Dicembre 2020

EVENTI E MANIFESTAZIONI

IL MAESTRO ARTESE SPIEGA LA NUOVA OPERA MONUMENTALE PER 'LA VALLE DEL PRIMO PRESEPE'

valledelprimopresepe

Ha preso il via ieri a Rieti la quarta edizione della “Valle del primo presepe”, iniziativa promossa dalla diocesi di Rieti in collaborazione con i Comuni di Greccio e Rieti, i frati minori francescani della Provincia di San Bonaventura, il sostegno della Fondazione Varrone, la Regione Lazio e la partecipazione dell’Associazione italiana amici del presepio e della Scuola interforze Nbc di Rieti. Dopo Greccio e Poggio Bustone, il maestro presepista materano Francesco Artese ha completato la sequenza dei luoghi simbolo della Valle Santa reatina con la nuova opera monumentale intitolata "Dal dolore alla festa: il miracolo della fraternità" dedicata alla vita di San Francesco,  con episodi vissuti a Fonte Colombo e La Foresta. “Ho visitato il Santuario de La Foresta alcuni mesi fa per potermi ispirare – spiega a Format il maestro Artese - ed ho respirato la pace di quell’ambiente, la stessa che portò  il Santo a scegliere quel luogo per riposare. La gente sapendolo lì accorse e distrusse tutto il vigneto del sacerdote che lo ospitava. Questi si rivolse preoccupato al Santo che lo invitò a non disperare promettendo un raccolto migliore ed una produzione più abbondante dell’anno precedente. Così avvenne nel miracolo che caratterizza Santa Maria de La Foresta. Sullo sfondo, imponente, il Monte Terminillo.  In primo piano invece l’episodio della cauterizzazione del 1225, rappresentato dall’atto che precede l’intervento: il dottore sta per operare arroventando il ferro sul braciere mentre intorno i frati sono in balia della disperazione al pensiero del grande dolore che il Poverello subirà. Frate focu, invece, ascoltando la preghiera del Poverello, non gli farà alcun male. A sinistra della scena San Francesco detta la Regola a Fra Leone, suo fidato compagno, mentre Fra Bonizio regge una torcia. Lateralmente sono rappresentati gli affreschi realmente esistenti a Fonte Colombo, per arricchire questo interno della grotta, frutto della mia fantasia.”

Quanto tempo è occorso per concepire questo nuovo lavoro?
“Per progettarlo una ventina di giorni, per crearlo materialmente circa tre mesi. Si tratta di un lavoro completamente diverso dai precedenti con il sistema d’impalcatura autoportante della grotta realizzato con polistirolo”

Questa volta non ha lavorato nell’adiacente sala S. Nicola.
“No. Ho realizzato l'opera ad Aprilia, da un mio amico Sergio Sgherri che mi ha concesso l’uso del suo capannone. L’ho trasportata e poi riassemblata sul posto”

Lei, ogni anno, ha sempre sottolineato la realizzazione artigianale di certi particolari: tegole, inferriate, mattoncini. Qui quale oggetto di scena va valutato attentamente?
“Il braciere, la riproduzione degli attrezzi medievali per l’intervento, la botte, la tinozza e quel meraviglioso leggio in legno. Il mio ringraziamento va a Lorenzo e Tonino Serva: sono loro le mie braccia.” 

Accanto alla nuova opera i visitatori potranno ammirare sempre sotto gli archi del Palazzo Papale il ‘Presepe di Francesco’ (2018) che mostra la rappresentazione del Natale del 1223 nella grotta di Greccio con alle spalle una scenografia che riprende elementi architettonici del paese e della città di Rieti e l’opera “Dal perdono alla non violenza”, realizzata lo scorso anno per raccontare l’esperienza di san Francesco a Poggio Bustone collegandola idealmente all’incontro con il sultano Malek al-Kāmil, a 800 anni esatti dall’evento. Sarà poi possibile accedere all'Orto botanico Medievale di oltre 500 metri quadri al cui interno sono state messe a dimora circa 80 specie erbacee provenienti prevalentemente dalla flora autoctona italiana, selezionate per il loro impiego, per il significato simbolico religioso e per la loro importanza nella storia culinaria, medica e mistica dell’Italia centrale. Visitabile senza prenotazione ed aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19.

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