Ottobre 2020

SALUTE

I DOTTORI DI FAMIGLIA

Maggiori alleati in questa Fase

sanità

(di Stefania Santoprete) Si sono sentiti abbandonati a se stessi, i medici di famiglia, con una fase 1 che li ha visti affrontare da soli un nemico mai conosciuto prima. Come affronteranno l’autunno? Quali sono state le criticità e cosa suggeriscono dopo una tale esperienza? Lo abbiamo chiesto al dott. Renzo Broccoletti segretario della FIMMG Rieti rappresentante della quasi totalità della medicina generale. 

Come avete vissuto il lockdown? E qual è la situazione attuale?

“Il medico di medicina generale è stato presente in maniera costante, sia a livello territoriale che ambulatoriale anche in quel periodo. Abbiamo svolto regolarmente attività, tenendo aperti tutti gli studi: questo ha aiutato gli accessi ai pronto soccorso. Il problema è che ora ci ritroviamo nella stessa situazione di allora: molti pazienti positivi, anche asintomatici che girano tranquillamente ed il medico di medicina generale continua a svolgere regolarmente la sua attività sia per quanto riguarda la visite domiciliari che quelle ambulatoriali. Ci sono state delle correzioni ovviamente ed il libero accesso è stato trasformato in visita per appuntamento, necessario per evitare contatti e dare un certo ordine. Spero che a livello territoriale o ospedaliero non si assista nuovamente alla chiusura delle strutture ambulatoriali: stiamo ancora pagando le lunghezze delle liste d’attesa ancora in recupero delle mancate prestazioni, sospese per il lockdown.” 

Ai nostri lettori risulta invece che alcuni medici abbiano sospeso in quei giorni le visite a domicilio “Questa è una discussione già aperta anche con la direzione generale, porto ad esempio la zona rossa di Contigliano ed altre zone: i nostri medici sono sempre usciti dallo studio - il dottor Broccoletti non ci sta e chiede nomi e cognomi di chi si sarebbe rifiutato di andare a domicilio – Personalmente sono persino andato al capezzale di qualcuno indossando i Dpi. A me non piace questo generalizzare” 

Lamentavano i dispositivi consegnati in ritardo…

“Capiamoci: non siamo dipendenti Asl! Il dottore si doveva procurarsi in maniera ‘individuale’ i Dpi. Li abbiamo chiesti alla Azienda quando, a livello territoriale e a livello regionale non si trovavano. Io li ho personalmente acquistati, come tutti i miei colleghi, mentre dobbiamo ringraziare la FIMMG nazionale e quella regionale che ha distribuito maschere, disinfettanti e presidi di prima necessità. Se poi il singolo medico ha avuto paura e non è voluto andare sono state scelte personali, caricandosene la responsabilità.” 

C’è anche da dire che, al contrario, alcuni dottori hanno invece evidenziato come sarebbe stato opportuno coinvolgerli maggiormente, ricordando come il medico di famiglia sia legato in modo confidenziale ai propri assistiti, conoscendo i loro stili di vita, i contatti anche non ‘ufficiali’, oltre ovviamente ai dati anagrafici ‘esatti’ (aspetto non marginale in tale contesto).

“Questa è la criticità che abbiamo esposto alla direzione sanitaria: non essere stati coinvolti a pieno titolo e a pieno ritmo in tutte quelle commissioni che erano state create, conoscendo il territorio avremmo potuto dare un buon contributo.” 

Il potere decisionale dei medici per rientri ed in caso di contagio

“Come sempre effettuiamo un triage telefonico. In caso di sospetto di covid febbrile chiediamo al SISP di effettuare un tampone, anche rapido. Davanti ad un esito negativo prendiamo in carico il paziente e lo curiamo. Per quanto riguarda invece patologie relative agli studenti, valutiamo caso per caso.” 

Il famoso certificato, ripristinato dalla Regione Lazio, quando è necessario per il ritorno a scuola?

“Il certificato medico sarà necessario ai bambini del nido e della materna per essere riammessi dopo l’assenza per malattia superiore a tre giorni. Per gli studenti della scuola dell’obbligo e della secondaria si dovrà presentare il certificato medico dopo 5 giorni di assenza.” 

Vaccinazione antinfluenzale: a che punto siamo? E’ vero che le dosi potrebbero non rivelarsi sufficienti se tutti rispondessero all’appello?

“La vaccinazione è appena iniziata.  Quello delle dosi è un rebus. Noi consigliamo di farlo alle persone al di sopra dei 65 anni, tra i 60 e i 65 anni a coloro che abbiano patologie, oltre ovviamente a categorie di lavoratori a rischio come operatori scolastici, forze dell’ordine ed operatori sanitari” 

Abbiamo avuto in questo periodo persone con patologie, fortemente penalizzate dall’impossibilità di accedere ad esami strumentali, visite ambulatoriali o addirittura operazioni chirurgiche. Cosa chiedete oggi?

“Attualmente stiamo recuperando terreno, qualche difficoltà c’è stata e c’è ancora. Chi ha potuto sostenerne il carico economico si è rivolto alla strutture private.  Noi vogliamo ora una collaborazione attiva SISP/territorio e ospedale/territorio, vogliamo un contatto diretto con l’infettivologo, lo pneumologo, il cardiologo e così via, innanzitutto per la sicurezza dei medici di famiglia, ne sono morti troppi, poi per la salute del paziente che deve essere, visto, visitato, controllato in sicurezza.” 

Vi aspettavate questa risalita della curva dei contagi?

“Non ci aspettavamo una recidiva in questo momento, probabilmente i portatori sani stanno venendo fuori grazie al numero di tamponi effettuati incidendo sulle percentuali. Speravamo che durante l’estate ci si proteggesse. Chi è andato al mare ha notato che le persone dotate di mascherina si contavano sulle dita delle mani. Ci siamo rilassati troppo alla fine del lockdown, sottovalutando il problema. La gente pensava che tutto fosse passato ed ha disatteso le raccomandazioni che le sono state date.”

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