Agosto 2019

PROVINCIA

I PERCORSI STORICI E MAGICI DELLA VALLE DEL SALTO

storia

(di Simone Vulpiani) Percorrendo la strada lungo il lago del Salto quando le acque si ritirano riaffiorano i resti delle abitazioni, mentre le nuove dimore, edificate più a monte si rispecchiano nel bacino artificiale, creando giochi spettacolari di luci, di ombre e colori. Il Cicolano è un paesaggio alluvionato, risultante di un fiume che scorreva in fondovalle tra orti e appezzamenti di terreni coltivati, casali, mulini e villaggi fiorenti ed identifica il territorio ricadente nell'ambito dei quattro comuni di Petrella Salto, Fiamignano, Pescorocchiano, Borgorose (già Borgocollefegato ). Una terra che è stata sommersa in maniera impressionante da un progetto umano come avviene anche nel libro “Il mulino sulla Floss” della scrittrice britannica George Eliot le cui parole potrebbero ben adattarsi a quello che accadde nel Cicolano: “simile a un collerico Dio distruttore, spazzando via le deboli generazioni che respiravano per le narici, e mutando le loro dimore in desolate macerie”, definendola per questo “la valle dell’umiliazione”. È  un impasto di tradizioni e culture diverse il territorio del Cicolano, un intreccio tra gli usi ed i costumi del Regno borbonico e lo Stato Pontificio. La divisione del territorio in quattro comuni risale al 1811 e coincide con il riordino amministrativo del regno di Napoli da parte di Gioacchino Murat. Dal 1852, data di acquisizione dello Stato Pontificio delle borgate di Offeio e San Martino, aggregate al Comune di Petrella Salto, può ritenersi che il territorio ricadente nel Cicolano sia rimasto sempre lo stesso. Le prime citazioni sul Cicolano nei classici latini risalgono al V sec a. C. Tracce di vita umana del periodo neolitico e mura in grosse pietre squadrate dell'epoca pelasgica testimoniano la presenza dell'uomo fin dalla preistoria, ma solo nel 494 a.C. si hanno le prime notizie sugli equi antichi abitanti della regione che vengono a contatto con la nascente repubblica romana. Dopo un susseguirsi di lotte e di razzie da ambo le parti nel 302 a. C. il console Marco Valerio conquistò la regione. Solo la parte più aspra ed impervia, conservò una certa indipendenza ed i suoi abitanti furono chiamati Aequicoli; dalla corruzione di tale termine, che nel medioevo diventerà Eciculi, deriva il nome Cicolano. In epoca Augustea insieme ai Sabini, gli Aequicoli sono inclusi nella quarta regione con due municipi: Cliternia presso l'attuale Capradoso e la Rex Publica Aequicolanorum con sede principale a Nersae, presso l'attuale Nesce. Altre città importanti furono: Suna ( Torre di Taglio), Thioria ( S. Anatolia), un vicus nella zona di Collefegato ed un forum nei pressi dell'attuale Mercato, collegate da due vie principali : la Cecilia che, diramandosi dalla Salaria attraversava le valli del Turano e del Salto per raggiungere Amiternum e la latina o Epilatina  che congiungendo Reate ad Alba Fucens attraversava i centri di Cliternia, Suna, Nersae, la zona di Corvaro e Thioria. In tale aspra e poco popolata zona il cristianesimo si diffuse in epoca tarda, alla persecuzione di Decio sono legati i nomi di S. Anatolia martirizzata a Thioria e l'arrivo di quei cristiani che non " lapsi " e non " libellatici", avevano dovuto abbandonare Roma. Fu un cristianesimo urbano che mal avrebbe sopportato le successive vicissitudini del primo periodo longobardo se parallelamente non ci fosse stata la diffusione del Monachesimo, che fece sorgere nelle campagne numerose celle, romitori, monasteri e pievi più o meno dipendenti dall'Episcopio reatino.Nel VI sec. dallo studio dei documenti conservati negli archivi dei Monasteri farfense, sublacense, casarienze sappiamo che il Cicolano dipendeva dal Ducato di Spoleto e inserito nell'ambito del gastaldato reatino.La topografia e la toponomastica cambiano completamente e scomparse le grandi città romane si hanno nomi di piccoli insediamenti non sempre localizzabili. Gli Eciculi svolgono prevalentemente un'attività agricola , a servizio di signori residenti in Rieti o in altre città del Ducato con un progressivo impoverimento della popolazione locale che si troverà completamente indifesa di fronte alle scorrerie saracene che distruggeranno anche i monasteri di S. Paolo de Orthunis , di S. Paolo de Cocotha, di S. Pastore e di S. Leopardo di Collefegato e che contribuiranno anche qui al formarsi dell'incastellamento , di quel tornare al monte che caratterizzerà e determinerà l'attuale struttura del Cicolano. Tale situazione topografica è documentata nelle Bolle papali di Anastasio IV (1153) e Lucio III ( 1182) dove dall'elenco delle pievi , delle chiese e dei monasteri della diocesi reatina, si ricava la pianta toponomastica dei centri abitati medioevali.La viabilità ed i traffici , caduta in disuso la romana via Cecilia, si svilupparono sulla direttrice che collega Rieti al lago del Fucino attraversando i centri di Capradosso ( la romana Cliternia) , Mercata  (Forum ), Torre di Taglio ( Suna ), Petrignano, Castelmenardo, Collefegato, Corvaro e Torano. Per tale via passarono anche gli eserciti Svevi ed Angioini determinando le alterne fortune della nascente nobiltà locale. Alla fine del XII secolo il Cicolano esce dall'influenza reatina ad opera dei Normanni e l'unico legame resterà con la Curia.Dal catalogo dei Baroni risalente a Ruggiero si nota come il Cicolano viene diviso fra tanti signori ; su tutti emerge la famiglia Mareri  padrona di numerosi castelli per diversi secoli e a tale nome è legata la prima diffusione del francescanesimo nella vallata. Nel 1228 la giovane Baronessa Filippa Mareri seguace di S. Francesco ricevuta in dono dal fratello Tommaso la chiesa di S. Pietro de Molito e Casardita vi si rifugia con le consorelle dando vita al primo monastero francescano femminile nel Regno delle due Sicilie. L'eredità spirituale di S. Filippa fondatrice del Monastero delle Clarisse di Borgo S.Pietro, vive ancora nella vallata dove il luogo della comunità da lei formato e ricostruito dopo la realizzazione del bacino artificiale del Salto è ancora oggi centro di vita spirituale e culturale e non solo! Tutta la popolazione si riconosce in quel luogo, diventato il faro della collettività. Al XIII sec. risalgono i famosi statuti del Cicolano che ci descrivono gli aspetti economici della vita dei suoi abitanti e delle famiglie, che da allora , con alterne fortune si susseguirono nel dominio della regione nell'ambito del regno di Napoli. Ai Mareri, successero i Colonna, i Savelli ed i Cesarini; proprio sotto il dominio dei Colonna si svolse nella stupenda rocca di Petrella il dramma di Beatrice Cenci. Nel 1650 quasi tutta la vallata passa sotto il dominio dei Barberini con il  nome di " stato di Cicoli” e vi resterà fino a tutto il XVIII secolo.Nel periodo napoleonico il Cicolano resta ancora nel Regno Napoletano e le circoscrizioni amministrative sono ridotte per numero e si delineano i quattro comuni che vivono ancora oggi. Petrella di Cicoli, Pescorocchiano, Borgocollefegato ( Borgorose ) e Mercato ( comprendente Fiamignano attuale capoluogo del Comune) che con la restaurazione farà parte del secondo Abruzzo Ulteriore del distretto di Cittaducale.Nel settembre del 1860 i quattro comuni aderiscono al Regno d' Italia, ma nell'ottobre si ha una sollevazione generale di tutti coloro che auspicano il ritorno dei Borbonici. Sembrava un fuoco di paglia ma in realtà dovette intervenire l'esercito regio e la guardia nazionale di città vicine per poter ristabilire l'ordine. Solo nell'estate dell'anno successivo fu placata la sommossa, ma restarono odi e vendette che alimentarono il triste fenomeno del “brigantaggio”, che per circa un decennio continuerà ad insanguinare il Cicolano. Nel 1926 venne costituita la provincia sabina e dopo circa otto secoli il Cicolano rientra nella sfera amministrativa di Rieti; la convivenza con l’Abruzzo ha fortemente influenzato la cultura , l'arte e le tradizioni popolari delle quali si trovano molti esempi tipici in tutta l'Italia meridionale ed insulare.Nel 1940 venne completata la diga che con lo sbarramento del fiume Salto ha dato origine al lago che prende il nome dal Villaggio di Borgo S. Pietro sommerso dalle acque.Il nuovo paese ed il Santuario di Santa Filippa verrà interamente ricostruito sulle rive del lago ed il Cicolano si arricchisce così, di questo nuovo patrimonio che arrecherà notevole sviluppo al turismo locale già considerevole di notevoli beni culturali, quali la rocca di Petrella Salto, il museo del monastero di Borgo S.Pietro , i reperti archeologici di epoca romana di Nece, di Cliternia, nella zona di Borgorose dove è ancora visibile la stupenda chiesa romanica di influenza abruzzese di S. Leopardo, i terrazzamenti in opera poligonale e quadrata di Corvaro e le numerose tradizioni popolari.Il futuro del Cicolano oggi confida sulla superstrada che, ripercorrendo la direttrice medioevale Rieti - Lago del Fucino potrebbe davvero portare un flusso turistico e nuovi insediamenti che si auspica non deteriorino mai questo stupendo territorio pieno di storia, di beni tradizionali ed ambientali.  

C’è molto da vedere, ammirare e gustare, vasti territori che regalano la pace, permettono di godere delle meraviglie della natura, sono cartoline di colore che cambiano tonalità in ogni stagione. Percorsi naturalistici, buona cucina e alloggi per soggiornare regalano una fantastica esperienza a chi si addentra in questi territori.

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