Novembre 2019

CALCIO*

FC RIETI, UN DECALOGO PER IL NUOVO CORSO DI CURCI

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Riccardo Curci, colui che ha ripreso le redini del Rieti calcio e le sue mosse in un decalogo:

Il Rieti calcio è la squadra della città e come tale è patrimonio dei reatini che devono essere vicini al presidente che l’ha salvata a più riprese, anche al netto dei sensi di colpa per averla messa nelle mani di chi non avrebbe fatto le fortune amarantocelesti

  • Ordine. Riccardo Curci deve fare ordine in campo e fuori, costruire ciò che non è mai riuscito a fare, ovvero una società che mai come oggi non è vero che sia bella “dispari” e dedicarsi ad una creatura che ha trascurato delegando troppo fin dal disinteressarsi di ciò di cui è proprietario e presidente.
  • Ruoli societari ben definiti. In una organizzazione societaria che sia degna della Lega Pro, il presidente deve assegnare ai suoi collaboratori ruoli e responsabilità che debbono procedere di pari passo. In una organizzazione la suddivisione di mansioni è una regola, figuriamoci in una realtà di calcio professionistica.
  • Settore tecnico e societario. In una società professionistica occorre tenere distinte due aree, quella tecnica con allenatore e il suo staff, team manager, direttore sportivo e un’area dirigenziale con un direttore generale, un segretario generale, lo slo, il responsabile marketing, un ufficio stampa e collaboratori a vario titolo.
  • Rapporto con la città. Lo stadio Manlio Scopigno è sempre sembrato un impianto sportivo parallelo alla città, una cattedrale nel deserto. Animiamolo. Se la squadra della città è davvero della città Riccardo Curci deve far passare il messaggio che “ci si salva tutti insieme e si retrocede tutti insieme per il bene della città e la salvaguardia dei colori”.
  • Le scuole, i più piccoli. Apriamo lo stadio alle scuole. Lo stadio è anche la casa dei bambini reatini. Soltanto così può crescere una generazione che perde, vince e soffre insieme alla squadra nel segno di una rinnovata tradizione che deve essere tramandata di padre in figlio.
  • Il marketing territoriale. Rieti partecipa ad un campionato professionistico, con squadre che hanno disputato persino competizioni europee e con realtà che vivono 7 giorni su 7 per una squadra di calcio. Costruiamo un marchio “Centro d’Italia” da apporre sulle maglie e facciamo in modo che l’appartenenza sia ancora più visibile; consegniamo i nostri prodotti tipici al fischio d’inizio a centrocampo, riempiamo lo stadio di cartelloni pubblicitari colorati che saranno visti grazie ai media in tutto il mondo.
  • Settori giovanili e squadre minori. L’imperativo è salvarsi, chi ama e pratica il calcio venga allo stadio, tanto c’è posto. Ingressi gratuiti a tutte le squadre di calcio della provincia, in fin dei conti la squadra è di tutta la provincia e i sindaci mettano a disposizione gli scuolabus la domenica. Uno stadio pieno senza incasso è un valore aggiunto, uno stadio vuoto senza incasso è vuoto.
  • La squadra. Presidente, fai ciò che ti senti, libera, rescindi, vendi, compra ma dai un po’ di stabilità a questa squadra di calcio. Chi agisce col cuore non sbaglia mai e soprattutto può girare a testa alta perché ha agito nel nome della difesa di una fede.
  • Azionariato popolare. Chi può dia una mano al Rieti calcio nelle forme e nei modi che ognuno ritiene opportuno. Tra sponsor, pubblicità, donazioni , abbonamenti, fidelity card ci sono varie forme di sostentamento da percorrere. Poco o tanto è un segnale e i segnali sono importanti perché liberano energie positive.
  • Si va allo stadio perché c’è una squadra da sostenere ma la squadra deve essere presente come partner a tutte le manifestazioni culturali, civili, religiose di soggetti pubblici e privati essendo presente. Il giocatore è beniamino se si trova dentro un contesto e il Rieti caro presidente è fuori dal contesto. Partecipare vuol dire esserci, essere visibili vuol dire rendere edotti gli altri della tua esistenza. Stare vicini a tutti vuol dire essere dentro il sistema città.

 

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