a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2020

IL DOMENICALE

EST MODUS IN REBUS

città

(di Massimo Palozzi) Est modus in rebus, ci vuole misura nelle cose. Un principio che nella settimana appena trascorsa non ha trovato grande applicazione. La politica locale, ad esempio, si è avvitata per giorni su una stucchevole polemica scatenata dalla rissa Imperatori-Cicchetti (non nuovi per la verità a simili disfide dialettiche) che ha attraversato l’intero arco consiliare. A dare fuoco alle polveri il comunicato stampa e la successiva interrogazione presentata dal consigliere Moreno Imperatori per questionare sia sull’introvabilità delle mascherine presso le farmacie dell’Asm (la cui disponibilità era stata annunciata con un certo compiacimento dal sindaco) sia sul loro prezzo all’apparenza fuori mercato.

L’iniziativa avrebbe potuto essere considerata fisiologica, benché forse un po’ temeraria visti i tempi, se a prenderla fosse stato un esponente dell’opposizione. La circostanza che Imperatori sieda tra i banchi della maggioranza di centrodestra e che al momento ricoprisse addirittura l’incarico di delegato per la mobilità e i trasporti, ha reso al contrario l’affronto intollerabile per il primo cittadino. Che infatti ha subito sfiduciato il ribelle consigliere a mezzo stampa, chiedendogli un passo indietro nel corso di un’intervista a Rietilife. Per tutta risposta, Imperatori non solo si è guardato bene dal rimangiarsi l’attacco, ma ha sbattuto la porta e ha rimesso la delega, lamentando inoltre che non gli sarebbe mai stato davvero consentito di esercitarla. Insomma, baruffe di non eccelsa levatura in tempi normali, figuriamoci in piena emergenza coronavirus.

Il battibecco poteva tranquillamente essere archiviato così, e invece c’è chi ha ritenuto di metterci il carico, sfidando ogni senso dell’opportunità. Il Pd, in particolare, se n’è uscito con una dichiarazione non proprio lucidissima per stigmatizzare l’“epurazione” di Imperatori ad opera di Cicchetti, paragonato nientepopodimeno che a Orban, il controverso presidente ungherese salito agli onori delle cronache per aver fatto approvare al suo Parlamento una legge che gli affida pieni poteri, con il plauso della Lega e di Fratelli d’Italia.

Intendiamoci, non è detto che il dibattito pubblico vada confinato al Covid-19. Anzi, la vita deve andare avanti a prescindere dal virus cinese. Occorrono in ogni caso equilibrio e ponderazione, tanto nell’individuare gli argomenti quanto nelle modalità di analisi. Meglio è andata allora con la richiesta avanzata mercoledì al sindaco dal capogruppo Pd Alessandro Mezzetti di coinvolgere tutte le forze politiche presenti in Consiglio nelle strategie per fronteggiare l’emergenza. Perché un conto è la responsabilità dei provvedimenti e delle decisioni operative, un altro la condivisione collegiale delle criticità.

Se però pensate che sia finita qui, vi sbagliate. Al Pd hanno infatti replicato FdI, Forza Italia e #ioCisto, stretti senza la Lega, che si è limitata a un generico ringraziamento ai sindaci della provincia, intorno alla giunta per lodarne le virtù in questi tempi cupi e pieni di affanni. Non bastasse, nel dibattito ha inteso intervenire anche il presidente di Asm, Vincenzo Regnini. Il numero uno della multiservizi reatina martedì ha vergato di propria iniziativa una lunga nota indirizzata al sindaco per ripercorrere la vicenda delle mascherine nelle farmacie comunali e fornire spunti di risposta all’interrogazione di Imperatori, nei confronti del quale si è concesso considerazioni davvero improprie, stante il tono ufficiale della lettera. In una comunicazione istituzionale, inviata dal legale rappresentante di una società partecipata al capo dell’amministrazione che ne è il principale azionista e che l’ha nominato, certe parole non sono per nulla appropriate. La sortita di Imperatori sarà stata criticabile e poco rispettosa degli equilibri politici e dei rapporti umani all’interno della coalizione che da tre anni guida il capoluogo. Si tratta però pur sempre di un consigliere comunale eletto dai cittadini che, a norma di statuto, rappresenta nello svolgimento del mandato, e non compete al presidente di Asm sindacarne l’esercizio con valutazioni di carattere personale o deontologico in un atto del suo ufficio, per quanto a destinatario riservato.

Ma perché ne parliamo? Perché la missiva di Regnini è stata svelata e rimbalzata dallo stesso Cicchetti, che sul suo profilo Facebook l’ha postata per intero, rendendola così disponibile ai suoi seguaci e alle testate d’informazione. È evidente che la diffusione di quel documento non è stata motivata dal desiderio di trasparenza, quanto piuttosto dalla voglia di mettere ulteriormente alla berlina l’ostinato consigliere di Cambiamo! Con Toti, attraverso un testo proveniente da un soggetto solo formalmente terzo per il suo profilo tecnico. La cosa non è peraltro sfuggita allo stesso Imperatori, che se ne è comprensibilmente lagnato.

A proposito di cose fatte come si deve, un tagliando serve pure alla macchina organizzativa della Provincia.

Lo scorso fine settimana il presidente Mariano Calisse aveva lanciato la notizia che sarebbero state distribuite duemila mascherine a chi si fosse messo in fila in macchina lunedì mattina di fronte alla sede dell’ente. Le reazioni perplesse e questa volta composte del centrosinistra sulle procedure di consegna (un serpentone di automobili lungo la Salaria in attesa di un numero tutto sommato esiguo di dispositivi di protezione facciale non sembrava proprio corrispondere ai criteri di distanziamento sociale) e soprattutto le domande pratiche degli utenti (chi prima arriva meglio alloggia? Quante per ciascuno? Si farà una selezione mirata verso categorie più immediatamente bisognose?) hanno rivoluzionato in fretta e furia la logistica, con il cambio di programma che è stato inevitabilmente reso noto appena poche ore prima, la domenica sera: distribuzione non più soltanto davanti alla Provincia, ma anche presso supermercati e farmacie, sempre con la collaborazione di Confraternita di Misericordia di Rieti e Protezione Civile Rieti 93.

Apprezzabile la buona volontà e giustificabile qualche meccanismo inceppato, ma che c’entrano quei commenti stizziti in risposta alle critiche delle opposizioni, tirando in ballo il solito argomento degli errori veri o presunti commessi in passato dagli altri? Come se questo fosse sufficiente a cancellare i passi falsi di oggi. Il ruolo ricoperto e il momento che stiamo vivendo dovrebbero consigliare a ciascun amministratore un maggior aplomb istituzionale. D’altronde siamo tutti figli di qualcun altro e a fare la gara ad appioppare condanne e patenti di inaffidabilità ai predecessori di opposta fede politica, si finisce per risalire ad Adamo ed Eva.

Quanto alla Asl, ottimo il controllo capillare avviato sulle case di riposo e sulle Rsa, dopo aver responsabilmente assunto la gestione diretta delle due residenze per anziani di Rieti e Contigiano divenute i principali focolai del contagio. I dati sull’andamento di positivi, ricoveri, guarigioni e decessi risentono però di uno stile un po’ troppo asciutto, che costringe i vari sindaci a fornire i dettagli sulle persone coinvolte nei rispettivi territori. Solo che questo secondo livello comunicativo non viene praticato in maniera uniforme e ad esempio a Rieti fino all’altro giorno si faceva molta fatica a capire il trend. Ora va un po’ meglio, sebbene i bollettini inaugurati venerdì dal Comune continuino ad essere eccessivamente stringati. Non è deformazione professionale. Se la scelta di centellinare i numeri asseconda l’intenzione di mantenere basso l’allarme con cifre asettiche e senza commenti, non sfugge come questa parsimonia informativa si presti a rielaborazioni incontrollabili nella mente di un’opinione pubblica smarrita, disorientata e spossata dalla lunga quarantena collettiva.

Elementi di maggior dettaglio rispetto all’andamento dei tamponi agli operatori sanitari non guasterebbero (non solo il numero di test effettuati ma anche gli esiti). Lo stesso con riferimento all’auspicabile sottoposizione all’esame del personale ausiliario e di supporto, attivo nelle strutture di ricovero e cura. Sarebbe interessante sapere pure se lo screening sia stato esteso, e con quali risultati, ai farmacisti e ai medici di famiglia, oltre a quelli impegnati al “de Lellis”.

Nulla è poi detto sul trattamento delle altre patologie. Come nel resto del paese, anche a Rieti gli sforzi sono praticamente tutti concentrati sulla lotta al Covid-19. L’ospedale è stato di conseguenza trasformato in principale centro di diagnosi e terapia, adattando i reparti alla nuova emergenza. Solo che si continua a soffrire e persino a morire delle malattie “tradizionali”, che certo non sono arretrate di fronte al coronavirus. In questo contesto è logico che prestazioni non urgenti siano state sospese e differite, ma come e dove sono state riorganizzate? E ancora, è stato condotto uno studio per monitorare il territorio sulla base degli esiti delle patologie pregresse? In altre parole, sarebbe utile apprendere se qualcuno si sia preoccupato di fare una comparazione tra il numero di ricoveri e di decessi nel primo trimestre degli ultimi tre/cinque anni e quelli registrati fino ad oggi per verificare se si sono mantenuti costanti o si sono manifestati picchi negativi, che sottenderebbero un’aliquota di vittime di eventi potenzialmente infausti (infarti, aneurismi, ecc.) non più seguite come in precedenza. Nel caso, indagarne le cause e adottare le adeguate contromisure, anche in relazione alla continuità assistenziale dovuta ai pazienti sottoposti a trattamenti salvavita prima dell’esplosione dell’epidemia, tipo malati oncologici, dializzati e simili. Fondamentale risulterebbe conoscere i motivi di un’eventuale riduzione del ricorso alle terapie al fine di individuare gli opportuni rimedi, magari sotto forma di campagne di sensibilizzazione mirate. Altro infatti sarebbe la scarsità di strutture dedicate e di addetti dopo averne dirottati parecchi a rinforzare i presidi anti-Covid, altro la comprensibile ritrosia a recarsi in ospedale da parte della popolazione a rischio per timore di essere infettata.

Infine, una piccola richiesta di stile: chiamate i malati “persone”, non “soggetti”. La freddezza burocratica va bene per le pubblicazioni scientifiche, non per gli aggiornamenti che la gente aspetta ogni pomeriggio con ansia.

Per quanto possibile, buona Pasqua.

 

12-04-2020

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