Maggio 2019

GIORNATA DELLA LEGALITÀ, UN COMMOSSO VIAGGIO DELLA MEMORIA DEL SISMA DEL 24 AGOSTO

(di Greta Grammatica) Una giornata all'insegna della legalità ma soprattutto del ricordo, quella che si è svolta oggi presso il Tribunale di Rieti. Organizzata dalla sottosezione di Rieti dell’Associazione Nazionale Magistrati, con la collaborazione dell’Ordine degli Avvocati, oggi ha preso via l'evento in occasione della "Giornata della Legalità 2019”, svolto contemporaneamente in molte altre città quali Bari, Milano, Bologna. Per il Lazio, Rieti.

La manifestazione impeniata, in particolare, sulla risposta dello Stato di fronte alle vicende relative al terremoto che nel 2016 ha colpito l’Italia centrale, sia nella fase emergenziale, sia nella fase della ricostruzione.

Lo hanno fatto intessendo attorno al filo rosso del racconto creato dal giornalista dell'ANSA Fabrizio Colarieti, autore del libro 3 e 36 gli interventi di Mauro D’Angeli (Corpo dei VV.FF.), di Marco Agnoloni (della Protezione Civile), di Paolo Anibaldi (già dirigente presso Ausl Rieti), della giornalista RAI Isabella Di Chio e dei ragazzi del liceo alberghiero di Amatrice.

Dopo i saluti di rito della presidente della sezione ANM di Rieti Francesca Sbarra, giudice civile, che ha ringraziato i presenti: il presidente della Provincia di Rieti, Mariano Calisse, il colonnello dei Carabinieri, Simone Sorrentino, Marco Agnoloni in sostituzione del Capo della Protezione Civile Curcio assente per impegni urgenti, Pierfrancesco De Angelis, Presidente del Tribunale di Rieti, il procuratore Cusano, il magistrato Emilia Coforti, ed il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, Ferri si è entrati nel vivo dell'azione raccontata da chi l'ha vissuta sulla scia di quanto detto dal giornalista Colarieti. Era a casa quel 24 agosto, quando le terra ha tremato ed ha raggiunto immediatamente Amatrice, le cui immagini proiettate accanto al racconto verbale hanno riportato alla luce ferite aperte nella coscienza reatina, vive e sanguinanti.

Marco Angeloni, che porta i saluti di Curcio assente per sopraggiunti eventi, ha introdotto cosa significhi Protezione Civile all'interno di un sistema emergenziale che si è messo in moto a pochi minuti dalla scossa, un organo di mezzi e forze tra tutte quelle a disposizione dello Stato che hanno lavorato con coscienza e rapidità: ”Sono molto felice di essere qui e di tornare a condividere il valore della memoria. In quella drammatica esperienza la Protezione Civile non era sola ma era la risultante finale di tutte le forze spiegate per far fronte all'emergenza: grazie allo straordinario lavoro di Carabinieri, Vigili del fuoco, dell'allora Corpo Forestale e di tutti i soggetti coinvolti.

Attualizzando adesso è necessario che i delegati al Governo votati da noi per rappresentare e decidere sul nostro futuro si impegnino nella ricostruzione e nell'avere memoria per ricordare che finita la fase emergenziale i dati raccolti non servono solo da analisi ma per essere elaborati e per creare attorno ad essi le strategie per il dopo, per il successivo, altrimenti sarebbe solo un'occasione sprecata per fare del nostro meglio. E qui a voi, - riferendosi agli studenti in sala - chiedo di avere senso civico, di cittadinanza e di legalità.”

E' il giornalista dell'ANSA a riprendere la parola per introdurre una persona, da ammissione dello stesso Colarieti, poca avvezza ai microfoni: “Ha parlato una sola volta al Corriere della Sera e per il libro 3 e 36 - riferendosi a Mauro D'Angeli, VIgile del Fuoco di Rieti - Forse vi ricorderete delle immagini che lo ritraggono mentre estrae dalle macerie Giulia, senza casco. Gli chiesi poi perché non lo indossava. Mi ha detto che togliere il casco in quel momento serviva per avere un contatto visivo con la bambina per mostrarle che 'ero un uomo, che ero un padre' ”.

La parola al Vigile del Fuoco D'Angeli: “Ero a casa quella notte. Dopo la scossa non era chiaro cosa fosse accaduto e dove ma era certo che fosse stato qualcosa di grave. Io, come i miei colleghi, per lo più liberi dal servizio ci recammo in caserma e partimmo subito dopo. Arrivare per primi sul luogo del disastro significa pensare, coordinare e mettere in pratica quelle manovre per molto tempo vissute solo in caserma durante le esercitazione. L'atto unico per l'esibizione, provata a lungo. Ci siamo permessi di coordinare un lavoro svolto con competenza, rapidità e coraggio da tutti i presenti, delle forze armate, dei soccorsi, dei volontari - Poi si torna a Giulia - E' una ragazza forte. Ha perso la madre ed il fratellino in quella scossa. Le resta il padre che ricordo bene. Dopo averla estratta sapevo, anche se era immobile tra la folla che fosse lui, glielo leggevo negli occhi. Mi sono avvicinato con la bimba e ho esteso per mezzo suo (della bambina, ndr), l'abbraccio a quell'uomo.”

Nel quadro dell'emergenza non si può dimenticare il ruolo dell'Ospedale San Camillo de Lellis, la cui direzione al tempo era del noto e stimato chirurgo, ora direttore del Sant'Andrea di Roma, Paolo Annibaldi: “Fu un protocollo di guerra. Avevano tutti delle targhe identificative. Ma ci muovemmo bene, perché solo il 15 % dei pazienti furono trattenuti, per il 51% di loro ci fu la dimissione dopo l'assistenza medica. Riportare il tema sull'importanza di essere formati per gestire tali emergenze. Mi associo a quando detto da Marco Agnoloni della Protezione Civile, elaborare i dati per non lasciare che questa, sia una catastrofe senza insegnamento”.

E' poi il turno della giornalista ed inviata Rai per le edizioni regionali, Isabella DI Chio, che ha un ricordo molto preciso e legato al territorio amatriciano: “Arriva lì il 28 Agosto e ci rimasi a lungo. Sentimmo tutto: le scosse, la disperazione, la forza della solidarietà. Dormire nei luoghi di una catastrofe a sfondo sismico vuol dire sentire il terremoto e sentirlo implica saperlo condividere. Lo raccontai, con la consapevolezza di essere in grado anche di spegnere la telecamera davanti al dolore, davanti alle lacrime. Ero presente alle scosse di ottobre e quelle di gennaio, mi ricordo che c'era la neve e caddi, addosso a me l'operatore. Così, con la faccia schiacciata al suolo mentre continuava la scossa ho capito cosa intendono, gli abitanti, quando parlano di urlo della terra. Io quell'urlo l'ho sentito”. E aggiunge poi un fatto di natura personalissima: “Gli abitanti mi studiarono a lungo, poi diventammo parte di una famiglia. Non ho reticenze nel dirlo, ho avuto un tumore, adesso superato e il giorno della mia operazione, fuori dalla sala d'attesa, c'erano i miei amici di Amatrice ad aspettare”.

Nel silenzio di una sala affollata e commossa è il momento di Ramon Micarelli, allievo dell'istituto Alberghiero: “Ero a Teramo per la stagione estiva in relazione al mio corso di studio, il 24 Agosto. Alle 5 del mattino ero a casa, un paese piccolo, dove tutti ci conoscevamo e dove mi resi conto di aver perso non solo familiari ma tutta la rete che faceva parte della mia quotidianità. Sono scappato subito dopo andando fuori a L'Aquila, ma il dolore non si placava, dovunque fossi. Ho scelto così di rientrare nella mia terra e dopo uno stage all'estero, non sono andato a Roma, scelta fatta tempo fa, ma ho deciso di tornare a casa, perché tornare vuol dire far rivivere un luogo. Chiedo questo alle autorità, di non dimenticare, di metterci in grado di tornare, creando anche lavoro.”

La giornata si conclude poi proprio con il rinfresco preparato dai ragazzi dell'Alberghiero di Amatrice, dove, tra qualche mese torneranno a stare.

Sullo schermo, intanto, le parole del Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini pronunciate dopo il terremoto in Irpinia: “A tutte le italiane e gli italiani: qui non c’entra la politica, qui c’entra la solidarietà umana, tutte le italiane e gli italiani devono mobilitarsi per andare in aiuto a questi fratelli colpiti da questa nuova sciagura. Perché, credetemi, il modo migliore di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi. ”

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