Ottobre 2017

L'editoriale di Stefania SANTOPRETE

Governiamo la situazione

Indietro non si torna. E’ bene prenderne atto. Credere che qualcuno possa riportare indietro i fogli di un calendario è utopistico. La mia insegnante diceva ‘non si può cancellare con un colpo di spugna la storia’.

Abbiamo esultato nel veder cadere muri e nell’abbattersi le frontiere della libera circolazione, abbiamo inseguito il sogno di una società libera in cui tutti potessero muoversi in cerca di una propria realizzazione personale, apparteniamo ad un mondo globalizzato in cui si fondono culture, cibi e linguaggi.

Al di là dei grandi articoli sulle testate dei quotidiani “Rimandiamoli a casa!” e a ciò che si promette in campagna elettorale la realtà è molto più complicata della teoria. Purtroppo la subiamo, volenti o nolenti, ogni giorno, nei piccoli centri o nelle grandi metropoli. Un senso di allarme, di timore rappresentato da gruppi di etnie diverse che stanno colonizzando quartieri e zone in cui la popolazione locale rischia di essere addirittura numericamente inferiore. Inutile negare le reazioni che ne stanno scaturendo, persino da parte di chi fino a ieri non aveva mai manifestato intolleranza. C’è un ritorno a sentimenti negativi che compromettono la civile convivenza ed alcuni atteggiamenti o comportamenti, da parte degli immigrati, non facilitano le cose. Non possiamo tornare indietro ma abbiamo un dovere nei confronti di tutti: non subire questa situazione ma governarla nel modo migliore. E per far questo occorre la collaborazione di tutti dal più piccolo cittadino alla massima carica istituzionale, passando attraverso le amministrazioni comunali, le forze di sicurezza, i comitati, le figure professionali formate in questo ambito e le cooperative di accoglienza: con regole precise e stringenti che stabiliscano l’allontanamento dei soggetti che dimenticano di avere delle responsabilità e dei doveri oltre ai diritti concessi, e la capacità (soprattutto) di attuarlo. Evitando le ricadute a sorpresa su un territorio, l’arrivo dei bus in piena notte, o il fantasma delle presenze su cui nascono incomprensioni e tensioni.

Occorre comunicare in modo chiaro e trasparente alla cittadinanza ‘cosa’ si sta facendo e ‘chi’ lo sta facendo.

Coinvolgendola direttamente in progetti e prospettive ed inserendo ‘piccoli’ numeri in diverse realtà. Uno scenario possibile e praticabile come l’esperienza di alcuni Comuni virtuosi testimonia.

Lasciamo quindi da parte le frasi ad effetto o gli scenari utopistici e passiamo all’azione.

Crediamo possa essere possibile (ce lo auguriamo per il bene di tutti) abbassando i toni soprattutto da parte di coloro che ricoprono cariche istituzionali e tranquillizzando gli ‘sfogatori della tastiera’che sui social alimentano un clima certamente non costruttivo.

“Se non puoi cambiare le cose, cambia il tuo atteggiamento verso le cose”.

In questo numero abbiamo cercato di iniziare a capire più a fondo le cose e di trasportarvi in una realtà non sempre compresa o conosciuta (ce ne vorrebbero di pagine e di incontri!). A voi la possibilità di far parte del cambiamento contribuendo a rendere il clima più vivibile per tutti, nell’impossibilità - lo ripetiamo - di trasportarci indietro salendo sulla macchina del tempo.

D’altronde gli stessi che inveiscono attraverso un social, sono tra quelli che rispondono alla battuta di chi ci aspetta ogni giorno fuori di un supermercato per augurarci con un sorriso strepitoso una giornata fortunata o coloro che ospitano in casa l’amichetto straniero del proprio bambino per un pomeriggio insieme… ‘conoscere’ realmente una persona vuol dire tirarla fuori dall’immaginario, ‘relazionarsi’con essa vuol dire considerarla al di là dei numeri e delle statistiche: difficile, certamente, ma non impossibile.

E' il futuro ragazzi! Indietro non si torna.

condividi su:
Gli altri editoriali