Febbraio 2019

PERSONE & PERSONAGGI

GRAZIE, OTTORINO!

di Fabrizio Tomassoni

persone

«Sulla tua parola getterò le reti», questa frase del brano evangelico domenicale ha accompagnato l’amico e collega Ottorino Pasquetti nel suo ultimo viaggio verso l’alba senza tramonto. Tutti avevamo sperato in una ripresa ma il fisico provato non lo ha sostenuto ed eccoci qui a ricordare, con il cuore denso di riconoscente dolore, un uomo che tanto ha dato alle diverse generazioni reatine che si sono avvicendate negli ultimi sessant’anni di storia cittadina. Forse l’Ottorino che oggi rimpiango di più è quello conosciuto a Sant’Agostino: anche lui aveva fatto la scelta del cammino Neo-Catecumenale, io qualche tempo prima grazie all’entusiasmo post-conciliare che il vescovo Dino Trabalzini aveva trasfuso in diocesi, subito recepito da monsignor Salvatore Nardantonio. «Dio aspetta i tuoi passi prima della tua discussione»: cosciente di ciò, l’adesione di Ottorino al cammino non fu mai fine a se stessa. Gli anni vissuti nella sua San Francesco con don Lino de Sanctis ma anche nella stessa GIAC, lo avevano convinto che solo insieme si va verso la verità. E lo ricordava sempre nella ammonizioni domenicali o di alcune feste liturgiche, guardando negli occhi ognuno per invitarlo a non dubitare del Vangelo di Gesù Cristo. Discutevo sovente con lui delle ‘cose di lassù’, convinti entrambi che il futuro nascente passasse sempre attraverso un comune impegno pro salute animarum. La famiglia, peraltro, era per Ottorino un contesto ove confrontarsi e applicare quell’arte dell’amore, di cui non smarrì mai le giuste coordinate.

Ma questo stesso mio pensiero va pure ai suoi anni nel Provveditorato agli studi reatino, con Luigi Minervini, Bruno Vota, Pasquale Giancola: Ottorino insieme a Lina Franceschini, Beatrice Della Peruta e altri sapeva indirizzare ogni scelta di quanti, docenti e non, avevano visto nella scuola il loro agone professionale. O il suo impegno amministrativo nella prima giunta Saletti e l’imprimatur verso realizzazioni che ancor oggi restano capisaldi nella edilizia scolastica. Da giovane Dc lo apprezzai anche come amico e collaboratore di Franco Maria Malfatti, il vero artefice del ‘miracolo-Rieti’ degli anni 60-70: in particolare mi piace ricordare come, studente del liceo classico cittadino, andassi a seguire le sedute di Consiglio comunale per cercare di apprendere l’arte della politica, applicata al fare di ogni giorno, per poi discuterne in classe o a quattr’occhi con Myriam Ponziani. E quando entrai nella prima redazione del Corriere di Rieti, collaborando anche ad Avvenire, mentre lui aveva iniziato a plasmare il gruppo di Frontiera, mi confrontavo spesso e volentieri con Ottorino sul quotidiano vivere di Rieti da trasfondere nel menabò di ogni giorno: lo vedevo, infatti, come un maestro, avendo lui fatto l’esperienza nella storica redazione de Il Messaggero con Pietro Pileri, Peppe Rosati, Sergio Cacciagrano, Zeno Fioritoni.

Tutto ciò è noto ai più che hanno conosciuto e apprezzato Ottorino Pasquetti. Ma lo voglio ribadire perché la sua lezione non vada smarrita una volta allentatosi il dolore del ricordo: in fin dei conti, lo stesso menabò della sua vita è stato riempito con scelte e azioni senza se e senza, in un contestuale abbandono alla volontà di Dio che non ha mai inteso tradire né piegare per puro interesse personale.

Ed allora, nel salutare Ottorino lo ringrazio per la sua lezione di vita. E mi sembra come di risentirlo in una delle sue ammonizioni: riprendendo un passo della lettera di Pietro, ci direbbe: «Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pò afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo».

Grazie, Ottorino!

 

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