Gennaio 2020

PERSONE & PERSONAGGI

ELIO LUZZI E L'AMORE DEI PROPRI CARI

Sottrarre all'oblio i 15mila caduti del Mar Egeo

storia

Lunedì, 27 gennaio 2020 “Giorno della Memoria, alle ore 10 si è tenuta presso il Salone del Camino del Palazzo di  Governo della città di Rieti, la cerimonia commemorativa istituita con la legge 20 luglio 2000, n. 211, per "ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".

Nel corso della cerimonia, sono state consegnate dal Presidente della Repubblica, per il tramite del Prefetto, Giuseppina Reggiani, le Medaglie d'Onore a quattro militari italiani che hanno perso la vita durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra gli altri è stato insignito il Marinaio Aerofonista Elio Luzzi, nato a Rieti il 21 gennaio 1922.

Tra le massime Autorità presenti, a far onore al Marinaio Elio Luzzi, il Vice Sindaco Daniele Sinibaldi e il Presidente dell’Associazione A.N.M.I. di Rieti “F.lli Gino e Silvio Tizi”, Contrammiraglio (ris.) Ernesto Cappellano.

La storia del Marinaio Elio Luzzi è assai travagliata.Arruolato per leva a Roma il 9 giugno 1941, giunse alle armi al Deposito del Regio Corpo Equipaggi Marittimi di La Spezia il 17 febbraio 1942; dopoun corso fu classificato come Marinaio Aerofonista (A.R.F.). Tra il 1942 e settembre del 1943  fu trasferito prima a Messina, poi Venezia, Oltremare, Isola di Scarpanto,campo di concentramento di Mastamba (Creta).

Alla fatidica data dell’8 settembre 1943, era destinato a Marina di Rodi, quando venne catturato dai Tedeschi ed internato a Suda (Creta). Si trovava sul piroscafo “Petrella” per essere deportato a destinazione ignota, (sicuramente ai campi dio concentramenti in Germania), quando l’8 febbraio 1944 morì in seguito all’affondamento della nave, ad un miglio circa da Suda, a causa dei siluri lanciati da parte del sottomarino inglese “Sportsman” che provocarono un numero altissimo di vittime: perirono 2670 dei 3200 prigionieri di guerra italiani che si trovavano a bordo.

Tante giovani vite spezzate dalle atrocità e dagli orrori di una guerra disumana. I Tedeschi consideravano gli italiani I.M.I. ovvero “Internati Militari Internazionali” allo scopo di eludere gli obblighi della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Nello statuto della Croce Rossa Internazionale, infatti, non era contemplata la condizione di “Internato”.

Nel ricordo affettuoso di Elio, sua nipote, Maria Cristina Luzzi, ha ritirato la medaglia a lui indirizzata, emozionata ed onorata per essere riuscita a stringerenelle proprie mani, simbolicamente, un membro importante della sua famiglia purtroppo mai conosciuto se non attraverso qualche foto e lettere di corrispondenza con i familiari.

Dai racconti della mia famiglia sapevo che era un ragazzo soprattutto buono, un soldato italiano colpevole soltanto di aver obbedito e di aver amato tanto la sua patria preferendo la via della morte piuttosto che quella facile del tradimento. Questa medaglia arriva dopo 76 anni dalla sua morte. Riuscire, dopo molto tempo, ad onorarlo e commemorarlo, tenendo fede anche alla promessa fatta a mio padre e a mia zia, suoi fratelli, è per me motivo di enorme soddisfazione. Inoltre l’ho fatto anche per i miei familiari, i miei cugini; è stata un’emozione indescrivibile e di grandissimo orgoglio poter toccare con mano i documenti che descrivono la sua carriera militare e, purtroppo, la sua morte. Solo, a margine, un’amara riflessione sorta spontanea quando ho presentata la domanda di richiesta della medaglia alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: le autorità italiane non hanno mai ricordato quelle decine di migliaia di tombe senza nome che si trovano nel fondo del Mar Egeo. Non so se volutamente e non voglio pensarci. Ci sono ormai giorni dedicati un po’ a tutti, eventi, personaggi illustri, santi, eppure non c’è un giorno dedicato istituzionalmente in particolar modo agli I.M.I. (chiamandoli come ha voluto Hitler) oppure semplicemente ai ‘prigionieri italiani’. Magari il 27 gennaio della Shoah, oppure il 25 aprile della Liberazione, oppure il 2 giugno Festa della Repubblica, l’8 settembre giorno dell’armistizio o in una qualsiasi altra data … ma non addirittura il silenzio. Resta il fatto che una parte importantissima della storia, che si riassume nelle 15.000 giovani vite italiane  intrappolate, tra il 1943 e il 1944, per mano dei Tedeschi, in molti piroscafi fatiscenti, e che giacciono disperse nel mare Egeo

senza mai fare ritorno dai loro cari, non ha avuto dalle istituzioni la giusta considerazione. Giovani ragazzi che non hanno potuto riabbracciare i loro cari, decorati oggi solo grazie alla volontà dei familiari che ne fanno richiesta dopo aver intrapreso con molta pazienza e perseveranza, come nel mio caso, una oculata ricerca avvenuta presso Archivi di Stato, Ministeri, Uffici Storici, Croce Rossa, Nazionali ed Internazionali senza demordere mai. Risultato da parte dello Stato? Una medaglia coniata in bronzo,(neanche una medaglia d’argento, magari con un diploma di accompagnamento).

A parte questa giustificata riflessione, dietro la medaglia di ‘bronzo’, c’è la giovane vita di mio zio,un cristallo prezioso dal valore infinito ricolmo d’amore  e consegnato a noi familiari.Accompagnato dalla promessa mantenuta di tenere in vita lui e tutti gli altri per sempre, nei nostri cuori.

Un simbolo che rende onore a lui e ai 15mila prigionieri caduti nel profondo azzurro del Mar Egeo perché tutti, indistintamente dalle loro idee politiche, dal loro credo e dalle proprie convinzioni personali non muoiano mai: sono stati fedeli all’Italia fino all’estremo sacrificio del vedere spezzate le loro vite, in giovanissima età, senza mai rinnegare e tradire quel giuramento fatto da soldati e che tanto li onora.

Spero che la conoscenza di questa tragedia lasci un insegnamento alle nuove generazioni; il ricordo, la memoria, l’onore e il rispetto per queste migliaia di giovani che giurarono fedeltà alla Patria”.

 

L’8 febbraio 2020, alle ore 17.30, presso la Parrocchia Madonna del Cuore, il parroco Don Rino Nicolò celebrerà una messa a ricordo del Marinaio Elio Luzzi e dei 2670 prigionieri, suoi compagni di viaggio, che morirono a seguito dell’affondamento del piroscafo “Petrella” e delle 15mila giovani vite italiane, che giacciono anch’esse  in fondo al Mar Egeo dall’8 febbraio 1943.

 

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