a cura di Massimo Palozzi

Giugno 2019

IL DOMENICALE

GRANDE LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO DELLA POLITICA

città

(di Massimo Palozzi) Le scaramucce tra forze in coalizione o addirittura all’interno dello stesso partito stanno alla politica tanto quanto le classiche contrapposizioni tra avversari. Le parole con le quali il neo coordinatore provinciale della Lega Pietro Mattei ha esordito nel suo mandato sono tuttavia piombate in settimana così inattese e deflagranti da scatenare una ridda di reazioni piccate, essendo evidentemente andate ben oltre il pur elevato tasso di assuefazione alle lotte intestine tra addetti ai lavori.

Mattei si è scagliato in primis contro l’immobilismo amministrativo, causa a suo dire del piattume (con la i) che c’è a Rieti. E con piglio sicuro ha aggiunto che è ora di finirla con beghe di piccolo cabotaggio come le polemiche sulle indennità percepite in eccesso da alcuni consiglieri comunali in odore di decadenza poiché si rifiutano di restituire la quota extra. Più impellenti e gravi sono i problemi che il sindaco e la giunta devono affrontare: dal servizio idrico al ciclo dei rifiuti, dalla sanità alla bonifica delle ex aree industriali, dalla sicurezza all’assistenza sociale, per finire alla svalutazione del patrimonio immobiliare che a Rieti risulta tra le più alte in Italia.

Va precisato a questo punto che la Lega sta in maggioranza a sostegno del sindaco Cicchetti con un assessore e un consigliere delegato alla Sanità e partecipa alla squadra di governo della Provincia a guida Calisse (centrodestra), i cui vertici sono stati da poco rinnovati.

Per quanto mitigata dall’attribuzione di colpe alla precedente amministrazione Petrangeli, un’analisi così impietosa ha destato molto scalpore, soprattutto tra i compagni di cordata. La prima infastidita replica alle critiche l’ha espressa il deputato di Fratelli d’Italia Paolo Trancassini. All’ex sindaco di Leonessa non è andata per niente giù la lettura dell’azione della giunta Cicchetti, tanto da definire le dichiarazioni del neo coordinatore leghista “fuori luogo, inopportune ed errate nei contenuti”. Il Pd e il Movimento 5 stelle, è in sostanza il ragionamento del parlamentare, sono i veri avversari del centrodestra, coalizione di cui la Lega fa parte da sempre. Sparare sul Comune per mano di un dirigente della stessa area si rivela allora più un esercizio di autolesionismo che una strategia politica accorta.

Una seconda stizzita risposta è arrivata da Forza Italia, che non senza una punta di veleno ha ripercorso i passaggi dell’approdo in maggioranza della Lega, bollando come falsi, insolenti e provocatori i giudizi di Mattei sull’operato del Comune di Rieti (“immobile, morto e senza speranza”). Se il concetto non fosse stato abbastanza chiaro, i berlusconiani reatini (che, giova ricordarlo, appartengono al medesimo raggruppamento che governa la Città insieme alla Lega) hanno rincarato la dose, marchiando le esternazioni di Mattei come il frutto del “delirio di qualcuno che, sul piano locale, tenta di utilizzare strumentalmente il consenso attuale di Salvini”.

Sarà il caldo che sottrae energie, ma dal fronte dell’opposizione non si segnalano reazioni, nemmeno per sfruttare l’involontario assist leghista. Tace il Movimento 5 stelle, silenziato forse dall’imbarazzo per l’alleanza gialloverde a livello nazionale, e tace anche il Partito democratico che ultimamente ha cavalcato argomenti non proprio di primissimo piano. E dire che gli spunti non mancherebbero. Oltre a quelli evocati da Mattei, che già non sono di poco conto, c’è ad esempio la carente cura del verde o il destino del centro storico, tra spopolamento di attività commerciali e chimerici interventi per il recupero degli immobili danneggiati dal terremoto. Oppure la gestione dei dirigenti. Quelli nominati al comando della Polizia Municipale e al Settore Finanziario non solo sono decaduti in quanto insediati in violazione delle stringenti prescrizioni imposte al Comune in predissesto, ma hanno addirittura fatto causa all’ente per essere riassunti con relativa richiesta di risarcimento danni.

Tutto da esplorare rimane pure il dossier traffico, sul quale l’attuale amministrazione sembra, se possibile, avere le idee ancora meno chiare della precedente.

Non basta infatti polemizzare, come ha fatto il Pd, sullo scarsissimo anticipo alla cittadinanza della nuova viabilità partita l’altro giorno lungo il lato inferiore di piazza Mazzini o sulle presunte velleità del sindaco di far apparire con un trucco il centro storico vissuto solo perché circoleranno più macchine (un assunto francamente un po’ azzardato sul piano intellettuale). In effetti, annunciare giovedì pomeriggio che dall’indomani mattina sarebbe stato ripristinato in via sperimentale il doppio senso su via Tancredi, dopo che nei giorni scorsi la cancellazione di quasi tutti i parcheggi a pagamento e il tracciamento delle strisce bianche sull’asfalto erano stati accompagnati da dichiarazioni estremamente caute circa l’effettivo avvio del nuovo assetto (tanto che in molti avevano pensato ad un errore degli addetti alla segnaletica), ha reso il senso di una certa approssimazione, soprattutto in quest’epoca in cui anche uno stormir di fronde viene strombazzato urbi et orbi attraverso i molteplici canali di comunicazione disponibili.

La questione è però più complessa e il documento licenziato nei giorni scorsi dai gruppi consiliari di centrosinistra per stigmatizzare l’iniziativa contiene sì alcuni interessanti spunti di riflessione, ma offre ben poco ad una soluzione di prospettiva. La stessa petizione lanciata dai Democratici sembra avere il respiro corto.

Certamente da condividere è il principio che il transito strumentale nel centro storico andrebbe evitato, ma al di là di questo auspicio non si rinviene alcuna alternativa ad un piano del traffico che da tempo mostra tutti i suoi limiti.

Non ci vuole un esperto per capire che non è sensato che i grandi viali formino un circuito unidirezionale, per cui dal centro risulta impossibile incanalarsi verso Porta d’Arce e tutti i quartieri del quadrante nord-est al di fuori delle mura, da Piazza Tevere a Campoloniano a Vazia, raggiungibili solo dopo aver compiuto un giro lunghissimo (viale Canali, piazza Marconi, viale Maraini, via Porrara).

Ma non pare nemmeno una così brillante trovata adibire a senso inverso una strada stretta e densamente abitata come via Tancredi, che non a caso anni addietro si era trasformata in una camera a gas e verosimilmente lo ridiventerà a partire da questo week end.

Strano allora che non sia stata nemmeno considerata l’eventualità di ripristinare il doppio senso su viale Morroni dalla stazione a Porta d’Arce, invece di riaprire via Tancredi al passaggio dei veicoli provenienti da via Terenzio Varrone.

Ovvio che un’operazione del genere comporterebbe articolate verifiche di fattibilità, a cominciare dall’ostacolo costituito dall’imbocco del parcheggio sotterraneo delle piazze Oberdan e Mazzini, da condurre peraltro nel più ampio contesto di un ripensamento complessivo della mobilità urbana. Mentre si fa presto ad assumere un provvedimento amministrativo a costo zero per modificare il senso di marcia di un tratto di strada, sulla scia di analoghe iniziative spot prese da questa amministrazione che, appena insediata, è intervenuta dapprima su via Vazia, annullando la controinversione decisa nel 2014 dalla precedente giunta, e poi in maniera similare su via della Verdura.

A nessuno sfugge che proposte buttate lì in modo estemporaneo e un po’ alla rinfusa scontano le debolezze intrinseche a progetti privi di rigore e di una visione d’insieme. Ma ad un approccio corrivo non può dall’altra parte corrispondere l’applicazione di un metodo che nel migliore dei casi potrebbe essere definito euristico.

Il nuovo PUT, Piano Urbano del Traffico, commissionato sul finire della scorsa consiliatura, non si sa che fine abbia fatto, così come non è dato conoscere quali disegni abbiano in mente gli attuali amministratori per rendere maggiormente scorrevole la circolazione in città, tra ventilato ripristino del doppio senso sui grandi viali, realizzazione di rotatorie e costruzione di sottopassi per evitare i passaggi a livello che, a loro volta, dovrebbero essere eliminati.

“Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”. Lo sosteneva Mao durante la Rivoluzione Culturale in Cina negli anni Sessanta, ma non è detto che la massima valga anche per la Rieti di oggi.

 

07-07-2019

condividi su: