Agosto 2019

PROVINCIA

IL MONDO RURALE DELLA VALLE DEL SALTO SEPOLTO SOTTO IL LAGO E LE PROSPETTIVE FUTURE DI RINASCITA

ambiente

(di Simone Vulpiani) In Italia sono molti i territori di montagna profondamente segnati dalla presenza di grandi opere per lo sfruttamento delle acque a vantaggio delle centrali idroelettriche, che nel corso del Novecento hanno contribuito a definire paesaggi dalle tinte contrastanti, con l’inserimento di imponenti architetture nella tradizione contadina, incidendo profondamente sulla vita delle comunità. Le opere idroelettriche e di bonifica della Valle del Salto sono state ampiamente invasive, creando una opposizione tra il paesaggio originario incontaminato e di una bellezza incantevole e quello ricostruito, dove la mancata continuità comunica sensazioni diverse e le caratteristiche natie sono andate perdute. L’origine contadina e  la presenza dell'uomo nelle campagne della Valle del Salto avevano plasmato il paesaggio rurale, creando uno straordinario sistema in cui l'azione della natura e l'opera dell'uomo si intersecavano in modo armonico e non distruttivo. Era una terra ricca di acqua e di terreno fertile, lussureggiante, il “Libano” del Cicolano dove scorreva “latte e miele”, con colori, suoni, attività che davano vita alla vallata di un paradiso che non c’è più. Nella Valle del Salto il mondo rurale esprimeva una serie di valori culturali di enorme rilievo, legati soprattutto ad un insieme di aspetti riconducibili alle pratiche di coltivazione, all'artigianato tipico, alle tecniche architettoniche e costruttive, alle produzioni agroalimentari. Un mondo che è andato perduto sotto le acque del bacino artificiale e che non è stato valorizzato nella ricostruzione dei borghi a valle, diventati insediamenti amorfi e anonimi. Un mondo che è ancora nei ricordi degli anziani, che nel raccontarlo hanno lo sguardo e la voce rassegnata. Il territorio boschivo e le alture dove sono visibili i resti di rocche e castelli risalenti all’epoca medievale, i ruscelli, le sorgenti, le piantagioni, la rete viaria che si sviluppa in modo armonico all’interno delle montagne che portano ai villaggi  e che hanno mantenuto le sembianze originali è discrepante con quello  ricostruito dopo la realizzazione dell’imponente diga, che non ha rappresentato solo la perdita dei terreni più fertili e produttivi, ma lo stroncamento di uno scenario armonico, di un cammino culturale, di una economia, tipici del modello contadino, senza l’ideazione di esempi alternativi sostenibili. E’ stata sepolta l’originalità dei luoghi e tutte le opere dell’uomo che avevano reso il paesaggio accogliente, proporzionato e ordinato nel rispetto delle leggi della natura. Piccole case di campagne con tetti a schiena d’asino, simili tra loro, che davano vita a piccoli borghi che oggi sarebbero stati un patrimonio artistico, culturale di grande interesse culturale e turistico.

La continuità del paesaggio naturale, dalle forme tradizionali nate da una cultura povera, caratterizzata da una matrice formativa di derivazione agropastorale, che si snodava da monte verso valle con equilibrio e armonia è stato soppiantato da un territorio disordinato e privo di quella dovuta valorizzazione che ogni contesto paesaggistico merita. I manufatti di impronta rurale realizzati con materiali reperiti sul posto (legno, pietra, terra, ecc.) e che avevano la funzione di abitazioni, stalle, fienili, locali per la trasformazione e la conservazione dei prodotti, recinti, ecc., non sono stati ricreati, oppure sono stati riproposti con soluzioni tecniche grossolane – soffocando tutte le caratteristiche tipiche dell'architettura rurale presente da sempre in questi luoghi. L’introduzione nel contesto ambientale di opere progettate con criteri funzionali più recenti, realizzate con materiali e impianti spesso ispirati a modelli costruttivi banali ed economici hanno favorito un graduale degrado del paesaggio e della qualità architettonica globale del territorio. La sommersione delle aree fertili ha inoltre indotto ad una emigrazione crescente, con lo svuotamento degli agglomerati rurali verso le zone periferiche della capitale e la perdita di tutte quelle attività economiche tradizionali e artigianali a vantaggio di quelle del terziario. Il vecchio Monastero delle Suore Clarisse, che aveva svolto un ruolo centrale nelle comunità raccolte nel Cicolano per l’istruzione, il sostegno ai bisognosi, il lavoro sicuro ai nuclei familiari che prestavano opera nei campi, nei mulini, nei forni, nelle stalle e nelle cantine, è stato spodestato dei compiti primitivi, oltre che di quella chiesa dall’alto valore architettonico e artistico, della quale ancora oggi quando si abbassa il livello del lago si possono godere le bellezze del campanile. Il reticolato viario anonimo non ha ricostituito quell’assetto urbanistico straordinario nella sua unicità e la rivisitazione moderna non ha consentito lo stimolo e la sopravvivenza economica oltre la valorizzazione dell'uso di quegli elementi che il  paesaggio antico garantiva. Oggi aggregati amorfi, anonimi, deserti, circondano l’opera imponente che ha sconvolto un assetto originario di indubbio prestigio storico, ambientale, paesaggistico, culturale, sociale, economico.I lavori invasivi per gli impianti idroelettrici, le dighe, le bonifiche - hanno sacrificato il territorio del Cicolano, costringendo gli abitanti di più villaggi a rinunciare alle proprie case, alle abitudini ed al proprio  sostentamento e ad emigrare, a vantaggio delle grandi industrie fuori Regione e del territorio reatino, che si è visto valorizzare un patrimonio rurale considerevole e risolvere le inondazioni che da sempre hanno fatto parte della storia della città di Rieti. Nella Valle del Salto è ancora viva la rabbia, per quello che alcuni considerano un tradimento compiuto nei confronti delle loro aspettative, con lo scippo di ogni avere e la beffa di non aver ancora in molti ottenuto il giusto indennizzo per i necessari piani di esproprio. Chiaramente le opere realizzate offrono anche una lettura positiva, trattandosi di soluzioni di rilevanza  architettonica ed ingegneristica, che ha acquisito un grande valore culturale -  espressione di quell’Italia del Novecento intenta all’utilizzo “industriale” delle acque, per i notevoli risvolti economici che ne potevano derivare ed  il sorgere di un connubio tra architettura, paesaggio ed economia stessa. Una attenzione maggiore alla tutela del paesaggio forse non poteva essere pretesa in un’epoca dove la cultura della salvaguardia del patrimonio ambientale era agli albori, iniziando infatti proprio in quel periodo il lungo e laborioso cammino di carattere giuridico legislativo sul tema del patrimonio ambientale e culturale nazionale.  Il ripristino di un paesaggio rurale strutturato da una trama non solo colturale e insediativa, ma anche infrastrutturale, che riproduca anch’essa la dialettica tra dimensione storica e dimensione della modificazione contemporanea contribuirebbe a suscitare l’interesse per questo nascosto e inutilizzato patrimonio. Opere adeguate, che comportino solo minimi movimenti di terra, con la ristrutturazione di infiniti manufatti già esistenti da trattare con materiali “locali” e “naturali”, ed il recupero dei percorsi storici, non solo nel tracciato ma anche nelle opere d’arte stradali e comunque nell’insieme dei manufatti caratterizzanti, qualificherebbe l’intera area, sviluppando quello scenario che il bacino artificiale già offre.L’evoluzione della cultura paesaggistica, impone infatti - una rivisitazione di questi luoghi - con l’introduzione di una industria escursionistica – anche con battello, termale, folcloristica, consentendo a questa popolazione un vantaggio economico – riscattandola così da quella povertà in cui si è trovata dopo la sottrazione di un territorio fecondo, sviluppandone oasi attrezzate – da realizzare con adeguati terrazzamenti ad oggi inesistenti - per sport acquatici, itinerari naturalistici, insediamenti produttivi con particolare riguardo alle tradizioni, al commercio, all’artigianato locale, riproducendo una coralità antica con il risveglio di quella  cultura contadina e dei luoghi di indiscussa bellezza.

condividi su: