Ottobre 2018

LIBRI

GIALLO AL CENTRO 2018, VINCE GIOVANNI LUCCHESE

manifestazioni

(di Domenico Di Cesare) Si è conclusa la rassegna Giallo al centro 2018, che ha visto trionfare lo scrittore Giovanni Lucchese, vero mattatore di questa seconda edizione della manifestazione.

La giuria della duegiorni reatina, che ha visto impegnato un nutrito gruppo di appassionati lettori, è stata presieduta da Piergiorgio Pulixi (presidente del festival) e da Ariase Barretta (vincitore dell’edizione 2017).

Un plauso va alle organizzatrici dell’evento Paola Corradini e Roberta Giovannetti, e ovviamente ai due scrittori e alle due scrittrici che si sono fatti ’sfogliare’, a cominciare proprio da Giovanni Lucchese (nella foto), con il suo Questo sangue non è mio (edizioni AlterEgo): in una Roma sotterranea si dipanano le vicende della protagonista Carlotta, che si possono racchiudere nella shakespeariana frase ‘essere o non essere’. La sua sola amica è la voce di un’altra lei che le vive dentro; e così è un divenire di luce e ombra, di buio e allucinazioni, di emozioni e... sangue.

Un giusto riconoscimento va agli atri tre finalisti che hanno partecipato rispettivamente con:

-Tango down (edizioni Pendragon), di Livia Sambrotta: siamo in Sardegna, dove una multinazionale si vuole appropriare di una delle più belle coste del Sud, dovendo fare i conti però con un gruppo di giovani hacker. La situazione si complica proprio la sera del cyber-attaco, quando scompare la sedicenne Elisa, dando vita a una sfrenata ricerca da parte di Marianna e Fabio, che porterà a galla segreti, in un percorso accidentato che condurrà i protagonisti e il lettore, verso la 'verità';

-Se il freddo fa rumore (edizioni Damster), di Sara Magnoli: anche se non si conoscono, in una cittadina di provincia, scompaiono misteriosamente due ragazzine. L’autrice narra una storia dove tutto sembra essere vero e tutto il contrario, condendo ogni vicenda di emozioni;

-Storia nera di un naso rosso (edizioni Todaro), di Alessandro Morbidelli: nella periferia milanese siamo davanti a un vero e proprio puzzle di eventi e di fughe senza fine. È un gioco di maschere, quelle che ognuno di noi si mette, in un continuo susseguirsi del bene e del male, narrando ‘vite’.

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