a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2019

IL DOMENICALE

GIORNATE FAI, RIETI ASSENTE

cultura, turismo

(di Massimo Palozzi) Si conclude oggi il fine settimana dedicato alle Giornate d’Autunno organizzate dal Fai, Fondo Ambiente Italiano, con l’intento di far conoscere e promuovere le bellezze nascoste del Paese.

Per questa edizione il Gruppo di Rieti ha selezionato le Terme di Vespasiano e il Palazzo della Comunità di Cittaducale, insieme alla Villa di Tito a Castel Sant’Angelo e al Museo civico di Cittareale, mentre quello della Sabina ha puntato su Roccantica, con visite guidate e aperture di siti come l’Oratorio di Santa Caterina d’Alessandria e la chiesa di Piè di Rocca con annessa torre. Tutti posti assolutamente meritevoli di attenzione e (ri)scoperta ed infatti a far discutere non sono le presenze, quanto piuttosto le assenze.

Per l’ennesima volta nessun luogo della città di Rieti è proposto all’attenzione dei turisti nel reticolo di eventi di un progetto che, per la sua importanza, gode di una potentissima copertura mediatica. La cosa risulta ancor più paradossale al pensiero che proprio oggi pomeriggio viene presentato il restauro del settecentesco dipinto su tela raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, che orna l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Reatino.

L’ultima volta che Rieti ha partecipato alle Giornate del Fai risale all’ormai lontano marzo 2017, quando tra i beni aperti al pubblico vennero inseriti il Museo diocesano con l’annessa Pinacoteca.

Prima di allora avevano fatto la loro apparizione le ville aristocratiche nel 2012, mentre nel 2013 era toccato al teatro Flavio Vespasiano e al palazzo della Prefettura. L’anno dopo era stata la volta della chiesa di San Domenico, che custodisce lo spettacolare organo Dom Bedos-Roubo, unitamente all’Oratorio di San Pietro e alla chiesa di San Francesco.

C’è stato dunque all’inizio del decennio un periodo in cui si era compresa l’importanza della manifestazione nel doppio appuntamento annuale di primavera e autunno, con la città interessata da un’attiva politica di marketing territoriale e la penetrazione in un circuito di eccellenza dal quale sembra ora essersi estromessa da sola. Chissà che non c’entri il cambio di amministrazione intervenuto proprio nella primavera di due anni fa o si tratti semplicemente di una (sfortunata) coincidenza.

Ad essere precisi, di tutte le iniziative elencate, solo l’apertura del teatro può essere in qualche misura rivendicata a gloria della civica amministrazione del tempo. Le chiese, il museo e la pinacoteca diocesani sono per l’appunto gestiti dalla Diocesi, a volte in condominio con la Prefettura, che è titolare della competenza sui beni del Fondo edifici di culto. E alla stessa Prefettura va ascritto il merito di aver aperto sei anni fa le porte dello splendido Palazzo Vincentini in cui ha sede.

Oltre a prendere atto dell’esistente, questo rapido excursus evidenzia come il graduale disimpegno dall’impareggiabile sistema di promozione costituito dalle Giornate Fai porti con sé la privazione di un traino pubblicitario davvero notevole e a costo zero. Eppure è un lusso che la città non può permettersi, soprattutto pensando allo stallo nel recupero del patrimonio monumentale ferito dal terremoto e alle chiusure in serie di strutture di rilevanza storico-architettonica (l’ultima venerdì, con la chiesa di San Francesco dichiarata inagibile).

Durante il penultimo appuntamento svoltosi a fine settembre nell’ambito degli “Incontri di cittadinanza” promossi da “RiData”, il gruppo di lavoro creato dalla Chiesa locale, è stato messo in evidenza come nel 2018 Rieti si sia posizionata al nono posto tra le dieci province meno visitate d’Italia. Peggio di noi solo Isernia.

A scanso di equivoci, va chiarito che la scelta dei siti inseriti nelle Giornate Fai non avviene ad opera delle amministrazioni sul cui territorio si trovano, ma è evidente che una politica promozionale seria passa anche attraverso la cura di certi rapporti e la coltivazione di una moral suasion per le quali occorre preparazione e sensibilità. La partecipazione al lancio dell’evento dei sindaci dei comuni interessati dalle aperture di ieri e oggi ne è la lampante riprova.

Come avevamo già avuto modo di osservare commentando attività di carattere culturale tipo la recente rassegna editoriale “Liberi sulla carta”, è positivo dedicare energie e risorse all’agroalimentare (benché non sempre si tratti di operazioni di elevato valore aggiunto), ma perché rinunciare al parallelo sviluppo degli asset culturali che potrebbero diventare un concreto volano di crescita economica?

Data la scarsità di mezzi e opportunità, la capacità attrattiva dei territori risiede in gran parte nell’abilità dei loro amministratori di “venderli’ sul piano dell’immagine, sfruttando anche le minime occasioni che si presentano. Non basta però solo aderire ad iniziative più o meno estemporanee o eterogestite per raggiungere risultati apprezzabili. La partecipazione alle fiere del turismo è ad esempio senz’altro utile e per certi aspetti doverosa (non esserci significherebbe una sicura perdita di chance) ma bisogna sempre guardare al bilancio tra investimento e ritorno. Lo stesso dicasi per momenti come le Giornate Fai.

L’Italia è una miniera di tesori e il Lazio non è da meno. Siamo la sesta regione per numero di siti Unesco (nessuno dei quali in provincia di Rieti) e di questo fattore occorre tenere conto quando ci si propone sul mercato del turismo culturale. In altre parole, bisogna essere consapevoli che una tale concorrenza interna può essere battuta solo con un’offerta, magari di nicchia, ma di ineguagliabile qualità, senza invocare come attenuante le difficoltà di contesto o le avversità di sistema.

L’abbandono del giro delle località patrocinate dal Fai è peraltro solo una parte del problema, proprio in ragione della formula che ne sta alla base. Il teatro o il palazzo della Prefettura sono sì due gioielli, ma la loro fruizione è limitata ad occasioni speciali come appunto le Giornate d’Autunno o di Primavera. Nel resto dell’anno non sono accessibili liberamente, dunque non possono costituire un richiamo permanente per i turisti intenzionati a venire a Rieti. E in ogni caso, occorre una spinta motivazionale ben più forte per indurre qualche volenteroso a preferire l’umbilicus Italiae ad altre città di maggiore rinomanza.

L’accesso in circostanze particolari rende insomma fruibili beni di grande pregio, altrimenti celati, solo nel tempo ristretto dei vari eventi, che è esattamente lo scopo divulgativo per il quale vengono promosse iniziative come le Giornate Fai. Lo scarto logico vorrebbe allora che si cavalcasse l’onda mediatica per sfruttare la relativa pubblicità al fine di segnalare ai potenziali visitatori luoghi da frequentare pure fuori dall’ambito di una specifica manifestazione. Solo così si può pensare di attrarre turisti, grazie oltretutto a un’eredità già disponibile.

Bene allora il recupero del comprensorio sciistico del Terminillo, ma non guasterebbe una maggiore attenzione al patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale di cui siamo dotati. Sia perché il tempo è una variabile economicamente determinante, sia perché abbiamo imparato che le risorse non sempre sono sufficienti o ben impiegate.

 

13-10-2019

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