Novembre 2019

CALCIO*

IL CALCIO È UN GIOCO

calcio

Papà, mi porti allo stadio?

Ed è cosi che un giovane padre decide di portare per la prima volta il proprio figliuolo a vedere il Rieti calcio.

Il papà non è un grande appassionato, ma per esaudire il desiderio del figlio si informa per andare a comprare i biglietti e Venerdi all’uscita della scuola aspetta il bambino con i biglietti in mano.

Il bambino è contento, afferra il biglietto, magari avrebbe preferito di andare allo Juventus Stadium ma a lui va bene anche andare allo Scopigno a vedere il Rieti per la prima volta, lo stadio è vicino casa, il Rieti è in serie C e per il secondo anno sta anche nell’album Panini e poi c’è il vantaggio che può portare con lui i suoi amici ai quali ha detto che il suo papà lo porta allo stadio.

Il Rieti non va benissimo in campionato, qualche volta vince, pareggia e spesso perde, ma con dignità resiste in una città di basket e da 83 anni è il punto di riferimento del calcio nel capoluogo sabino.

È Sabato, c’è l’ansia e l’emozione del prepartita di un bimbo che per la prima volta vedrà una partita dal vivo, senza telecronaca, con i tifosi veri e con la consapevolezza che l’amaranto e il celeste spesso gli entreranno nelle vene.

La domenica mattina quel bambino è pronto per il grande giorno e col papà si incammina verso lo stadio. Fuori dai cancelli alcuni tifosi vendono delle sciarpe e il papà gliela mette al collo. Così insieme salgono le scale del Manlio Scopigno, il campo era immenso, gruppi di vecchietti discutevano sulla formazione, lo speaker leggeva la formazione, in campo entravano 11 ragazzi in amarantoceleste. Da quel giorno io non ho più abbandonato i gradoni dello Scopigno, da quel giorno il Rieti è stato per me una costante, un marchio, un punto di riferimento, un dovere morale e civile.

Il calcio, il campo di calcio, il luogo dove ognuno di noi ha gioito, urlato, sofferto è stato violato.

Il calcio è un gioco e ai bambini non gli si rovinano i sogni, lo stadio è la casa dei reatini, dei tifosi, degli amici, un luogo di incontro e di condivisione di gioie e sofferenze sportive. Mi piacerebbe pensare che una volta che l’arbitro fischia la fine chi vince gioisce e chi perde pensa a vincere la domenica successiva.

Non mi piace leggere che la squadra della mia città è su tutte le testate nazionali sportive perché i giocatori non sono stati pagati, perché intorno ad una palla che rotola c’è chi litiga per rivendicarne quote, azioni, pagamenti e si rinfaccia l’uno con l’altro un giocattolo che è idealmente della città.

Non voglio che un bambino si risvegli la mattina e trovi lo stadio chiuso perché la squadra di calcio non esiste più. Allora non è un gioco, è un brutto gioco e non lo voglio pensare.

Mi piacerebbe che qualcuno di buon senso sistemi le cose, che ci faccia parlare di un gol bellissimo, che ci faccia sentire orgogliosi di essere parte di un progetto pulito.

Non mi fate svegliare una domenica mattina e ascoltare che mio figlio mi dica “Papà, il Rieti non gioca più.”

A.C.A.

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