alla richiesta del cittadino non potrà essere sempre vissuta in modo totale e senza filtri come accade ora, verrebbe meno il tempo necessario per amministrare, come intende gestirlo?
“Al momento è una comunicazione intensiva perché erano anni che nessuno ascoltava più la gente. Un volta riconquistata la normalità, ci daremo delle regole. Ci saranno degli assessori disponibili ad ascoltare, se non lo fossero dovranno essere disponibili a tornare a casa.”

Il pressing a cui sarebbe sottoposto secondo la stampa da parte dei gruppi che l’hanno sostenuta e delle diverse correnti politiche è effettivo?
“No! Assolutamente! I giornali vivono di opportunità che si debbono creare. Non c’è una sola mia dichiarazione sui criteri con i quali comporrò la Giunta! Ad oggi non posso dire di avere ricevuto pressioni e men che meno minacce (ci mancherebbe!). Ho visto la settimana scorsa i rappresentanti delle Liste ed ho chiesto per cortesia di essere composti anche nel desiderio, ho spiegato come sia difficile tra una messe importante a disposizione ed anche di grande qualità. Esiste il problema delle competenze specifiche, esiste quello degli uomini e delle donne: aspetti che complicano la scelta. Provvederò e vedremo se tutti saranno o meno felici… E’ naturale che su 266 candidati, 248 non saranno soddisfatti ma questo è nell’ordine delle cose.”

Per arrivare fin qui ho percorso via Roma ed il numero dei locali chiusi mette tristezza, da figlio di commercianti sa di cosa parlo.
“E’ frutto di una situazione economica aggravata a Rieti da certe scelte dell’Amministrazione Comunale. Non voglio dire che sia responsabile di ogni cosa, ovviamente. Sono cambiate le abitudini d’acquisto non c’era Amazon, c’era Postal Market tutta italiana che siamo riusciti a far fallire, ricostruiremo un rapporto corretto con i commercianti. Il nostro scopo è utilizzare al massimo ed esaltare gli elementi di richiamo: le strade e gli accessi sono solo un mezzo. Se un posto mi offre qualcosa che altri non hanno sarà forte il desiderio di raggiungerlo. Come ho detto alla presentazione dei ‘Borghi di Francesco’, chiamando il Vescovo a collaborare, noi dobbiamo diventare una Città aperta: chiese, negozi, biblioteca, teatro, tutto aperto. Chi passa tra i banchi della Mostra dell’Antiquariato e non trova interesse per ciò che è esposto, potrà sempre salire al Museo o fare altre scoperte, ritenendosi infine soddisfatto di essere passato per Rieti.”

E’ stata una campagna dai toni molto accesi, si è tornati ai vecchi schieramenti e c’è qualcuno che stenta a ‘cambiare registro’. Per lavorare occorre ora più che mai però essere uniti: qual è il messaggio che invia per pacificare gli animi?
“La soddisfazione maggiore è quella di aver vinto non ne servono altre, mai dire ‘guai ai vinti’ è un insegnamento barbarico.”

Stefania Santoprete

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