Febbraio 2019

DOLORE PELVICO CRONICO: UNA SINDROME AL FEMMINILE E MASCHILE

salute

(di Letizia Mariantoni) Recentemente sono giunte al mio studio diverse persone di entrambe i sessi affette da “dolore pelvico cronico”, una condizione fortemente debilitante che altera la qualità di vita perché spesso al dolore si associa una sofferenza psicologica che si ripercuote negativamente sulla vita del paziente. E’un dolore localizzato a livello dei genitali, del pavimento pelvico e del “basso addome”, che dura da più di 6 mesi. Può essere dovuto dalla concomitanza di più situazioni algogene (che causano dolore); pelviche, viscerali, muscoloscheletriche e neuropatiche. I sintomi possono essere vescicali, uretrali, prostatici, sessuali, intestinali, ginecologici, andrologici e del pavimento pelvico; possono essere sia spontanei che provocati, spesso sono rappresentati da una ipersensibilità accentuata; l’intensità e la diffusione dei disturbi possono modificarsi nel tempo.

Donne e uomini con tale sindrome spesso hanno anche manifestazioni di ansia e/o depressione con limitazioni nella vita sociale, come disfunzioni sessuali e impedimenti nello svolgere l’attività fisica quotidiana e le attività lavorative.

La terapia di queste forme prevede un approccio multidisciplinare tra il medico specialista e il fisioterapista specializzato e può essere opportuno anche un inquadramento psicologico sia a fini diagnostici che terapeutici.

Molte sono le tecniche fisioterapiche utilizzabili. La terapia cognitivo-comportamentale è utile per imparare delle tecniche di resistenza al dolore.  Con l’uso del biofeedback si insegna al paziente a rilassare i muscoli del pavimento pelvico per alleviare il dolore dovuto all’ipertono presente, esso prende coscienza dello stato dei propri muscoli e impara a modificare le contrazioni. Il biofeedback è una tecnica che gli permette di essere il protagonista della propria guarigione, riduce o elimina l’utilizzo dei farmaci e gli insegna ad utilizzare le risorse interne nel raggiungimento dei propri obiettivi. Non è invasiva perché stimola le naturali risposte di guarigione dell’organismo. Da alcuni anni viene utilizzata anche una terapia con Radiofrequenza, che può essere eseguita in modo intracavitario con specifiche sonde oppure extracavitario con manipoli che agiscono a livello dei gangli delle radici nervose interessate e/o sulle componenti muscolo-tendinee del pavimento. In tal modo si provoca una sorta di “reset” delle fibre nervose e muscolari ottenendo un’azione analgesica elevata e duratura. In oltre può essere eseguita la PTNS (via del tibiale posteriore), una forma di stimolazione gradita dal paziente perché molto lontana dal perineo ma che arriva nel perineo. L’obiettivo è quello di utilizzare basse frequenze per migliorare la compliance del paziente. La durata della modificazione neurologica che si ha con questa stimolazione dura all’incirca 4 settimane dopo la fine del trattamento. Tra i vantaggi ci sono la scarsa invasività, la tollerabilità del paziente soprattutto in età evolutiva.

 

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