Giugno 2019

STORIE

IL BORGO NON DIMENTICA: LA CERIMONIA, L'EMOZIONE, I RICORDI

storia

Rito che si rinnova ogni 6 giugno e si rivela sempre cerimonia partecipata e sentita, quello di questanno era il 75esimo anniversario del bombardamento angloamericano . La commozione sale nel sentire risuonare i nomi di chi perse la vita in un bombardamento forse annunciato nel segreto di un confessionale dalle parole di una donna, ma che colse ugualmente tutti di sorpresa. Ventisette civili italiani e quindici militari tedeschi che si preparavano a partire in direzione dell’Italia del Nord: Sabatino Campanelli, M. Luisa Originale, Ippolito Petrongari, Primo Caramignoli, Agnese Corradini in Ciriciofolo, Amerigo Ciriciofolo, Livia Cozzi in D’Antoni, Alessandro De Rosa, Lucia Mustella, Filippo Sorgi, Lisa Paris, Emidio Simeoni, Karl Lechner, Linda Rossellini, Bernardino Aguzzi, Lucia Ciaramelletti in Chiaretti, Giuseppe Rauco, Napoleone De Santis, Sestilla Sciommari in De Santis, Anna Marchili in Buccioni, Riccardo Aguzzi, Bruno Silvestri, Dario Piacentini, Luigi Tarquini, Maria Morsani, Maria Fagioli, Raffaele Biondi, Otto Diederichs, Helmut Fenner, Walter Keln, Ernst Kohot, Gunter Rekke, Fritz Reinhold, Herbert Reinhitz, Konrad Scheibe, Ernest Schepelmann, Robert Schub, Max Schumergruber, Michael Theis, Anton Zotter.

“C’era chi era in divisa ed aveva fatto una scelta di andare in combattimento – ha ricordato il sindaco Antonio Cicchetti dopo aver posto la corona dinanzi al monumento ai caduti realizzato dal prof. Morsani in piazza Migliorini - ma c’era anche chi, in questi luoghi parlava d’altro, cercava di vivere in pace, di guadagnare la propria giornata, e aveva solidarizzato anche con chi era in partenza: singolare destino accompagna queste anime delle quali ci è richiamato il ricordo. Siano benedette tutte, vittime di un unico evento che non trovava giustificazione logica né nell’intelligenza bellica né nella strategia. Questo tipo di bombardamenti erano utili per alleggerire gli aerei tornando dalle operazioni pesanti; per correre più velocemente verso la base si scaricava quanto rimasto.”

Davanti a quel ricordo schierati i rappresentanti delle istituzioni ed i ragazzi della sezione musicale della Pascoli a rendere ancora più toccante il momento con ‘L’inno d’Italia’ e ‘La leggenda del Piave’  dopo che le  trombe avevano sottolineato l’ onore ai caduti intonando ‘Il silenzio’

“Questo significativo monumento di Morsani richiama ancora oggi, a distanza di 75 anni, la nostra attenzione. – ha aggiunto Cicchetti - Siamo in tanti a ricordare e a trasmettere il ricordo ai giovani che nutrono speranze in un avvenire che non conosca più le guerre. Anche oggi, purtroppo, c'è chi combatte nel mondo e da qui noi vogliamo ricordare chi si trovò all'improvviso sopraffatto da un bombardamento micidiale. Dobbiamo combattere per non avere conflitti e ciò significa combattere per la giustizia sociale, all'interno e tra le Nazioni. Nel nome di una Patria comune dobbiamo ricordare la storia perché ci sia maestra di vita e ci assicuri, attraverso il confronto, la possibilità di vivere serenamente, ciascuno con le proprie idee e il proprio destino”.

Durante la celebrazione don Benedetto Falcetti esortando alla cura per questa città, in nome di quanti anche per essa persero la vita ha manifestato rammarico per una partecipazione che auspicava maggiore “Ogni anno siamo un po’ meno”.

Tra il pubblico una degli ultimi sopravvissuti del Borgo di allora Finalba Fusacchia “Siamo meno perché l’età avanza ormai ed  i testimoni stanno scomparendo, ma è importante non dimenticare e raccontare alle nuove generazioni quanto accadde. Io porto con me quelle immagini… Eravamo a Sant’Elia sfollati, avevamo trovato lì rifugio dal giorno prima. Improvvisamente si vide un gran fumo salire da Rieti e qualcuno gridò ‘Au bombardatu lu Burgu!’ Io, ancora bambina, iniziai  a piangere disperata ‘Come lu burgu??!!’ gli altri mi prendevano in giro ma io pensavo a mio nonno, i miei parenti… Nonno Emidio che ripeteva ‘Non me po’ succede còsa! Mica ce ll’au co mmi!’ e invece rimase sotto le macerie mentre scappava in direzione della fontana. Zia fu più fortunata, prese la strada opposta e s’infilò in un ‘curreduru’. La bomba chiuse l’entrata dapprima e lei rimase dentro intatta, nel buio più profondo, la seconda esplosione riaprì la strada e corse via, salvandosi. Alle due del pomeriggio le persone che salirono a Sant’Elia raccontarono di quel fumo, della polvere, dei detriti, della notte sopraggiunta all’improvviso che nascondeva ciò che rimaneva di tanta povera gente, la gente nostra…”

Emozioni tornate a galla dinanzi al rivivere di quelle ore raccontate dalla commedia in vernacolo di Rodolfo Fallerini “Lu bombardamentu” ormai  parte integrante delle commemorazioni.

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