Giugno 2018

PERSONE & PERSONAGGI

FEDERALBERGHI GUIDA IL CAMBIAMENTO

Michele Casadei: "Abbiamo eccellenze da mettere a sistema"

impresa, turismo

Un romagnolo alla guida di Federalberghi, cresciuto al Terminillo e appartenente alla generazione ‘di ritorno’ dopo un’esperienza all’estero durata anni che gli sono valsi il diritto all’ambita ‘green card’. Compito arduo per Michele Casadei, il quale sottrae tempo ed energie alla sua attività imprenditoriale convinto questo territorio lo meriti,  avendo già tutti gli elementi necessari per un  successo in ambito turistico.

Un’ondata nuova sconvolge il Terminillo
“Abbiamo avuto un’imprenditoria d’elite che ha investito e ‘fatto’ il Terminillo, proveniente anche da tutt’Italia - racconta Casadei - La mia famiglia proveniva dalla Romagna. Mio padre, albergatore di terza generazione, in un’ottica di diversificazione degli investimenti dal mare alla montagna, decise di non optare per Madonna di Campiglio ma per il Terminillo, Aprì nel ‘69 l’Albergo Regina, mentre mia zia fondò ‘La Sella del Vento’, ancora attivo. Dopo investimenti nel settore edile, nel ’96 mio padre ha rilevato ‘Il Togo’, nel 2005 ‘Le tre Cime’ ed infine il Residence Rialto”.

Michele dopo gli studi in Architettura si trasferisce negli Stati Uniti ottenendo il titolo necessario a potervi risiedere per un periodo illimitato. “Sto usando questa possibilità per fare degli investimenti paralleli e portare nel nostro settore, tutto l’expertise, i capitali che si muovono negli USA. C’è un settore dell’industria cinematografica (cito Netflix) in cerca di location da rendere fruibili. Come avvenuto ne ‘Il trono di Spade’, spesso si trovano nella necessità di ricostruire una cittadina che noi potremmo identificare con un paese tipo Labro, già esistente e a disposizione. La mia figura si innesta in questo campo”.

E’ comprensibile che un cambio di direzione ed una successione anche da un punto di vista generazionale, crei scontenti o risentimenti.
“Noi reatini, accogliamo le novità con un po’ di timore. Venendo da una filosofia familiare imponente il lavoro per autoidentificarsi con chi ti è davanti, il primo compito che ho avvertito è stato visitare tutte le realtà della provincia. Ho scoperto delle eccellenze di cui non siamo consapevoli: a Greccio abbiamo un hotel guidato da un grecciano di terza generazione. Paolo è vissuto a Roma, oriundo di ritorno, si è nuovamente innamorato del proprio paese. Ha il 95% di allotment con stranieri del Nord Europa: una piccola oasi per turisti svedesi, finlandesi, norvegesi. Qualcuno ne è a conoscenza?Giuseppe ha, a Leonessa, una struttura estremamente accogliente con più di 80 camere ed una piscina mezza vasca, riscaldata. Tante sono le piccole eccellenze neanche capite a Rieti per lo scollamento tra ciò che è l’albergatoria locale e ciò che il reatino pensa di questo settore. Lo vede come una sorta di elite a cui sono state tramandate, per discendenza, strutture senza essersele guadagnate: non è così.”

Ci aspettavamo appunto - facciamo notare al Presidente - che questa nuova mentalità emergesse anche nell’affrontare in modo nuovo la polemica generata dalla pubblicazione di una lettera di risentimento di alcuni turisti. Ci saremmo aspettati qualcosa di più della reazione di lesa maestà e l’indignazione dell’intera categoria, ad esempio l’onesta ammissione di consapevolezza che non tutto ancora sia perfettamente ‘rodato’nel complesso meccanismo di accoglienza. Incoraggiante la risposta dell’albergatore Antonio Cavalli nell’offrire i tre giorni gratuiti nella propria struttura. Non vogliamo alimentare dissensi, diciamo solamente che molto lavoro ancora c’è da fare e non soltanto nel settore dell’albergazione! La stessa popolazione precipitatasi a commentare con post denigratori, deve ancora comprendere quali responsabilità le attribuisca il titolo di ‘cittadina turistica’ e quali oneri ne derivino.
“Sono assolutamente d’accordo, ho cercato di fare ciò che appartiene all’associativismo: difendere una categoria da attacchi generici e frontali, non un singolo. Va identificato chi ha criticità, aiutato attraverso una serie di strumenti. Partiremo con dei corsi di formazione tramite l’EBTL, Ente Bilaterale per il Turismo, si parlerà di disintermediazione ovvero vendere meno attraverso le OLTA online, come Booking o Venere.com ad esempio; offriremo un portfolio di professionisti stagionali a disposizione ad esempio da Madonna di Campiglio, dalla vicina Umbria (che dà lezioni sull’accoglienza)…”

Qualcuno temerà di vedere tagliati fuori i lavoratori locali, alcuni dei quali esportano la propria professionalità altrove con maggiore soddisfazione.
“Verranno invece formate personalità sul territorio anche attraverso progetti di Alternanza Scuola-Lavoro; un cardine della mission di Federalberghi coinvolgere il nostro Istituto Alberghiero invogliando i giovani a rinnamorarsi dell’albergatoria. Abbiamo un territorio a totale vocazione turistica da mettere assolutamente a sistema, informando il reatino, invogliandolo a diventare testimonial e partecipe di questo rinnovamento aziendale”.

Il Terminillo è un luogo avulso dalla città, a volte appare come un centro di rimostranze e rivendicazioni scarsamente comprese dalla popolazione, come si potrebbe ricomporre questa frattura?
“C’è una divisione atavica, concordo. Il Terminillo, essendo identificato da tutti come un’eccellenza, potrebbe fungere da traino per il turismo a Rieti. In inverno ci sono numeri che esprimono percentuali altissime, realmente e potenzialmente, con due ultime buone stagioni grazie alla neve. Noi però dobbiamo rompere il dettame della meteorologia creando un tessuto di servizi per destagionalizzare il turismo: in  questo entra in gioco il territorio. Il mio giro in Provincia, mi ha portato a scoprirla in maniera più dettagliata: ci sono luoghi stupefacenti che, messi  a regime, con la montagna come possibile attrattore, costituiscono un ‘prodotto’concentrato nel giro di una decina di chilometri. Il lago del Turano sembra un piccolo lago di Como, il Terminillo meraviglioso, i laghi Lungo e Ripasottile, oasi incontaminate con il passaggio degli aironi, il Cammino di Francesco... già ciò che abbiamo, senza necessità di investimenti megagalattici, ma semplicemente comunicato in maniera ottimale, può rivelarsi vincente. Federalberghi può offrire lezioni didattiche a cura di professionisti provenienti da realtà più aggiornate della nostra, iniziare a far capire che esiste un prodotto, entrare in partnership con il Comune per identificarlo, con aziende che vogliano promuoverlo partecipando in prima persona alle fiere, all’EBT di Milano, alla Bit...”

Certamente non è la partecipazione alle fiere che è mancata!
“Probabilmente lo abbiamo fatto senza armonizzare le nostre eccellenze, ad esempio offrendo un percorso su più giorni, avendo Roma molto vicina. Vendono luoghi meno attraenti dei nostri! Molto spesso ci convinciamo di essere tagliati fuori dal mondo ma siamo ad un’ora e mezzo dall’aeroporto che ha più traffico in Europa. Il 90% dei turisti della Toscana passa da Fiumicino: partono da Sidney per arrivare a Greve in Chianti, stare 4 giorni, bere un bicchiere di vino, fare due passeggiate a cavallo e visitare un vitigno. Non hanno qualcosa in più di noi, hanno saputo vendere in maniera accattivante… Non abbiamo ancora identificato un brand del territorio, ma tante proposte singole. Occorre partire mettendo a sistema non tutte, alcune delle specificità del territorio che possono essere concatenate e provare a venderle. L’offerta va migliorata, noi di Federalberghi possiamo aiutare. Dobbiamo riuscire ad abbattere lo scoramento.”

Per far questo ha bisogno di alleanze particolari?               
“Abbiamo bisogno della vicinanza della classe politica. Occorre comprenda come non ci sia più speranza per una vocazione industriale, agricola (purtroppo), ma solo per l’unica azienda produttiva per tutti: l’azienda turistica”.

Sembra di capire ci sia una voglia di riscatto da parte della nuova generazione di imprenditori
“La mia generazione, quella dai 20 ai 30 anni sta cercando di dire ‘Io non ci sto!’Non ci sto ad andarmene, a dire che la mia città non è vivibile che  non può avere sviluppo, che qui non funziona nulla. Io vedo in questo luogo un grosso potenziale, voglio ‘spendermi’ per essere attrattore di questo: non voglio andarmene, lasciare i miei affetti, non voglio lasciare la mia famiglia ne’ il mio lavoro magari per territori ritenuti più attraenti. Questo è il motore che spinge la nuova classe dirigente ad esempio al Terminillo. La Proloco è oggi formata da ragazzi under 30 riusciti ad abbattere il muro di litigiosità basato sulle grosse lacerazioni del passato. Ora c’è quel senso di comunità indispensabile per andare avanti. Le due precedenti generazioni hanno grosse responsabilità. In Romagna c’è consapevolezza della necessità di fare sistema. Quando ero piccolo partecipavo con mio padre alle riunioni di bagnini e albergatori. Tremila teste si chiudevano in una stanza, litigavano sei ore, ma usciti da lì c’era una linea. Quella presentata all’Amministrazione, alla Provincia, alla Regione e ai turisti. E’ la loro forza: fare gruppo. Da questo dobbiamo ripartire.”

 

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