Novembre 2017

L'editoriale di Stefania Santoprete

Dove comprerò domani?

La crisi del commercio è un tema ormai consueto, a livello locale si tenta di affrontarlo ricorrendo a misure economiche straordinarie o apportando correttivi alla viabilità. Meriterebbe forse un ripensamento a tutto tondo, in cui la visione del futuro in arrivo indichi già la strada da percorrere.

Abbiamo ancora una visione fin troppo tradizionale mentre nel mondo le cose stanno cambiando rapidamente: negozi fisici, grandi o piccoli che siano, presenti o meno nei centri commerciali, stanno chiudendo senza soluzione di continuità. Tutte le grandi catene a stelle e strisce sono impegnate nel rivedere le loro strategie di azione, confrontandosi con la spietata concorrenza del commercio online e con nuovi consumatori sempre meno presenti nei grandi centri commerciali.

E’ come una droga, una volta sperimentata la facilità e la comodità degli acquisti in rete non te ne liberi più. Bene lo hanno compreso i Millenials (detta anche Generazione Y quella nata tra il 1980 ed il 2000). Niente code alle entrate, niente stress per il parcheggio, niente fare benzina: navigo un po’ a qualsiasi ora, scelgo, metto nel carrello, risparmio nel pagamento e ho direttamente a casa la merce in poco tempo, senza muovermi dal mio divano e con una scelta infinita.

Sì, ok: ma i negozi della mia città che fine faranno? E i dipendenti? E a caduta libera l’intero indotto? Architetti, elettricisti, vetriniste…

C’è da ripensare il concetto stesso di commercio. Su uno dei possibili scenari del negozio di domani ci siamo già soffermati: metrature ridotte, merce esposta come campionario, soprattutto un nutrito catalogo online con postazione fissa in cui ordinare e ricevere direttamente a casa. Ma mentre una parte dei commercianti si sta già attrezzando per lanciare un proprio spazio di vendita virtuale - aperto ad un pubblico immenso, altrimenti inavvicinabile, 24 ore su 24 - la rotta è già cambiata e i grandi marchi online stanno già iniziando l’operazione inversa!

E’ lo stesso Amazon a mescolare le carte ed iniziare una nuova partita: il gigante tech sta entrando sempre più anche nel mondo fisico, aprendo spazi in supermercati, centri commerciali e aree di vendita locali. Ci saranno spazi fisici in cui ritirare la merce ordinata, restituirla senza doverla impacchettare, inoltre gli Amazon Locker opereranno esattamente come la libreria online e permetteranno ai clienti di scorrere una selezione di libri ‘curata’ in modo simile a quelle del sito. Nascono quindi alleanza fino a ieri inimmaginabili tra colossi nativi digitali e operatori di diversa natura. Amazon porterà in una catena di supermercati americani ‘Amazon Go’. Negli store che adotteranno questa tecnologia sarà possibile fare la spesa senza passare dalla cassa o da qualsiasi altro sistema di pagamento fisico, in quanto il sistema rileverà automaticamente i prodotti che vengono prelevati o restituiti sugli scaffali, tenendone traccia in un carrello virtuale. Al termine degli acquisti, si potrà lasciare il negozio e la ricevuta d’acquisto verrà caricata sull’account Amazon.

Perché raccontiamo queste cose? Perché occorre conoscere per poter scatenare una controffensiva.

Io non credo che i piccoli punti vendita siano destinati a scomparire completamente, certamente maggiore sarà la loro forza se saranno abili nel differenziarsi o nell’offrire ‘contenuti aggiuntivi’, ‘contaminazione’…

Apprezzo il mio negozio d’alimentari capace di fornirmi spunti gastronomici basati sulla qualità indicandomene le proprietà e sottolineandone la differenza rispetto ad altri prodotti ormai ‘omogeneizzati’ (oltre al fatto di trovarmi ogni volta al centro di ‘tavole rotonde’ sui principali argomenti quotidiani! Grazie Laura & Anna). Apprezzo l’amore che taluni hanno per questa città, trasformandosi in piccoli punti turistici a disposizione dei clienti (Paola Simeoni nel suo negozio ha persino realizzato un banco adatto a raccogliere depliants) o quanti mantenendosi informati, senza attendere sollecitazioni esterne, si gettano a capofitto in nuove iniziative creando nuove prospettive (è stata Maria Antonietta Dionisi ad arricchire ‘Rieti Cuore Piccante’ del Premio ‘Tra…punti piccanti’ coinvolgendo l’associazione nazionale QuilItalia ed operando per mesi dietro le quinte, trascinando un gruppo di hobbiste in questa avventura) o chi tra tante difficoltà continua a rimanere al nostro fianco, convinto Format rappresenti uno stimolo per poter crescere, tutti insieme. Ne avrei molti altri di esempi ‘virtuosi’ su cui tornerò prossimamente augurandomi siano da pungolo per chi nel frattempo spera di assistere ad una inversione di tendenza rimettendosi al destino.

Anche se qualcuno mi faceva notare in questi giorni che, se non è l’andamento globale dei consumi a determinare scelte e difficoltà per i negozi locali, è a volte la diffidenza dei reatini stessi. Questo storico commerciante sottolineava la peculiarità di offrire in un unico punto vendita un assortimento firmato di abiti di qualità difficile da trovare altrove, persino in grandi città, ma di dover osservare sistematicamente la scelta di uno shopping ‘fuorimura’ senza capirne i motivi. ‘Forse – diceva – i reatini non vogliono far sapere ‘se’ e ‘come’ spendono’.

Speriamo non sia così. Allora sì saremmo destinati a chiudere! Tutto.

 

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