Dicembre 2018

L'editoriale di Stefania Santoprete

Fretta di Natale

Non sembra anche a voi ci sia fretta del Natale quest’anno? Non più solo un evento anticipato commercialmente parlando, ma in tante case, in molte famiglie... Per questo ho cambiato la direzione da intraprendere con questo editoriale.  Siamo accusati a volte di non renderci conto del lavoro che manca, della crisi che chiude in una morsa il cuore della gente, della sofferenza di un futuro il cui orizzonte sembra arretrare ogni passo che si avanza. Chi lo fa (raramente per la verità) forse dimentica che siamo principalmente imprenditori delle nostre attività. Siamo a contatto diretto con i commercianti, le aziende, le associazioni: figuratevi se non conosciamo lo stato di sconforto che incupisce ogni gesto e decisione giornaliera, di cui tra l’altro per primi subiamo le conseguenze operando nel settore terziario. Ma questa voglia di Natale qualcosa vuol dire e noi abbiamo il dovere di interpretarla. Piegati dalla quotidianità, affannati nella rincorsa che la vita impone (passaggi epocali si consumano in pochi anni), perennemente in ritardo nelle relazioni sociali, deficitari nel ricoprire ogni ruolo a cui siamo chiamati, avvertiamo l’urgenza di riappropriarci di quel pizzico di magia capace di connetterci con un mondo parallelo.

E’ il mondo lasciato alle spalle, fatto di tradizioni, gesti rassicuranti, calore e colori. Quello che abbiamo fretta di riportare dentro casa e dentro di noi. Quello che ci fa tornare a costruire una casetta per il presepe o tirare fuori addobbi ed albero a metà novembre. Quello che trasforma le nostre finestre in vetrine illuminate... Ritrovarsi, stare insieme, condividere ‘realmente’, stringersi in un abbraccio e chiedere “Come stai?”. Dicembre porta tutto questo con sé. Ed anche fossero cene, pacchetti regalo e cose frivole le nostre principali occupazioni, sarebbero comunque una cura per lo spirito se comprese pienamente. So che quanto dico non troverà concordi i cattolici attivi, ma queste sono frasi pronunciate all’Angelus dell’inizio avvento “Il sonno interiore nasce dal girare sempre attorno a noi stessi e dal restare bloccati nel chiuso della propria vita coi suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori, ma sempre girare intorno a noi stessi. E questo stanca, questo annoia, questo chiude la speranza… In queste quattro settimane siamo chiamati a uscire da un modo di vivere rassegnato e abitudinario, alimentando speranze e sogni per un futuro nuovo.” Speranze e sogni... la magia... la stella che indica la strada ed illumina la notte. E’ il vivere rassegnati e perennemente concentrati su se stessi che spinge a esclamare ‘Odio il Natale!’ tipico di chi ha smarrito la strada e vuole ignorare indicazioni e segnali. C’è una possibilità per tutti, anche per chi è preda della solitudine e vede un nemico avvicinarsi con le feste: c’è tanto da fare, tanto da dare (la storia di Simone Leggi qui ne è un esempio). Tutto è già dentro di noi e lentamente riemerge al momento giusto: anche un gesto può diventare preghiera, ringraziamento, promessa rinnovata. Non cambierà le cose ma il nostro modo di affrontarle. Il regalo più scioccante che ci dona la fisica quantistica è darci la prova che il pensiero influenza la materia. Come? L’energia genera la materia, il pensiero è energia, il pensiero genera realtà. I pensieri emanano una forza energetica capace di agire sul quotidiano, di innestarsi nella realtà. I pensieri! La forza della mente! Entrare in contatto con il nostro ‘io’ più profondo vuol dire provocare la scintilla creativa. E tutto questo non è appunto incredibilmente magico?!

 

P.S. Se avessi scritto l’editoriale che alcuni invocavano non avrei  generato nuovamente negatività bloccando il processo attivo che questo periodo potrebbe provocare? Una stilla, una goccia di speranza è inevitabilmente connessa  con l’attesa, con la possibilità di un futuro. Diverso

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