Febbraio 2020

CALCIO*

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Se fosse così semplice non si chiamerebbe Rieti calcio. Una storia quella amarantoceleste spesso legata a stagioni sofferenti e di grandi sacrifici. Giunti a poco più di metà stagione il Rieti è ultimo in classifica, complici i 5 punti di penalizzazione inflitti alla squadra amarantoceleste per le vicissitudini societarie pregresse. Oggi il Rieti sicuramente è più in salute di ieri con una società che ha imboccato nuovamente una giusta via, e con una campagna di acquisti invernale sicuramente dignitosa (Alessio Rasi, Biagio Morrone, poi ancora Sedrick Kalombo, Davide Merelli). L’obiettivo è quello di compiere un piccolo miracolo ed agguantare come detto in numerose occasioni dall’amministratore delegato Roberto Di Gennaro “l’unico risultato raggiungibile che è quello della salvezza”. Missione difficile, che si complica Domenica dopo Domenica, ma non impossibile se il Rieti è quello che si è visto a Bari, a Terni, a Rieti contro la Casertana, a Potenza; meno bene quello contro il Catanzaro che ha visto un Rieti poco lucido e molto confusionario in difesa. La sconfitta di Catanzaro è costata la testa di Beni e mentre stiamo scrivendo la società sta valutando un rientro di Alberto Mariani coadiuvato da Manolo Pestrin, ex calciatore di lungo corso di Palermo, Salernitana, Cesena, Messina, Torino, Cremonese e Ascoli.A questo punto, muovere la classifica ogni domenica è l’unica ricetta per raggiungere l’obiettivo e la squadra va lasciata tranquilla, tant’è che il silenzio stampa della società ormai da quattro giornate è più un isolamento con il resto del mondo che una volontà di mancare in comunicazione. Adesso però è fondamentale che tutte le componenti aggiuntive alla squadra diano un po' di fiducia all’ambiente, il tifo è tornato allo stadio, i bambini hanno partecipato attivamente alla baby giornata amarantoceleste indetta dalla società, la città dovrà dare dimostrazione di difendersi la categoria insieme agli undici uomini in campo che indossano i colori amarantocelesti. Certo è che questa serie C che doveva essere orgoglio di un’intera città è stata più lacrime e sangue, con una squadra che ha sempre vissuto di luce riflessa, ma con uno zoccolo duro di tifoseria che nel bene e nel male è sempre stata accanto alle intricate sorti. Ora necessita però che tutti remino nella stessa direzione in nome di una maglia da onorare, di una serie C da difendere, di una squadra giovane ma che ha dimostrato di essere in grado di far divertire e di una storia che più di ottanta anni è fatta di dignità e di sacrificio. Sarà difficile rimanere in serie C ma non sarà impossibile nella misura in cui tutti sapranno essere maturi nel dare il proprio insostituibile contributo. La ricetta della salvezza è un impasto tra squadra, tifosi, città, società e... un pizzico di fortuna.

Foto PRIMO PIANO

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