Ottobre 2019

PERSONE & PERSONAGGI

"F.LLI NICOLETTI" UNA FORTUNATA SAGA IMPRENDITORIALE

storie

(di Massimo Palozzi) In attesa della opportuna catalogazione, una nuova preziosa fonte di materiale documentario è appena andata ad arricchire il già considerevole patrimonio dell’Archivio di Stato di Rieti. Sono le carte della “F.lli Nicoletti”, una delle aziende maggiormente rappresentative dell’imprenditoria locale del secolo scorso, a lungo attiva nella lavorazione del legno.
Il fondo è stato donato all’Archivio di Stato dal presidente della “Alessandro Rinaldi Foundation” Federico Rinaldi e dai suoi familiari, in esecuzione delle volontà del padre, scomparso il 7 marzo 2018. L’ex presidente della Cassa di Risparmio aveva infatti manifestato l’intenzione di mettere a disposizione della collettività la nutrita raccolta di cui la sua famiglia era venuta in possesso in quanto erede di quella dei Nicoletti. Con il trasferimento odierno quel desiderio si è concretizzato, rendendo accessibile un’eccezionale collezione composta da circa cinquemila progetti e disegni di opere realizzate, insieme a cataloghi fotografici di mobili a partire dagli anni Trenta.
Nel 1927, alla costituzione della Provincia, l’opificio fondato dagli intraprendenti fratelli impiegava circa duecento operai. Di Luigi si sa che nel 1851 lavorava a Rieti come maniscalco, per poi trasferirsi a Roma dove avviò un laboratorio di produzione di mobili.
Ercole, figlio di Antonio, conduceva invece un attrezzato e moderno laboratorio di falegnameria a Rieti, in via Terenzio Varrone, dal quale uscivano pezzi di arredamento molto apprezzati per la loro qualità.
Da lì ebbe inizio una fortunata saga imprenditoriale, che sarebbe passata per lo stabilimento nei pressi di Porta Conca e proseguita fino all’esperienza della “Rinaldi-Iacoboni” nella zona di Porta Romana: vetrine di negozi, cassettoni in strutture pubbliche e mobili in abitazioni private della città ne sono tuttora la concreta testimonianza.
Da una prima lettura dei registri della clientela si comprende già il livello di eccellenza artigianale raggiunto. All’azienda reatina si rivolgevano aristocratici e personalità politiche di primo piano durante il fascismo, come il ministro Giuseppe Bottai, ma anche esponenti del mondo intellettuale e della cultura come la famiglia Montanelli e gli scienziati Nazareno Strampelli e Carlo Jucci, che figurano tra gli estimatori della manifattura Nicoletti.
Emerge dai documenti anche una significativa committenza da parte di ministeri e altre istituzioni pubbliche, così come di attività commerciali private. La falegnameria lavorò ad esempio per la produzione di parti in legno di armi leggere per conto della Breda. Si tratta di un dettaglio di estremo interesse perché in questo campo non si rinvengono rilevanti iniziative economiche riconducibili al nostro territorio in epoca recente. Le fonti riferiscono giusto dell’archibugiaro Gioacchino Cocco, che nel 1827 gestisce a Roma, proveniente da Rieti, una bottega da armaiolo aperta prima del 1800 in via Tor Millina nel rione Parione.
La vocazione imprenditoriale nel settore delle armi non appartiene d’altronde alla tradizione reatina, forse anche per l’ingombrante presenza nella vicina Terni della Regia Fabbrica d’Armi (oggi Polo Mantenimento Armi Leggere), costruita nel 1875 per stare al passo con i progressi nel settore degli armamenti fatti registrare dagli altri Stati europei.
Pur non costituendo certo il core business dell’azienda, la collaborazione della Nicoletti con la Breda rappresenta un particolare intrigante sotto il profilo del valore storico.
Dopo la prima guerra mondiale, l’esercito radiò tutte le armi automatiche leggere in dotazione, per poi riequipaggiarsi alla fine degli anni Venti con nuove dotazioni. La FIAT 24 e la Breda 9C furono scelte come mitragliatrici leggere. Una versione della seconda, alleggerita e fornita di bipiede, venne adottata come fucile mitragliatore, preferita proprio ad un esemplare dello stabilimento di Terni.
In occasione del secondo conflitto mondiale la fabbrica umbra riprese a produrre un’enorme quantità di armi destinate ai soldati al fronte. E una di queste è rimasta nella storia per essere stata usata per assassinare John Fitzgerald Kennedy.
Il più famoso presidente degli Stati Uniti venne infatti ucciso a Dallas il 22 novembre 1963 da Lee Harwey Oswald, che lo colpì con due proiettili sparati da un moschetto Carcano modello 91, realizzato nel 1940 nello stabilimento ternano. Quel fucile era finito fra le tante armi rastrellate dagli americani ai militari italiani e immesse poi nei circuiti del mercato nero statunitense fino ad arrivare tra le mani del killer, il quale lo comprò per corrispondenza pagandolo dieci dollari come residuato bellico.


02-10-2019

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