Giugno 2018

STORIE

E' IL GIORNO DELLA PROCESSIONE

Speciale FORMAT

chiesa

Il rito dell’estrazione

Ieri sera mentre Luca & Germano tenevano viva la piazza all’interno delle stanze della sede della Pia Unione si svolgeva il tradizionale rito dell’estrazione. Dal momento in cui la Statua è stata esposta gli aspiranti portatori hanno  iscritto il loro nome o quello dei propri cari versando una piccola offerta. Ieri sera i biglietti sono stati inseriti nell’antico ‘bussolotto’ e con trepidazione si è assistito alla formazione dell’elenco degli estratti che andranno a formare le 4 squadre di 16 + 4 che trasporteranno la macchina del peso complessivo intorno ai 14 quintali, o quelle dei portatori di sostegno che agiranno nei momenti di stop nel posizionare il puntellamento oltre al nome di colui che reggerà il Crocifisso.

Trasportare la ‘macchina’ vuol dire sostenere un ‘peso’ che di volta in volta diviene espiazione, ringraziamento, preghiera o semplice devozione. Un forte momento di partecipazione che passa di padre in figlio, da quella consacrazione iniziale a Sant’Antonio avvenuta sin da piccoli imponendo quasi il ritorno tra quelle mura seppure allontanati dalle vicende della vita dalla Chiesa, dal quartiere, addirittura dalla Città. 

I Gigli arrivano dalla campagna, dalle nostre parti tutti i contadini, da sempre, piantano il giglio di S. Antonio. Dovrebbero essere lasciati soprattutto per la benedizione dei bambini, una giornata destinata a diventare ogni anno più importante, ma quest’anno sono mancati a causa delle piogge e sono stati gli stessi fedeli a portare altri tipi di fiori lasciandoli nei cesti o adornando di decine di vasetti floreali. La Chiesa si riempie di carrozzine, passeggini, piccoli piedini che avanzano verso la Statua. Da quando sono diventati ‘troppi’ non è più possibile donare un intero stelo a tutti ed allora si dividono le campanelline bianche per accontentarne un maggior numero.

I ceri
Ieri sera c’era ancora al ritiro dei ceri da trasportare. Via via hanno perso l’enorme peso e consistenza che avevano un tempo, quando rigorosamente ci si aiutava con le cinghie per averli al collo durante l’intero, lunghissimo tragitto.  Poi subentrò l’aiuto di una carrettella per trasportare i ceri più grandi. Memorabile è rimasto l’anno del settimo centenario, 1931,  con il vescovo Massimo Rinaldi a piedi nudi accompagnato da tantissime persone scalze, con ceri che sfioravano i 30 chili.
Anche le donne scalze, sebbene a volte ancora presenti sono sempre più rare.

L’arrivo sul sagrato
“Quando la macchina del “santo dei miracoli” appare sul portale della monumentale Chiesa di San Francesco - scrive Rita Giovannelli - una folla incontenibile, composta e vociante riempie la piazza. Eliminati i supporti di appoggio e spostati all’interno gli angeli con candelabri, la statua trasportata dai membri della Confraternita viene fatta lentamente scivolare sul sagrato della chiesa. Durante le necessarie manovre il silenzio regna sovrano. “Appena ce scote”, ci passa per un pelo, sussurra un’anziana preoccupata. Solo qualche centimetro infatti divide il baldacchino della statua dagli stipiti laterali dell’ingresso della chiesa, che non debbono essere toccati per evitare, secondo una credenza popolare, l’arrivo di un anno funesto”.

Quattro squadre di 16 persone della stessa altezza, che si alternano durante il percorso, sollevano la macchina del peso di oltre 14 quintali. Si parte alle 18,30 dall’interno della Chiesa di San Francesco, poi da Santa Chiara (il tratto più ostico per i ‘facchini’) ci si immette in via Garibaldi, Porta d'Arce, via Nuova, Sant'Agostino, via Terenzio Varrone, via Cintia, Cattedrale, piazza del Comune, via Roma, Porta Romana, Borgo Sant'Antonio, San Michele Arcangelo e rientro a San Francesco dal ponte romano nella suggestione del crepuscolo. 

L’oro si S. Antonio Si trattava all’inizio di pochi oggetti avvolti in una pezza di tessuto, ma la responsabilità era comunque grande per chi doveva conservarlo in casa. “Mia madre fece costruire apposta una cassa dove riporlo – raccontava Maria Iacoboni - Lo tenemmo nella nostra abitazione dal 1938 fino al 1961, uscendo a turno affinché ci fosse sempre qualcuno di guardia. Poi si decise di depositarlo in una cassetta in banca.” Tra gli oggetti più antichi una borsetta a maglia d’oro appesa da sempre al suo abito.

All’esposizione della Statua si notavano accanto due bacheche vuote. Si sono andate riempiendo giorno dopo giorno con gli ex-voto donati dai fedeli, anelli, bracciali, collane, orecchini, d’oro e d’argento, entreranno a far parte della vestizione del prossimo anno. 

Le Infiorate
Riuscire a far camminare il Santo su un tappeto di fiori è l’ambizione di tutti. Così da una prima ostinata infiorata ripetuta negli anni in via Nuova pian piano si sono coinvolte altre parti della Città e le Chiese in fiore. Si lavora nelle settimane precedenti per la raccolta, la divisione dei petali, o per colorare altri ingredienti da utilizzare. Poi si rinnova il momento ormai raro della compartecipazione. Si scende dai propri appartamenti e ci si piega sul selciato, disegnando, riempiendo, tenendo bagnato e fermo il tutto. Qualcuno cucina e porta da mangiare agli altri, è anche questo un ‘piccolo miracolo’ in un’epoca in cui il vicinato non ha più il valore di un tempo. Ed è uno spettacolo nello spettacolo questo lavorio da formicaio che porta molti a curiosare anche nella mattinata della domenica. Grande nemico, anche quest’anno, sarà il tempo con la pioggia in agguato a scombinare piani e … colori.

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