a cura di Massimo Palozzi

Giugno 2019

IL DOMENICALE

FATTORE C

(di Massimo Palozzi) Settimana all’insegna del fattore C. Come Ceri, innanzitutto, dato che oggi si svolge la tradizionale processione a chiusura dei festeggiamenti del Giugno Antoniano. E come caldo, che ha investito la città dopo la primavera saltata e un’estate che si annuncia torrida. Da tempo anche Rieti sperimenta le bizzarrie meteorologiche accompagnate dalle orde di zanzare, pappataci e insetti consimili, molto a loro agio nel clima mutato di queste ultime annate e per niente disturbati dai ricorrenti interventi di disinfestazione. L’agricoltura ne risente pesantemente, al pari dello spirito di sopportazione della gente, già messo a dura prova da mille altre difficoltà. Davvero non ci sono più le mezze stagioni, e il bello è che il detto è stato coniato quando invece le mezze stagioni c’erano eccome. I centri commerciali (a proposito di fattore C) iniziano ad essere presi d’assalto da chi cerca un po’ di refrigerio, mentre i condizionatori (ça va sans dire) girano a palla ma nulla possono contro l’esplosione dell’erba che lungo le strade, nelle aiuole e negli spartitraffico raggiunge rigogliosa altezze quasi umane. La soluzione comincia pure lei per C, come cura (del verde), ma trattasi di disciplina piuttosto trascurata.

Per gli amanti dello sport, la C della settimana è quella che sta per calcio e per la serie in cui la squadra amarantoceleste milita e continuerà a militare. Ma ovviamente anche per Curci (Riccardo). Il presidente ha illustrato mercoledì l’ennesimo salvataggio del Rieti tra i professionisti, spiegando i piani di rilancio della società che vorrebbe cedere, malgrado tutti i tentativi finora messi in campo non abbiano sortito grandi effetti. Le scadenze fissate dalla normativa sportiva sono state rispettate, per quanto gravose risultassero soprattutto sotto il profilo economico. Formalizzata l’iscrizione, la stagione può partire ma resta l’incognita di un futuro che in simili condizioni sarà dura far diventare roseo.

Alla voce ricorrenze troviamo la C di Cicchetti (Antonio) che martedì ha festeggiato il secondo anniversario dell’elezione a sindaco per il suo terzo mandato, nel pieno della querelle sulla ventilata decadenza di un gruppo di consiglieri comunali di opposizione che negli anni passati avrebbero ricevuto indennità superiori a quelle spettanti. La vicenda coinvolgeva eletti di vari partiti, alcuni dei quali hanno però sanato la loro posizione restituendo le somme percepite in eccesso (non per loro volontà, sia chiaro, ma per un errore di calcolo degli uffici preposti). A resistere sono rimasti in quattro. Il ricorso al Tar è naufragato in quanto il Tribunale amministrativo ha dichiarato la propria incompetenza. A decidere sull’incompatibilità tra il pubblico ufficio ricoperto e la condizione di debitore nei confronti del Comune stabilita dal Testo unico degli Enti locali, dovrà essere quindi il giudice ordinario con i tempi della giustizia civile.

Frattanto, il sindaco sta dando corso alla procedura di decadenza a carico dei riottosi, sollecitato a suo dire dalla prefettura e dal ministero dell’Interno, nonostante la stessa prefettura e la Corte dei Conti abbiano predicato prudenza, suggerendo la sospensione in autotutela del provvedimento. Questa mossa potrebbe rappresentare la soluzione di compromesso in attesa della sentenza del tribunale cui si sono rivolti i consiglieri messi in mora, sull’esempio di diversi comuni italiani alle prese con la medesima problematica.

La faccenda si rivela notevolmente complessa dal punto di vista giuridico e presenta risvolti delicati perché pone il dilemma tra attuazione sostanziale della volontà degli elettori e formale applicazione della legge in una materia assai controversa. Sarebbe comunque un errore farne una mera questione di principio o, peggio, una battaglia politica come purtroppo è avvenuto. La democrazia vive di regole e in uno stato di diritto incompatibilità, ineleggibilità e decadenza sono strumenti di garanzia, non di prevaricazione della sovranità popolare. Occorre però maneggiarli con cura, perché il confine tra rigore e abuso in certe circostanze è davvero sottile.

Proprio a Rieti capitò anni addietro un caso analogo. Il 7 maggio 1995 l’attuale consigliere comunale di minoranza Giosuè Calabrese venne eletto per l’Ulivo (coalizione di centrosinistra) presidente della Provincia con le nuove regole che prevedevano l’elezione diretta, sconfiggendo al ballottaggio il candidato di centrodestra del Polo per le Libertà Mauro Lattanzi. Dopo sei mesi venne però fatto decadere a causa dell’omessa affissione all’albo pretorio del programma elettorale. L’8 novembre si insediò pertanto un commissario che rimase in carica fino al 28 dicembre, interrompendo per 51 giorni l’esperienza amministrativa del neoeletto presidente, il quale si riprese lo scranno solo dopo aver vinto un ricorso. Accogliendo le tesi di Calabrese, il Tar stabilì infatti che si trattava di un adempimento, ancorché previsto come obbligatorio, la cui inosservanza non costituiva un presupposto tale da inficiare il responso delle urne. In quella circostanza si pose già il problema del rapporto tra esito del voto e dettato normativo, risolto infine dalla pronuncia di una corte che il 29 dicembre 1995 rimise al suo posto il presidente democraticamente eletto.

Per connessione d’argomento, cade allora a fagiolo la doppia C di cittadinanza e Costituzione, nel senso di materie d’esame. Le prove orali della maturità svoltesi in settimana hanno riguardato la conoscenza da parte dei ragazzi anche della Carta fondamentale che dal primo gennaio 1948 presidia il sistema repubblicano italiano. Il corollario ambiva invece a verificare il livello di consapevolezza su quanto la corretta declinazione dei principi in essa contenuti può fare dei giovani dei buoni cittadini.

Per un periodo nelle scuole italiane si insegnò l’educazione civica, una materia così poco considerata da estinguersi per consunzione. Con il senno di poi, porla alla stregua delle altre materie non fu una buona idea, dal momento che dava agli studenti la sensazione di doverla imparare come un’imposizione e non come la partecipazione ad un percorso di crescita verso la società che sarebbero andati a costruire. Gli stessi docenti non erano forse adeguatamente formati e consapevoli, magari perché non si trattava di impartire nozioni o spiegare formule matematiche, quanto piuttosto di trasmettere agli allievi il senso di appartenenza ad una comunità.

I risultati di questa prova sono ancora tutti da indagare, sebbene misurare la maturità civica di un ragazzo da un colloquio multidisciplinare di qualche minuto, immersi nella tensione dell’esame di stato, corra il rischio di incarnare una sfida un po’ troppo pretenziosa.

Cambiando discorso, è la volta di C come Comune, alle prese con un’accoppiata di C (conti e costi) da far tremare le vene ai polsi. Con lo sblocco dei fondi collegati al programma Rieti 2020 cominciano a muoversi i primi progetti. L’assessore all’Urbanistica Antonio Emili ha annunciato l’avvio delle procedure propedeutiche all’ammodernamento del palazzetto dello sport a piazzale Leoni e al rifacimento del pistino del campo scuola ma, soprattutto, all’avveniristica trasformazione della piscina comunale in parco acquatico. Qui, oltre all’indefettibile C di competenza, servirà pure il generoso apporto del fattore C prediletto da Napoleone, che preferiva i generali fortunati a quelli bravi.

C come commercianti. Di viale Maraini, in particolare. I quali hanno promosso una raccolta di firme per opporsi all’accennata realizzazione di un sottopasso che dovrebbe rimediare ai disagi provocati al traffico dal passaggio a livello. L’iniziativa ha mobilitato la città tra favorevoli (pochi, ad onor del vero) e contrari. I motivi dell’avversione al progetto sono concreti e comprensibili. I lavori terrebbero impegnata l’area per un lungo lasso di tempo, creando inevitabili ripercussioni negative sugli affari dei negozi della strada, più difficili da raggiungere per la clientela. L’obiezione appare fondata, ma come fanno notare in molti, non si può sempre dire di no a tutto. L’immobilismo è esiziale tanto quanto i cantieri (per chi li subisce), anche se è facile pontificare senza essere direttamente toccati dalle criticità. Un esempio recente potrebbe tuttavia ricondurre a più miti consigli i battaglieri esercenti del viale. Riguarda il centro storico, che solo qualche anno fa è stato a lungo oggetto di lavori di riqualificazione nell’ambito dei progetti Plus. Disagi anche forti i commercianti li hanno senz’altro patiti, ma non si può negare che il nuovo volto del cuore di Rieti abbia regalato un proscenio gradevole di cui sono loro i primi beneficiari. Che poi questo cuore batta con ritmo bradicardico fin quasi alle soglie della letargia, è affare serio e complesso, che prescinde però dall’aspetto rinfrescato della Rieti antica.

Il centro poco vissuto rappresenta un problema reale. I reatini non lo avvertono come un attrattore di socialità, eccetto quando ospita manifestazioni di richiamo e solo per il tempo strettamente necessario. Non risulta semplice spiegare una simile disaffezione. Bisognerebbe tirare in ballo ipotesi sociologiche complesse, visto che non esistono nemmeno luoghi di aggregazione preferiti in alternativa come negli anni Ottanta-Novanta, quando i giovani si ritrovavano proprio lungo viale Maraini.

E a proposito di giovani, eccoci alla C di Consorzio (universitario). La Sabina Universitas è una società consortile per azioni che gestisce il polo universitario reatino. Il capitale è detenuto dal Comune capoluogo, dalla Fondazione Varrone, dalla Camera di commercio e in misura minore da Provincia, Consorzio per lo sviluppo industriale, Asl, Ordine degli Ingegneri e degli Avvocati.

Un mese fa ha tenuto banco per qualche giorno la possibile cessione di quote dal Comune di Rieti a quello di Palombara Sabina. Il problema sono sempre le risorse che i soci fanno fatica a mettere a disposizione e che si riverbera nel perdurante stallo che impedisce di approvare il bilancio e nominare il nuovo presidente. Dopo le voci circolate a fine marzo di una minaccia di azioni legali da parte dell’Università della Tuscia per recuperare i crediti vantati (854mila euro, altri 940mila sono dovuti alla Sapienza), tutti i soci stanno rivedendo i propri piani di adesione al progetto. Secondo i fautori dell’allargamento l’ingresso di soggetti terzi amplierebbe il bacino a contributori extraprovinciali, in modo da favorire il rilancio delle attività didattiche e della ricerca. I contrari temono invece un disimpegno dell’amministrazione municipale nei confronti dell’università. In effetti, l’ingresso di Palombara non avverrebbe per mecenatismo ma tutt’al più a scopo mutualistico e con ovvia predilezione per i propri interessi diretti. Il rischio di dirottare le decisioni operative e la calibrazione dell’offerta formativa verso la Sabina romana non pare quindi così remoto.

C come Casapenta. Con l’emergenza rifiuti che sta travolgendo Roma e la diffusa inciviltà di molti residenti in zone semicentrali o periferiche, che invece di fare l’obbligatoria raccolta differenziata vanno a gettare l’immondizia nei cassonetti del centro dove ancora non è partita, l’Asm ha provveduto martedì a bonificare il piazzale antistante il sito lungo la Salto-Cicolana che si era trasformato a sua volta in una discarica. Il costo e la relativa sanzione verranno addebitati ai trasgressori, sperando che siano identificabili.

Ultime C di questa rassegna sono quelle di Cotral e Cisl. La prima società di trasporto pubblico in Italia è alle prese con annosi problemi che i pendolari conoscono alla perfezione. Non bastasse, ci si mettono pure i sempre più numerosi episodi di violenza di cui è vittima il personale viaggiante. Per questo il sindacato ha chiesto nei giorni scorsi all’azienda di rivedere la decisione di affidare agli autisti anche il compito di verifica dei biglietti dei passeggeri, proponendo al contempo l’installazione di cabine blindate sui bus di linea per proteggere chi guida. Una volta nei pullman spiccava la scritta “non parlate al conducente”. Ora sembra di essere regrediti al selvaggio west con l’iconico cartello piazzato sul pianoforte “non sparate sul pianista”: sic transit gloria mundi.

 

30-06-2019

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